Scuola Risorgimento a Teramo demolita e ricostruita: Cozzi contrario all’idea
Il documento di indirizzo per il consigliere significa non prendere decisioni

“Ho appreso che la giunta comunale di Teramo ha approvato il Documento di indirizzo alla progettazione (DIP) per l’adeguamento sismico, energetico, impiantistico e funzionale della scuola primaria “Risorgimento”, prevedendo la demolizione e ricostruzione in situ dell’edificio. Come opposizione lo avevamo detto pochi giorni fa, oggi lo ribadisco: dopo otto anni di governo della città, presentare una delibera di indirizzo significa certificare che su questo tema non è stata presa alcuna decisione vera”.
A dirlo il consigliere comunale di Forza Italia, Mario Cozzi.
“Una delibera dovrebbe deliberare, cioè scegliere e assumersi una responsabilità politica. Invece qui si indirizza. Tradotto: non una decisione operativa, non un progetto definito, ma un’indicazione agli uffici di valutare, studiare, progettare. Dopo otto anni, non è più accettabile. Una giunta che governa da così tanto tempo dovrebbe sapere indicare una soluzione, spiegare perché una strada è migliore di un’altra, presentare un piano chiaro. Limitarsi a un “indirizzo” equivale a dire che finora non si è fatto nulla. La scelta di demolire e ricostruire non è neutra ma profondamente politica, perché comporta costi più alti, demolizioni, smaltimento in discarica e una nuova costruzione che rischia di ripetere il modello Cona e trasformarsi in struttura prefabbricata. Questo modello non solo costa di più, ma cancella pezzi di città e di memoria collettiva. Questi edifici non sono scatole vuote: raccontano la storia di generazioni di teramani. Sostituirle con moduli standardizzati significa perdere identità, oltre che risorse”.
E ancora: “Ed è proprio qui che emerge la contraddizione più grande. In una città che da anni registra un calo delle nascite e una diminuzione delle iscrizioni scolastiche, programmare demolizioni e ricostruzioni senza una visione demografica e scolastica significa rischiare di creare strutture sovradimensionate, che potrebbero rimanere cattedrali nel deserto. Demolire la memoria storica per costruire edifici così, non è programmazione, è improvvisazione costosa. Un’improvvisazione dove troppo spesso le strade scelte sono quelle che comportano interventi più grandi, tempi più lunghi, costi progettuali più elevati: a favore di chi? Sicuramente non dei cittadini. Questa amministrazione si è presentata come quella della memoria, della cultura, della storia di Teramo, con slogan su “Teramo al centro”, “Teramo cultura”, “Teramo futuro”. Oggi, davanti a queste scelte, quelle parole risultano smentite dai fatti. Perché chi difende la memoria non demolisce senza una visione, e chi parla di futuro non può permettersi di navigare a vista su scuole e investimenti pubblici. Dopo otto anni, Teramo non ha bisogno di atti di indirizzo ma di decisioni vere. Continuare a rinviare, spendere di più e cancellare pezzi di storia cittadina senza una strategia chiara non è amministrare: è consumare tempo e risorse. Su questo terreno si misura la credibilità di chi amministra”.



