
Scerni. Un giovane di 21 anni è morto questa mattina presto all’interno della cantina sociale San Panfilo di Scerni, nel Chietino, mentre stava lavorando con un macchinario.
Per il giovane, studente universitario, Andrea Di Risio, prossimo alla laurea e probabilmente al lavoro come stagionale, non c’è stato niente da fare.
Accertamenti sono in corso sulla dinamica dell’incidente. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri, ed è presente anche il sindaco di Scerni Daniele Carlucci.
“La morte del giovane studente universitario di 23 anni, avvenuta questa mattina in una cantina sociale di Scerni, è una tragedia che colpisce profondamente l’intera comunità abruzzese. Un ragazzo prossimo alla laurea, con una vita davanti, i suoi progetti e le sue speranze: la sua scomparsa lascia un dolore immenso e un vuoto impossibile da colmare. A nome mio e della Giunta regionale esprimo il più sentito cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli volevano bene. A loro va il nostro abbraccio e la nostra vicinanza in queste ore così difficili.
In attesa che gli accertamenti chiariscano la dinamica dell’accaduto, resta lo sgomento per una giovane vita spezzata sul lavoro. La tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori deve essere una priorità irrinunciabile, in ogni luogo e per ogni attività. Nessuno dovrebbe perdere la vita mentre lavora”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.
La Fai Cisl Abruzzo Molise esprime profondo dolore e vicinanza alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Andrea Di Risio, il giovane di 23 anni, studente universitario prossimo alla laurea e lavoratore stagionale che ha perso la vita questa mattina nella cantina sociale San Panfilo di Scerni mentre erano in corso le attività di lavorazione del vino.
“Siamo addolorati e sconcertati”, dichiara la segretaria generale della Fai Cisl Abruzzo Molise, Francesca Di Credico. “Un ragazzo che stava per concludere gli studi e che affrontava un lavoro stagionale non può non tornare a casa. Ci stringiamo con affetto alla sua famiglia e alla comunità di Scerni. Attendiamo che le autorità accertino con rigore la dinamica e le eventuali responsabilità ma una cosa è chiara: ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti”.
La tragedia arriva nel pieno della vendemmia e delle prime lavorazioni in cantina, uno dei momenti più intensi e delicati per il settore vitivinicolo, quando i ritmi si fanno serrati e il ricorso a manodopera stagionale e giovane aumenta. “È proprio in questi periodi che l’attenzione alla sicurezza deve essere massima”, prosegue Di Credico. “Fatti come questo ci preoccupano e ci sconcertano e riaccendono i riflettori sulla sicurezza nel comparto agricolo e agroalimentare dove i rischi sono molteplici. Macchinari, lavori in quota, spazi confinati, ambienti di lavorazione con rischi specifici, carichi di lavoro e stagionalità”.
La Fai Cisl ricorda che l’agricoltura resta un settore ad alto rischio. Nell’ultimo report del sindacato, basato su dati Inail, nei soli mesi di gennaio e febbraio 2026 le denunce di infortunio in agricoltura sono state 3.245, mentre le malattie professionali nel settore sono più che raddoppiate dal 2020 (+104%), segno di un rischio che si sta “cronicizzando”.
Per la Federazione la sicurezza non è un adempimento burocratico ma un diritto fondamentale e una condizione di dignità del lavoro.
Per questo la Fai Cisl, in linea con la posizione della Cisl, ribadisce la necessità di fare di più e meglio sul fronte della prevenzione e di mettere in campo ogni iniziativa utile a tutelare i lavoratori.
Formazione e informazione continue effettive e non formali a partire dai lavoratori stagionali e dai più giovani con un’attenzione alla cultura della sicurezza fin dalle scuole.
Controlli più efficaci e potenziamento della vigilanza per contrastare irregolarità e lavoro sommerso.
Investimenti delle imprese in sicurezza, attrezzature, manutenzione, procedure adeguate per ambienti e lavorazioni a rischio.
Contrattazione e bilateralità con il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e di tutti gli attori della filiera.
Collaborazione tra sindacati, imprese, istituzioni e organi di controllo per fare rete sui territori.
“Non possiamo rassegnarci a contare i morti sul lavoro”, conclude Di Credico. “La Fai Cisl Abruzzo Molise è disponibile come sempre a fare la propria parte con le istituzioni, la rete del lavoro agricolo di qualità e le associazioni datoriali perché la vendemmia, che è lavoro, tradizione e orgoglio del nostro territorio, non diventi mai più teatro di tragedie”.
«Il nostro primo pensiero va alla famiglia e agli affetti di questo ragazzo, la cui vita è stata spezzata troppo presto», dichiara Michele Lombardo, Segretario Generale della UIL Abruzzo. «In un età così giovane, si dovrebbe avere il diritto di poter costruire il proprio futuro in sicurezza, e non di perderlo sul posto di lavoro.»,
Le morti sul lavoro continuano a riempire la cronaca del nostro Paese e della nostra regione, la cosa ancor più grave è assistere alla perdita di giovani vite a scapito di investimenti sulla formazione, sui dispositivi di protezione e sulle procedure organizzative che possono evitare o quanto meno limitare i danni degli infortuni sul lavoro.
Delle 19 morti sul lavoro del 2025 in Abruzzo, quattro sono relative a lavoratori con meno di 35 anni e pongono con forza l’attenzione sulle tutele che stiamo dando ai nostri giovani che entrano nel mondo del lavoro.
«L’aumentare delle vittime anche tra i lavoratori più giovani, impone una vera riflessione sull’effettiva capacità del sistema di garantire condizioni di lavoro sicure», sottolinea Valerio Camplone, componente della segreteria regionale UIL Abruzzo con delega alla salute e sicurezza sul lavoro. «In attesa che venga chiarita la dinamica dell’accaduto, ribadiamo la necessità di un rafforzamento serio della tutela dei lavoratori, e ancor di più dei giovani, molti dei quali alle prime esperienze lavorative. La sicurezza deve essere garantita ogni giorno, non a parole ma attraverso un’organizzazione del lavoro con responsabilità precise,con investimenti per i dispositivi di protezione per i lavoratori ed una formazione preventiva che abbia l’ambizione di addestrare il lavoratore davanti ad ogni possibile scenario.»
Nel dolore per questa tragedia, la UIL Abruzzo rinnova la propria vicinanza ai familiari continuando a prestare il proprio impegno per la tutela della vita e della dignità del lavoro ogni giorno.
Come CGIL Teramo e Unione degli Universitari Teramo, esprimiamo innanzitutto le nostre più sentite
condoglianze e la nostra vicinanza alla famiglia del giovane lavoratore e studente che ha perso la vita.
In attesa che le indagini chiariscano la dinamica dell’accaduto, non possiamo limitarci al cordoglio e
all’indignazione: ancora una volta siamo di fronte all’ennesima morte che richiama l’urgenza di
intervenire sulle condizioni che rendono il lavoro, ancora oggi, un luogo di rischio per troppe persone.
I numeri raccontano una vera emergenza nazionale: in Italia si registrano mediamente oltre mille
morti sul lavoro ogni anno, circa seicentomila denunce di infortunio e novantottomila denunce di
malattia professionale. Un bilancio inaccettabile, che impone di superare la logica degli interventi
successivi alle tragedie e investire concretamente nella prevenzione.
La sicurezza non può essere separata dalla qualità del lavoro. La precarietà, i contratti di breve durata
e la frammentazione delle responsabilità negli appalti e nei subappalti possono aumentare la
vulnerabilità di chi lavora, soprattutto quando la necessità di conservare il proprio impiego rende più
difficile denunciare condizioni pericolose o rifiutare prestazioni non sicure. Servono quindi maggiori
tutele, formazione adeguata fin dal primo giorno e controlli efficaci lungo tutta la filiera produttiva.
Questa condizione riguarda da vicino anche le giovani generazioni. Troppi studenti sono costretti a
scegliere tra lavorare e studiare oppure a conciliare entrambe le attività, affrontando ritmi insostenibili
pur di pagare un affitto, sostenere le spese universitarie e garantirsi una vita dignitosa. Il diritto allo
studio rischia così di diventare un privilegio per chi può permettersi di non lavorare, mentre chi deve
mantenersi si trova spesso a sacrificare il proprio tempo, il riposo e il benessere personale. La
necessità economica, inoltre, può spingere ad accettare turni difficili, contratti precari e condizioni
poco tutelanti. Nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria salute per pagarsi gli
studi, né a rinunciare alla propria formazione per poter vivere dignitosamente.
Basta promesse future e basta indignazione destinata a esaurirsi dopo ogni tragedia. Servono
interventi immediati sulle cause, responsabilità chiare e risorse adeguate per rendere effettiva la
prevenzione. La salute e la sicurezza non sono un costo da ridurre, ma un investimento indispensabile
per salvare vite e garantire dignità.
Perché nessuno deve perdere la vita lavorando e nessuna giovane persona sia costretta a sacrificare
la propria salute o il proprio futuro per riuscire semplicemente a vivere.



