
Mosciano. Domani, mercoledì 28 ottobre, alle ore 10:30, un gruppo di cittadini della provincia di Teramo colpiti dal sisma del 2016 sarà a Roma, nelle immediate vicinanze della sede del
Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, per chiedere risposte su una domanda di contributo ancora irrisolta.
Non sarà una manifestazione contro qualcuno, ma un presidio civile, pacifico e apartitico. L’obiettivo è ricordare alle istituzioni che,
nella lunga vicenda della ricostruzione, alcune famiglie sono ancora ai margini delle procedure.
In questi anni sono stati affrontati molti aspetti della ricostruzione post sisma e la normativa è stata più volte modificata e integrata.
Restano però casi privi di un percorso amministrativo concretamente praticabile. Questo è uno di quelli.
Si tratta di problematiche che riguardano le periferie del cratere, i centri meno conosciuti e i territori lontani dalle località che hanno ricevuto maggiore attenzione pubblica e politica. Sono comunità piccole, con poche famiglie, edifici isolati o complessi colpiti dal terremoto come gli altri, ma rimasti intrappolati nelle lacune e nelle
difficoltà applicative della normativa.
È il caso di Villaggio Orsini, in Contrada Marina, nel Comune di Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, dove un edificio è inagibile dal 2017. La ricostruzione sul posto non è possibile a causa delle condizioni di dissesto idrogeologico dell’area.
La proprietà dell’immobile è divisa in otto appartamenti: sette intestati a soggetti privati, sei dei quali corrispondono a nuclei
familiari, e uno al Comune di Mosciano Sant’Angelo.
Per queste posizioni è stata individuata la delocalizzazione obbligatoria. Tutti i proprietari hanno espresso la volontà di riacquistare abitazioni equivalenti a quelle perdute, come previsto dalla normativa per gli appartamenti non più disponibili.
Eppure, nonostante anni di atti, tavoli tecnici, deliberazioni e due domande di contributo già presentate, il procedimento non si è ancora
concluso.
Il problema non è più stabilire se quelle persone debbano essere delocalizzate. Il percorso è stato individuato da anni. Occorre ora renderlo concretamente attuabile.
Secondo i proprietari, gli strumenti previsti dal Testo unico della ricostruzione privata non offrono ancora una risposta completa al
caso.
Per questo domani i cittadini saranno a Roma.
Davanti agli uffici dello Stato chiederanno non privilegi o deroghe personali, ma che le amministrazioni competenti si confrontino e
definiscano una procedura chiara, applicabile e sicura, prima della presentazione di una nuova domanda di contributo, che si spera possa
essere quella definitiva.
I cittadini hanno richiesto un incontro con i funzionari del Dipartimento Casa Italia, ai quali è stata anticipata la
documentazione tecnica. La vicenda è nota agli uffici, che hanno ricevuto numerose PEC nel corso degli anni.
Dopo tutto questo tempo, il tempo non può più essere considerato un elemento secondario: è diventato esso stesso una priorità.
I cittadini di Contrada Marina, a Mosciano Sant’Angelo, devono poter rientrare nelle loro case senza ulteriori attese. Il tempo della
ricostruzione non è un concetto astratto: non si misura solo in scadenze, proroghe e procedimenti amministrativi, ma anche in tempo di
vita.
Chi non dispone della propria abitazione dal 2017 non può aspettare indefinitamente che una norma venga interpretata, integrata o
coordinata con altre.
La ricostruzione deve rispettare regole, controlli e procedure. Ma quando una procedura non risponde a una situazione reale, spetta alle
istituzioni individuarne una efficace.



