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Teramo

Roseto, consigli di quartiere: tutto quello che non va

L'analisi di Siamo Roseto

Roseto. L’associazione politica Siamo Roseto punta i riflettori sul tema dei consigli di quartiere.

“Di fronte alle recenti e trionfalistiche dichiarazioni dell’amministrazione Nugnes in merito al presunto buon funzionamento dei consigli di quartiere, la realtà dei fatti e della matematica impone una netta operazione di verità. Raccontare alla cittadinanza che questi organismi stiano funzionando significa ignorare deliberatamente i dati o, peggio, tentare di mistificare la realtà”, si legge in una nota.
“Partiamo da un dato oggettivo e incontestabile, puramente matematico: 80 convocazioni complessive per 12 consigli di quartiere, spalmate su ben quattro anni. Facendo un rapido calcolo, in più di 48 mesi dalla loro costituzione, la media è fallimentare. La verità è che ci sono consigli che non si sono mai riuniti — uno su tutti, il caso emblematico di Santa Lucia — o che lo hanno fatto al massimo una o due volte in quattro anni. Già questo dato, da solo, è l’indice definitivo della totale inefficacia e della scarsa validità del meccanismo messo in piedi da questa amministrazione, ridotto a un mero paravento burocratico privo di reale linfa democratica.
“Al vuoto delle convocazioni si aggiunge un problema politico ancora più grave: il totale mancato ascolto delle proposte formulate dagli organismi che, nonostante tutto, hanno provato a far sentire la voce del territorio su temi vitali per la città” dichiarano Marco Patacca, Andrea Di Stanislao, Remo D’Emilio e Alessia Delli Compagni, cittadini di Cologna Spiaggia ed ex membri (Di Stanislao e Delli Compagni) del locale comitato di quartiere, fuoriusciti proprio per la mancanza di raccordo e di collaborazione con l’amministrazione comunale.
“L’amministrazione ha sistematicamente eretto un muro di gomma. Lo dimostra chiaramente la gestione della viabilità nelle frazioni di Voltarrosto e Campo a Mare, stravolta e modificata senza tenere minimamente in conto le istanze e i disagi concreti sollevati dalla cittadinanza e dai relativi comitati” aggiungono Paolo Di Giacinto, Vanessa Pigliacelli, Fabio Smaldino e Tito Lombardi, in qualità di residenti a Voltarrosto e anche, i primi tre, quali ex componenti del comitato della frazione.
Il capolavoro del trasformismo politico di questa maggioranza si consuma però sul caso del consiglio di quartiere di Roseto sud e del centro di raccolta e riuso.
Il comitato si è sempre dichiarato fermamente contrario all’opera, portando avanti una linea coerente che risale ai tempi della campagna elettorale. All’epoca, la compagine della Svolta aveva fatto propria questa battaglia, promettendo solennemente ai cittadini che quel sito non sarebbe mai stato realizzato se fossero andati alla guida della città.
Il paradosso della politica: una volta giunti al potere, la posizione si è clamorosamente ribaltata. Non solo l’opera si fa, ma l’amministrazione è arrivata al punto di battezzare l’intervento come una struttura a cinque stelle. Si predica bene in campagna elettorale e si razzola decisamente male una volta occupate le poltrone.
“Infine, non si può tacere sulla vicenda del Liceo Saffo, una battaglia su cui si è speso e continua a spendersi con determinazione il comitato di Roseto Centro. La richiesta era chiara: preservare la centralità di un’istituzione scolastica che rappresenta un vanto per l’intera città” prosegue Giovanna Palazzese, fuoriuscita dal consiglio di quartiere di Santa Petronilla.
Anche in questo caso, rinnegando palesemente ogni sbandierata volontà di collaborazione e ascolto, l’amministrazione Nugnes ha tirato dritto per la sua strada, decretando che il Liceo dovrà essere spostato nell’area periferica dell’ex mattatoio.
I consigli di quartiere, nati per essere il cuore pulsante della democrazia partecipativa rosetana, sono stati ridotti da questa maggioranza a scatole vuote, utili solo per qualche comunicato stampa di facciata. Quando i cittadini provano a usarli per esprimere dissenso o avanzare proposte, vengono ignorati.

La partecipazione non si declina a parole nei salotti della politica: si misura nei numeri, nell’ascolto e nel rispetto delle promesse fatte alla città. Elementi che, oggi, risultano totalmente non pervenuti”.

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