Cna: “Territorio teramano rischia marginalità. Serve patto per lo sviluppo”
La proposta del presidente provinciale Alfredo Martinelli

Teramo. “Il rischio concreto – oltretutto alla luce della possibile introduzione di un collegio elettorale unico – è quello di ritrovarsi schiacciati tra altre aree dell’Abruzzo: ragione, questa, per rilanciare un proprio modello originale di promozione del territorio, attraverso la sottoscrizione di un vero e proprio “Patto”.
E’ la proposta del presidente provinciale della Cna di Teramo, Alfredo Martinelli, secondo cui “si fa sempre più concreto il rischio per la realtà locale di subire una crescente marginalizzazione tra l’area urbana pescarese e l’asse che collega la città dell’Aquila alla Capitale. Motivo per cui la realtà teramana deve puntare su una strategia fondata sui suoi punti di forza, costruendo intorno a questo uno schieramento sociale in grado di sostenerla”.
Dice Martinelli: “Nonostante la mancanza di una singola “grande vocazione”, Teramo possiede un ecosistema manifatturiero resiliente. Nel 2025-2026, l’export provinciale ha retto con circa 1,8 miliardi di euro, pari al 18% del totale regionale, dimostrando che le PMI teramane non sono affatto marginali sul mercato globale. Polo dell’agroalimentare e del vitivinicolo, distretto della Val Vibrata e settore della metalmeccanica e della plastica sono, di fatto, ciascuno con la propria vocazione e con i necessari adeguamenti alla realtà in corso, gli elementi di forza”.
“Al contrario, depongono come elementi di debolezza le carenze infrastrutturali. Con Pescara che punta sulla rinnovata forza dell’aeroporto e L’Aquila sui rapporti con la direttrice tirrenica, Teramo soffre per una connessione tra mare e monti ancora incompiuta e un collegamento ferroviario con Roma che resta un miraggio. Tutto ciò, per passare al campo della politica, mentre l’idea ventilata di introdurre un collegio unico regionale rischia letteralmente di trasformare le istanze del territorio teramano in una sorta di “rumore di fondo” nelle stanze del potere politico”.
E ancora: “La strada dunque, non può che essere obbligata: sviluppare un proprio modello. Attraverso una strategia, fondata su un “Patto per il territorio 2030”, che trasformi la frammentazione in una sorta di “multi vocazione integrata”. «Serve soprattutto un unico modello di governante – afferma Martinelli – che metta assieme le organizzazioni d’impresa, l’ateneo, i poli di innovazione, gli istituti di credito locali, dettando l’agenda delle priorità, e senza attendere indicazioni dall’alto». Un’agenda – conclude – «che punti al trasferimento tecnologico e alla digitalizzazione, all’unificazione dell’offerta turistica, all’enogastronomia e al manifatturiero, alla piena realizzazione delle opere infrastrutturali previste dal PNRR, alla creazione di strumenti finanziari “ad hoc” per favorire soprattutto il ricambio generazionale nelle piccole e medie imprese”.



