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Teramo

Festa della Liberazione, nuova stele per otto teramani fucilati

Sayonara Tortoreto

Nella mattinata di oggi celebrazioni anche a Teramo per la Festa della Liberazione.

Oltre alle autorità, ha partecipato anche una delegazione della Federazione di Teramo del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, con il segretario provinciale Mirko De Berardinis. La manifestazione organizzata dal Comitato Provinciale di Teramo dell’ANPI (Associazione nazionale Partigiani d’Italia) insieme al Comune e alla Provincia di Teramo (Medaglia d’Oro della Resistenza) è iniziata con la deposizione di una corona d’alloro presso il Monumento ai Caduti della Resistenza Partigiana in Largo Madonna delle Grazie.

Da lì è partito il corteo che ha attraversato le vie del centro storico della città per raggiungere Viale Mazzini dove si sono tenuti gli interventi istituzionali. 

A seguire presso la Villa Comunale “Stefano Bandini” sono stati commemorati i teramani Mario Capuani, Alberto Pepe e i due comunisti Berardo D’Antonio e Romolo Di Giovannantonio, “irriducibili oppositori del regime mussoliniano, morti di stenti nelle carceri fasciste. Successivamente è stata svelata una nuova stele dedicata ai Martiri uccisi a Teramo dalle truppe tedesche il 13 giugno 1944: otto teramani che vennero fucilati nei pressi della Caserma Rossi alla Madonna delle Grazie il giorno prima della Liberazione della città dall’occupazione nazifascista. La Federazione provinciale di Teramo di Rifondazione Comunista rende omaggio, al fianco dell’ANPI, alle partigiane e ai partigiani, agli eroi della Battaglia di Bosco Martese, a tutti i combattenti e i Caduti della resistenza antifascista e della lotta di liberazione nel teramano”, dicono da Rifondazione.

“Questo 25 aprile 2023 vede per la prima volta alla guida del governo una forza politica erede del fascismo che è diventata il primo partito in un paese in cui cresce sempre più l’astensione, soprattutto tra le classi popolari. La vittoria dell’estrema destra è la conseguenza di un trentennio di svuotamento della democrazia costituzionale, di politiche neoliberiste antipopolari, di distruzione delle culture politiche antifasciste. Per questo abbiamo promosso l’appello per le dimissioni di Ignazio Benito La Russa dalla seconda carica dello stato dopo le gravi e ripetute affermazioni sull’azione partigiana di Via Rasella e sulle Fosse Ardeatine. La petizione online lanciata da Rifondazione Comunista per chiedere le sue dimissioni, ha già superato in pochi giorni le 90mila firme. Le sue esternazioni non sono momenti di revisionismo o ignoranza. Sono un falso storico, la negazione di atti giudiziari, un’offesa vergognosa alla Resistenza e un inquinamento delle responsabilità storiche del fascismo e del nazismo”.

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