Alba Adriatica, bilancio fondato su debiti e anticipazioni: la critica allo strumento di programmazione

Alba Adriatica. La verità dietro la propaganda. A qualche giorno dell’approvazione del bilancio di previsione, al Comune di Alba Adriatica, il neonato gruppo consiliare di Noi Moderati, guidato da Massimo Marconi, ribadisce il voto contrario.
E ne illustra le ragioni in un articolato comunicato stampa nel quale vengono toccati vari temi.
“I numeri ufficiali, il piano degli indicatori e lo stesso parere del Revisore dei conti dipingono una situazione che va ben oltre la narrazione ottimistica proposta dalla maggioranza. L’analisi oggettiva degli atti contabili e delle valutazioni tecniche evidenzia infatti elementi che non possono essere sottovalutati e che richiedono un attento esame”, si legge in una nota.
Piano degli indicatori. Lo strumento pensato per misurare l’efficacia delle politiche di bilancio e la solidità finanziaria dell’ente, rivela dati che suscitano preoccupazione. In particolare, si evidenzia come le entrate effettivamente incassate siano inferiori rispetto a quelle previste e come la gestione della cassa sia caratterizzata da una costante tensione di liquidità.
A confermare questo quadro interviene anche il Revisore dei conti, il cui parere sottolinea criticità non marginali nella gestione della liquidità e nella programmazione finanziaria. Il richiamo alla necessità di un controllo costante dei flussi di cassa dimostra che l’equilibrio raggiunto è più formale che sostanziale e che la situazione potrebbe peggiorare senza interventi strutturali e prudenti.
In sintesi, i documenti ufficiali e le valutazioni tecniche mostrano con chiarezza che la situazione finanziaria del Comune è alquanto fragile e presenta rischi concreti per la sostenibilità futura. Di fronte a questi segnali, è necessario abbandonare la retorica rassicurante. Questo se si vuole ragionare in prospettive future”.
Mutui e cassa. Nel triennio si prevedono nuove accensioni di mutui: 4 milioni di euro nel 2026, 1,8 milioni nel 2027 e 500 mila euro nel 2028.
Le opere vengono quindi finanziate quasi esclusivamente a debito, senza che vi sia una reale capacità di generare nuove entrate strutturali per il futuro.
Sul fronte della gestione quotidiana, i dati di cassa sono tutt’altro che rassicuranti: si incassa meno del 70% delle entrate correnti e circa il 60% delle entrate proprie. Questo comporta il ricorso strutturale alle anticipazioni di tesoreria, per oltre 6,8 milioni di euro ogni anno.
Anche il Revisore richiama l’attenzione sulla gestione della liquidità, sottolineando la necessità di un controllo costante della cassa e dei flussi finanziari. Un richiamo che conferma come l’equilibrio sia solo formale e richieda particolare prudenza nel tempo.
Sugli investimenti emerge un dato significativo: oltre 300 euro a cittadino nei primi due anni del triennio, che crollano a circa 50 euro nel 2028. È la dimostrazione di una spesa concentrata nel breve periodo, senza continuità e senza una visione di insieme.
A tutto questo si aggiunge l’assenza di nuove entrate strutturali e di attività capaci di produrre incassi stabili. I problemi non vengono risolti, ma rinviati.
Riqualificazione. E mentre si continua a parlare di “riqualificazione”, sotto gli occhi di tutti restano opere sbagliate o fortemente discutibili e di riqualificato non si vede davvero poco. Il lungomare è un esempio evidente: interventi costosi, finanziati a debito, che non hanno prodotto benefici economici concreti tantomeno una reale soddisfazione diffusa tra i cittadini e con una perdita sostanziale del patrimonio arboreo.
Nel dibattito pubblico si continua a fare riferimento alla “riqualificazione” come obiettivo prioritario delle politiche e degli interventi urbani. Tuttavia, la realtà che si presenta agli occhi dei cittadini è ben diversa da quella raccontata: negli ultimi anni numerose opere risultano mal realizzate oppure fortemente discutibili, sia per le modalità di esecuzione sia per gli effetti prodotti sul tessuto sociale ed economico.
Il caso del lungomare rappresenta in modo emblematico queste criticità. Gli interventi effettuati su questa area hanno comportato costi elevati, sostenuti interamente a debito, senza però portare a un miglioramento tangibile delle condizioni economiche locali. In particolare, non si sono registrati benefici concreti in termini di sviluppo, né si è percepita una reale soddisfazione da parte della comunità, che rimane fortemente insoddisfatta delle scelte adottate.
Le motivazioni di questo malcontento diffuso sono diverse e ben identificabili. In primo luogo, la perdita significativa del patrimonio arboreo preesistente ha generato un senso di privazione e ha alimentato critiche sulla gestione ambientale degli interventi. A ciò si aggiunge la scarsa qualità dei materiali utilizzati: molti di questi risultano già logorati a soli dodici mesi dalla loro posa, segnalando una mancanza di attenzione alla durabilità delle opere realizzate.
Lungomare. Infine, uno degli aspetti maggiormente contestati riguarda la mancata restituzione di un lungomare più verde rispetto a quello originario. Le promesse di una riqualificazione orientata al miglioramento degli spazi verdi non sono state mantenute, lasciando la comunità con la percezione che le scelte adottate abbiano impoverito, anziché arricchire il territorio dal punto di vista paesaggistico ed ecologico.
Questi esempi mostrano chiaramente come la strategia adottata, basata su investimenti finanziati prevalentemente attraverso l’indebitamento, abbia privilegiato la quantità delle opere rispetto alla qualità, all’efficacia ed efficienza degli interventi. La mancanza di risultati effettivi e soddisfacenti, associata all’assenza di consenso diffuso tra i cittadini, solleva dubbi sulla reale utilità delle cosiddette “riqualificazioni” e sulla loro capacità di rispondere ai bisogni del territorio nel lungo periodo.
Per queste ragioni diciamo no.
Questo bilancio è formalmente corretto, ma strutturalmente fragile, fondato su debito e anticipazioni, privo di una visione socioeconomica di lungo periodo”.



