
Giulianova. Il comunicato diffuso da Il Cittadino Governante sui caliscendi in costruzione nel porto di Giulianova contiene una ricostruzione che confonde i cittadini e attribuisce responsabilità amministrative a chi, in realtà, si limitò ad applicare la normativa regionale vigente.
Secondo Il Cittadino Governante, la Giunta comunale del 2014 avrebbe compiuto una scelta “improvvida” approvando un censimento che avrebbe aperto la strada alla realizzazione di dodici nuovi caliscendi, oltre ai nove storici. Una lettura che non trova riscontro né nella normativa regionale né nel contenuto della delibera di Giunta n. 48 dell’11 febbraio 2014.
La legge regionale n. 38 del 2010, che ha consentito il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione turistica dei caliscendi, stabiliva, infatti, che i Comuni che non avevano individuato i caliscendi nei propri strumenti urbanistici dovessero procedere a un censimento e a una schedatura delle strutture esistenti antecedentemente al 1988, anche sulla base di documentazione probante. Si trattava, quindi, di un preciso adempimento previsto dalla legge e non di una scelta discrezionale.
La nota è stata diffusa del sindaco emerito Francesco Mastromauro e dell’ex assessore Archimede Forcellese, ora componenti dell’associazione Evoluzione Sostenibile.
Per dare attuazione alla normativa regionale, il Comune chiese all’Ente Porto di effettuare il censimento. L’Ente Porto affidò l’incarico all’architetto Antonio Marchionni che, attraverso documentazione storica, rilievi e materiale fotografico, individuò sia i nove caliscendi ancora presenti sia le porzioni delle strutture di quelli rimossi negli anni precedenti ancora esistenti sul molo sud. La Giunta comunale si limitò, quindi, ad approvare il censimento e la relativa schedatura predisposti dai tecnici incaricati.
È quindi del tutto fuorviante sostenere, da parte de Il Cittadino Governante, che la Giunta del 2014 abbia approvato la possibilità di realizzare dodici nuovi caliscendi con, si cita alla lettera, “un’argomentazione che veramente lascia molto perplessi giacché non la riteniamo corrispondente al vero”. Al contrario, il censimento era basato sulla documentazione che la legge regionale richiedeva come presupposto per il riconoscimento delle strutture preesistenti.
Ancora più importante è ricordare che la delibera del 2014 non autorizzava la costruzione di alcun nuovo caliscendi, non assegnava concessioni e non disponeva la realizzazione di opere.
Le procedure che oggi consentono il rilascio delle concessioni derivano infatti da atti successivi e da competenze che fanno capo alla Regione Abruzzo, titolare della gestione del demanio portuale. Non a caso è stata proprio la Regione a inserire i caliscendi nel Piano Regolatore Portuale e a rilasciare nel 2018 le prime sei concessioni a coloro che avevano fatto richiesta di ripristino. Si arriva poi al 2024, anno in cui sono state istruite le gare per l’aggiudicazione delle concessioni restanti tra quelle censite.
Per questo motivo appare singolare che oggi si tenti di scaricare sulla Giunta del 2014 responsabilità che appartengono ad altri livelli decisionali e amministrativi.
Ancora più singolare è il fatto che Arboretti, oggi particolarmente critico verso quella delibera, all’epoca ricoprisse il ruolo di consigliere comunale. La delibera n. 48 del 2014 fu regolarmente pubblicata sul sito del Comune e resa disponibile a tutti. Se davvero conteneva elementi così gravi e così evidenti, perché non furono contestati allora? E perché non si è assistito alla stessa mobilitazione quando la Regione Abruzzo ha avviato le procedure per il rilascio delle concessioni?
Naturalmente è legittimo discutere dell’impatto paesaggistico dei nuovi caliscendi e della loro compatibilità con il porto di Giulianova. È un confronto politico che può e deve svolgersi nel merito. Altra cosa, però, è riscrivere la storia amministrativa della vicenda attribuendo alla Giunta del 2014 responsabilità che gli atti e le norme regionali non le assegnano.
Delle due l’una: o Il Cittadino Governante non ha letto accuratamente i documenti disponibili o si cerca volutamente di tirare in ballo chi nel 2014 ha adempiuto a una legge regionale. Confondere le competenze del Comune con quelle della Regione può essere utile alla polemica politica, ma non aiuta i cittadini a comprendere come si sono realmente svolti i fatti.



