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Chieti

Famiglia nel bosco: “Dal Governo attacco scomposto ai giudici”

Palmoli. “C’è stato un attacco scomposto e offensivo nei confronti dei giudici da parte dei ministri Salvini e Roccella, espresso peraltro in mancanza di conoscenza del provvedimento, perché le motivazioni non sono ancora uscite.

E comunque è inaccettabile il tono”.

È quanto dichiara Virginia Scalera, giudice del tribunale di Pescara e presidente della sezione Abruzzo dell’Anm a proposito degli attacchi di alcuni componenti del governo ai giudici dopo la decisione della corte d’Appello di respingere il reclamo della ‘famiglia nel bosco’ contro l’ordinanza che ha sospeso la responsabilità genitoriale e ha disposto l’allontanamento dei figli in una casa famiglia.
“Abbiamo l’impressione chiara che sia un modo per riattivare l’attenzione dell’opinione pubblica, strumentalizzando una storia significativa in ottica referendaria.

Ogni volta si additano i giudici, si parla di sequestro di bambini.
Stigmatizziamo gli attacchi del Governo” continua Scalera che richiama al “rispetto della separazione dei poteri e il rispetto istituzionale dovuto a chi sta facendo il suo lavoro”.

Nella sentenza con cui la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato ieri il ricorso presentato dai legali della ‘famiglia nel bosco’, i giudici sollevano dubbi sui certificati con cui negli anni è stato valutato il grado di istruzione della figlia maggiore della coppia anglo-australiana.
La Corte conferma la possibilità di avvalersi dell’istruzione parentale ma evidenzia la mancanza di alcuni documenti nella richiesta di ammissione agli esami di idoneità alla seconda e terza elementare.

“Ad ogni modo – scrivono i giudici -, anche a voler ritenere regolarmente osservato, dal punto di vista formale, il procedimento relativo al ricorso alla scuola parentale, va evidenziato come le valutazioni di idoneità” della figlia maggiore “contrastino in modo eclatante con le condizioni di istruzione verificate dopo l’inserimento in casa famiglia, ove è emerso che la bambina non sa leggere e scrivere, né in inglese né in italiano”.
Nel provvedimento, che di fatto rimanda la decisione nel merito al tribunale dei minorenni dell’Aquila – che ha emesso l’ordinanza contro cui è stato presentato l’appello -, vengono respinti i reclami degli avvocati, dalla presunta “incomprensione” linguistica della coppia anglo-australiana al mancato ascolto dei minori, come previsto dalla convenzione Onu.
I giudici inoltre sottolineano che “non emergono profili di macroscopica incongruenza del provvedimento oggetto del reclamo, rivelandosi la disposta misura necessaria a tutela dei minori, a fronte del fallimento dei tentativi in precedenza posti in essere, al fine di garantire la loro salute, offrire loro un ambiente accudente e verificare i percorsi di supporto in loro favore a fronte della mancanza di cure e della deprivazione della socialità subita sino ad allora”.

 

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