
Roseto. Le guide del Borsacchio, insieme a oltre 600 associazioni locali e nazionali e a 32.000 cittadini che hanno sottoscritto una petizione fisica depositata in Regione Abruzzo, lanciano un appello urgente al Presidente della Regione Abruzzo, all’Assessore Regionale all’Ambiente, alla Commissione Ambiente e ai Ministeri competenti, affinché si intervenga immediatamente per ripristinare i confini originari della Riserva Naturale Regionale Borsacchio e approvare definitivamente il Piano di Assetto Naturalistico (PAN).
Il MASE ha espresso un parere sfavorevole già nel marzo 2024, evidenziando come la riduzione illegittima della Riserva da 1.140 a soli 25 ettari violi la Legge Quadro sulle Aree Protette (L. 394/1991) e l’articolo 117 della Costituzione. Solo grazie a un solenne impegno preso dal Presidente della Regione, a tornare in Consiglio Regionale per sanare l’irregolarità, il Governo non ha impugnato la legge. Tuttavia, ad oggi, dopo l’adozione del PAN da parte del Comune di Roseto nel 2024, la Regione continua a ignorare le sollecitazioni del Governo e dei Ministeri, non avviando alcun percorso reale di approvazione e lasciando la Riserva in uno stato di stallo e precarietà giuridica.
I rappresentanti della guide del borsacchio e i legali hanno inviato esposto e informativa ai Ministeri competenti e agli Uffici legislativi, evidenziando l’inerzia della Regione, le violazioni normative e i rischi per la tutela ambientale e la gestione sostenibile del territorio.
Il percorso della Riserva è caratterizzato da una serie di contraddizioni e paradossi. Il PAN, finanziato con 250.000 euro dalla Regione e previsto per legge entro 90 giorni dall’articolo 65 della L.R. 6/2005, è stato elaborato in due versioni, nel 2009 e nel 2019, sulla base di studi scientifici di indiscussa validità, come lo studio istitutivo della Sapienza di Roma del 1998 e le relazioni sistemiche e generali del 2009 e del 2019. Tutti questi studi documentano centinaia di specie e oltre dieci habitat di rilevanza comunitaria. Non esiste alcuno studio successivo prodotto dalla Regione che dimostri la perdita di questa biodiversità; eppure, pochi giorni dopo che il PAN era pronto per la fase delle osservazioni, la Riserva è stata riperimetrata, riducendo i confini a 25 ettari e bloccando l’approvazione definitiva in Consiglio Regionale.
Negli ultimi mesi, come tentativo di tutela alternativa, la Regione ha introdotto vincoli paesaggistici, ma questa misura si è rivelata più penalizzante che protettiva e non risponde alla violazione della legge 394\1991 contestata dal MASE . A differenza dei vincoli ambientali e del PAN, i vincoli paesaggistici dipendono dal Ministero della Cultura e richiedono autorizzazioni della Sovrintendenza per anche i più piccoli interventi e si riferiscono ad un’altra normativa e ministero (Cultura appunto). Per paradosso installare una tapparella o eseguire lavori di manutenzione in aree come la contrada Giammartino che era fuori riserva anche prima e rappresenta l’unico nucleo abitato dei territori limitrofi alla riserva oggi è soggetto a controlli rigidi e procedure burocratiche che prima non esistevano. Così, ciò che doveva essere una tutela appare oggi come un ostacolo, incapace di garantire la gestione sostenibile del territorio.
Il blocco del PAN e la mancata revisione dei confini hanno creato un paradosso: alcuni interventi edilizi e turistici, come l’agricamping realizzato nell’area sottratta alla Riserva, sono stati agevolati dalla mancanza di regole chiare, generando contraddizioni urbanistiche e ambientali, mentre i cittadini e le attività legittime sono costretti a subire vincoli più rigidi e incomprensibili.
Alla luce di questa situazione, la lettera e l’informativa inviata ai Ministeri e agli Uffici legislativi chiede un intervento immediato per garantire legalità, tutela della biodiversità e rispetto degli impegni assunti dalla Regione. È ora necessario instaurare un dialogo concreto e trasparente per superare lo stallo, ripristinare i confini originari, approvare il PAN e, nei lavori di approvazione, rispondere alle esigenze particolari della comunità e del territorio, come previsto dalla prassi e dalla normativa.
La mobilitazione delle guide del Borsacchio, delle associazioni e dei cittadini non è solo un richiamo alla legge, ma un appello al buon senso e alla responsabilità istituzionale: la tutela di questo patrimonio naturale, culturale e identitario non può più attendere.



