Tortoreto, Digital Platforms (ex Selta): dopo 5 anni il futuro dell’azienda torna in discussione
I riflettori vengono accesi dai sindacati dei metalmeccanici

Tortoreto. Cinque anni dopo l’acquisizione del complesso aziendale della ex Selta da parte di Digital Platforms, il rilancio annunciato nel 2021 appare oggi segnato da forti criticità.
A lanciare l’allarme sono FIM-CISL e FIOM-CGIL di Teramo (Marco Boccanera della Fim e Natascia Innamorati della Fiom), che chiedono chiarezza sul futuro dell’azienda, un nuovo piano industriale e precise garanzie sul fronte occupazionale.
Nel settembre 2021, dopo oltre due anni di amministrazione straordinaria, Digital Platforms acquisì il complesso aziendale della ex Selta. L’operazione venne presentata come un progetto industriale finalizzato non a una semplice acquisizione finanziaria, ma al rilancio di una delle realtà tecnologiche considerate strategiche nel panorama italiano. A sostenere l’ingresso di Digital Platforms fu anche la Regione Abruzzo. In quella fase, il presidente e amministratore delegato Claudio Contini sottolineò le prospettive di rilancio dell’azienda.
Le condizioni di partenza, secondo i sindacati, sembravano favorevoli. La gestione commissariale, al momento della cessione, aveva infatti consegnato un’azienda risollevata sotto il profilo economico e ancora dotata di un importante patrimonio industriale e professionale.
A cinque anni di distanza, però, la situazione appare profondamente diversa.
Al 28 settembre 2026, sottolineano FIM e FIOM, il bilancio relativo all’esercizio 2025 non risulta ancora approvato. Dagli incontri tra azienda e organizzazioni sindacali sarebbe emersa una perdita per il 2025 nell’ordine dei 18 milioni di euro. Un dato che, se confermato dai documenti ufficiali, rappresenterebbe un significativo peggioramento rispetto alla perdita di circa 4 milioni di euro registrata nell’esercizio precedente.
Una situazione economico-finanziaria che avrebbe già avuto ricadute sull’occupazione. Nell’ultimo anno, secondo i sindacati, il numero degli addetti si è ridotto del 18,5%, determinando una progressiva perdita di competenze e il ridimensionamento di alcuni comparti storici.
Tra questi, particolare preoccupazione riguarda il settore delle telecomunicazioni, che per decenni ha rappresentato uno dei principali patrimoni tecnologici della ex Selta. Oggi il comparto è interessato dalla richiesta aziendale di ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, una situazione che, secondo FIM e FIOM, rischia di comprometterne la continuità e di disperdere il patrimonio umano e tecnologico costruito negli anni.
Ma contemporaneamente l’azienda sembra guardare a nuovi ambiti di sviluppo. Digital Platforms sta infatti orientando investimenti verso settori come Difesa e Cybersecurity, dove si sarebbero registrati anche nuovi ingressi occupazionali. Un interesse strategico confermato, secondo le organizzazioni sindacali, anche dalla partecipazione dell’azienda all’Osservatorio regionale dell’Abruzzo sulla cybersecurity.
È proprio questa apparente contraddizione che, secondo FIM-CISL e FIOM-CGIL, deve diventare il punto di partenza per una nuova strategia industriale.
Se esistono settori nei quali l’azienda individua prospettive di crescita, sostengono i sindacati, occorre mettere in campo un progetto capace di recuperare, aggiornare e riconvertire le professionalità già presenti, accompagnando lavoratrici e lavoratori verso le nuove attività.
L’obiettivo è evitare che competenze maturate in decenni di attività vengano semplicemente considerate eccedenti.
«Non possiamo accettare che alla crescita di alcuni comparti corrisponda automaticamente l’abbandono di altri e, soprattutto, la perdita di occupazione», affermano FIM-CISL e FIOM-CGIL di Teramo.
Particolare attenzione viene inoltre rivolta alle indiscrezioni relative a possibili cambiamenti negli assetti societari. Per i sindacati, l’eventuale apertura di una nuova fase potrebbe rappresentare un’occasione per riportare al centro un progetto industriale credibile, in grado di recuperare e valorizzare il patrimonio tecnologico della ex Selta, salvaguardare le professionalità rimaste e garantire continuità occupazionale.
«Il punto non è individuare oggi un colpevole, ma pretendere chiarezza sul futuro», sottolineano i segretari territoriali FIM-CISL Marco Boccanera e FIOM-CGIL Natascia Innamorati.
Per le due organizzazioni sindacali servono un piano industriale, investimenti certi, una strategia sulle competenze e garanzie occupazionali, con l’obiettivo della piena occupazione.
«Le lavoratrici e i lavoratori della ex Selta hanno già attraversato anni difficili e hanno contribuito, con le proprie competenze e professionalità, a mantenere in vita un patrimonio industriale importante. Non possono essere ancora una volta loro a pagare le conseguenze delle difficoltà aziendali», concludono Boccanera e Innamorati.



