Ripascimento degli arenili di Roseto, Di Giuseppe (FdI): “Progetto e documenti di cantiere non coincidono”

Roseto. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, dopo l’accesso agli atti: “Sabbia di cava, sabbia di mare o rifiuti? Su un’opera di ripascimento, finanziata dalla Regione, le carte non coincidono e l’Amministrazione non può dire di non sapere”
“Ho esercitato il mio diritto di accesso agli atti come consigliere comunale e ho letto, uno per uno, i documenti relativi ai lavori di ripristino degli arenili eseguiti sul litorale di Roseto degli Abruzzi nell’ambito del Programma Regionale Difesa della Costa 2025. Quello che ne emerge è una serie di elementi che non appaiono tra loro coerenti, e che ho portato in Consiglio comunale non per “spirito di polemica” ma perché fossero chiariti”. Lo dichiara Francesco Di Giuseppe, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Roseto degli Abruzzi.
“La relazione tecnica sulle modalità di esecuzione e sulla compatibilità ambientale individua come fonte di approvvigionamento i sedimenti provenienti da cave terrestri, motivando la scelta con la disponibilità di siti idonei a breve distanza e con l’esigenza di completare i lavori prima della stagione balneare. Nelle bolle di trasporto allegate al libretto delle misure, però, alla voce descrizione del materiale trasportato compare la dicitura sabbia di mare, e in uno dei rapporti di prova il materiale è qualificato come sedimento marino. Non è una questione di etichette, perché dalla provenienza del materiale dipendono la disciplina ambientale applicabile e le verifiche di compatibilità con il litorale che lo riceve”, prosegue il capogruppo.
“C’è poi il campionamento. Le analisi non risultano eseguite su materiale prelevato in cava, ma su campioni raccolti presso un’area privata situata a Porto d’Ascoli (fuori regione), dove non è presente alcuna cava terrestre. E c’è la tracciabilità, che è il profilo più serio: dagli atti non è possibile individuare la cava o le cave di provenienza, né ricostruire il percorso del materiale dal sito di estrazione fino ai punti di scarico sul nostro litorale. Resta inoltre da chiarire se quella sabbia sia stata stoccata nell’area di Porto d’Ascoli dopo essere stata prelevata altrove, e in tal caso con quale titolo giuridico, oppure se sia stata escavata direttamente in quel sito, e allora quale regime sia stato applicato al materiale, a partire dalla disciplina delle terre e rocce da scavo” (DPR 120/2017). Il mancato rispetto delle relative previsioni comporta che il materiale escavato venga giuridicamente qualificato come rifiuto, aggiunge Di Giuseppe.
Il passaggio più netto il capogruppo lo riserva alla seduta del Consiglio comunale: “Quando ho posto la questione in aula, l’assessore competente ha risposto di non essere a conoscenza di quei documenti e di non averli visionati. Lo ha detto pubblicamente, davanti al Consiglio. Ritengo che questo sia il punto più grave dell’intera vicenda. Non stiamo parlando di un atto minore sepolto in un fascicolo, ma della documentazione tecnica e contabile di un’opera pubblica finanziata con risorse regionali ed eseguita sulle spiagge di Roseto. Se un consigliere di opposizione, esercitando l’accesso agli atti, arriva a conoscere quelle carte prima dell’assessore che ha la delega, allora il problema non riguarda soltanto la sabbia, riguarda il modo in cui questa Amministrazione controlla i lavori che autorizza e paga”.
“Le spiagge, per Roseto, non sono un dettaglio paesaggistico, sono la principale risorsa economica della città e sono il luogo dove i rosetani portano i propri figli”, sottolinea Di Giuseppe. “Per questo chiedo al Sindaco e alla Giunta risposte pubbliche e documentate su quattro punti precisi: l’origine effettiva del materiale versato sugli arenili rosetani, con l’indicazione delle cave autorizzate di provenienza; il titolo giuridico in base al quale il materiale si trovava depositato nell’area privata di Porto d’Ascoli al momento del campionamento; la ricostruzione completa della filiera di trasporto, bolla per bolla, dal sito di estrazione ai punti di scarico; la corrispondenza tra il materiale sottoposto ad analisi e quello effettivamente collocato sulla spiaggia. Della vicenda informerò la Regione Abruzzo, che ha finanziato l’intervento, e gli organi di controllo ambientale competenti”.
“Non muovo accuse a nessuno e nessuno dei soggetti che compaiono in questi atti è chiamato in causa se non per il proprio ruolo tecnico o esecutivo”, conclude il capogruppo di Fratelli d’Italia. “Chiedo che documenti pubblici che, letti uno accanto all’altro, non raccontano la stessa storia, vengano riconciliati davanti ai cittadini. Se le verifiche confermeranno la piena regolarità dell’intervento ne prenderò atto pubblicamente e con soddisfazione. Ma dire di non sapere, su una vicenda che riguarda denaro pubblico e la nostra costa, non è una risposta”.



