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Teramo

Richiesta urgente di attivazione di un percorso riabilitativo. La lettera aperta

Teramo. Una battaglia contro il glioblastoma, quattro interventi neurochirurgici e ora la richiesta di poter accedere a un percorso riabilitativo intensivo. È la storia raccontata in una lettera aperta da un 47enne che, dopo mesi di ricovero e un intervento effettuato lo scorso 21 maggio all’ospedale Mazzini di Teramo, si trova oggi ad affrontare una nuova fase della sua difficile esperienza.

L’uomo esprime innanzitutto gratitudine nei confronti del direttore della Neurochirurgia e dell’intera équipe dell’ospedale teramano, sottolineando come professionalità e competenza gli abbiano consentito di superare interventi complessi e di avere una nuova possibilità.

L’ultimo intervento, però, gli ha lasciato una paresi nella parte sinistra del corpo. Nonostante le difficoltà, racconta di aver iniziato a registrare alcuni segnali di recupero, in particolare alla gamba, e proprio per questo chiede che gli venga garantito un percorso riabilitativo adeguato alle sue condizioni e alle sue potenzialità.

Dopo oltre tre mesi di ricovero nel 2025, durante i quali ha affrontato tre interventi, e altri due mesi nel 2026 per il quarto intervento, il paziente racconta di aver dovuto affrontare un’ulteriore difficoltà: l’accesso alla riabilitazione.

Secondo quanto riferito nella lettera, inizialmente la possibilità di accedere a un percorso riabilitativo gli sarebbe stata negata. Successivamente, anche grazie all’intervento del Tribunale per i Diritti del Malato, gli è stato riconosciuto l’accesso alla riabilitazione attraverso l’ex articolo 26 della legge 833 del 1978.

Il trasferimento a Villa Dorotea, a Scoppito, è avvenuto il 28 luglio. La speranza era quella di poter iniziare un percorso capace di accompagnarlo nel recupero dell’autonomia. L’uomo, tuttavia, nella lettera manifesta forti preoccupazioni per le condizioni in cui sta affrontando questa fase.

«Io sono immobilizzato a letto, incapace di poter provvedere da solo alle prime necessità e alla mia igiene personale», scrive, sottolineando la necessità di un’assistenza costante e di un programma riabilitativo adeguato.

La richiesta è quella di poter valutare un percorso più intensivo rispetto alla riabilitazione estensiva attualmente prevista, attraverso un’attenta valutazione clinica specialistica. L’obiettivo, precisa, non è ottenere un trattamento privilegiato, ma poter utilizzare tutte le possibilità concretamente disponibili per favorire il recupero.

Nella sua denuncia, il 47enne richiama anche la necessità di una presa in carico multidisciplinare, con il coinvolgimento delle diverse professionalità, dalla neurologia alla neurochirurgia, dalla riabilitazione all’assistenza infermieristica, fino al supporto psicologico.

«Non voglio che sia la carenza di strumenti a decidere quanto posso recuperare», afferma nella lettera, chiedendo che la sua condizione venga valutata nel suo complesso.

Un appello che riguarda anche la dimensione psicologica della malattia. «Affrontare a 47 anni un glioblastoma, diversi interventi chirurgici molto complessi, una paresi, la perdita dell’autonomia e la paura di non riuscire a recuperare, è un peso enorme per chiunque», scrive.

L’uomo racconta inoltre di essere un libero professionista che da circa un anno non riesce quasi più a lavorare e di essere sostenuto quotidianamente dai fratelli e dagli amici. Una rete di affetti che, sottolinea, gli è rimasta accanto durante tutto il percorso.

Poi la notizia che rappresenta per lui un motivo concreto di speranza: gli ultimi esami diagnostici, secondo quanto riferisce, hanno evidenziato che la sede dell’intervento risulta completamente pulita.
«Io sono ancora qui. Sono vivo e voglio combattere», scrive. Ma proprio per questo teme che, dopo aver affrontato il tumore, possa essere la perdita delle possibilità riabilitative a compromettere il recupero dell’autonomia.

Il suo appello è rivolto alle istituzioni, alle autorità sanitarie, al Tribunale per i Diritti del Malato e a tutti i soggetti che possono intervenire nella sua situazione.

La richiesta è precisa: verificare le sue condizioni e valutare, sulla base di una concreta valutazione clinica specialistica, se sia necessario e possibile un percorso riabilitativo più intensivo.

«Io non mi sono arreso, ora vi chiedo di non arrendervi insieme a me», conclude.

Una richiesta di aiuto che nasce dalla volontà di continuare a combattere e dalla convinzione che ogni giorno possa essere importante per recuperare, per quanto possibile, autonomia e qualità della vita.

 

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