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Iniziati a Teramo gli appuntamenti sulla giustizia riparativa

Il progetto finanziato dalla Provincia

Il progetto sulla giustizia riparativa “Prevenire, responsabilizzare, riparare” finanziato dalla Provincia su proposta della Commissione Pari Opportunità si sviluppa nell’arco di quattro mesi, coinvolgendo il mondo della giustizia, le istituzioni, gli operatori sociali, l’università e soprattutto gli studenti.

La sua particolarità è proprio questa, non si tratta soltanto di un ciclo di convegni di esperti: i giovani, attraverso i laboratori, diventano protagonisti di un percorso di riflessione e di elaborazione sulla responsabilità individuale, sul conflitto e sulla prevenzione della violenza in sinergia con il progetto ProvinceXGiovani.

Oltre duecentosessant’anni fa Cesare Beccaria scriveva che il fine della pena non è tormentare un essere umano né cancellare un delitto già commesso ma evitare che il delitto si ripeta. È un pensiero che continua a interrogare il presente perché se la pena non può modificare ciò che è accaduto, può e deve contribuire a modificare ciò che accadrà. È in questo spazio che si colloca la giustizia riparativa.

Ancora poco nota, in Italia la giustizia riparativa ha finalmente una disciplina organica con la Riforma Cartabia e, dal febbraio 2026, una rete nazionale di 36 Centri. L’obiettivo non è cancellare la colpa o sostituire la pena, ma riconoscere il danno, comprenderne le conseguenze e cercare, dove possibile, di ripararlo.

“Le prime ricerche, soprattutto nell’ambito della giustizia minorile, documentano centinaia di percorsi di mediazione e di responsabilizzazione. Perché possiamo avere un sistema penitenziario orientato alla rieducazione, ma se fuori dal carcere non esistono opportunità, lavoro, relazioni e fiducia, il percorso di reinserimento diventa molto più difficile e il prezzo lo paga tutta la comunità” ha sottolineato Erika Angelini nel corso del primo appuntamento del programma di giustizia riparativa finanziata dalla Provincia su iniziativa della Commissione Pari Opportunità che si è svolta all’Università di Teramo, partner dell’iniziativa insieme agli Istituti superiori del Di Poppa – che gestisce corsi di formazione nel carcere di Castrogno – e dell’Iti Alessandrini.

A investire sui percorsi di Giustizia riparativa anche la Regione Abruzzo come ha sottolineato l’assessore regionale al sociale, Roberto Santangelo intervenuto alla presentazione: “Fare emergere i bisogni all’interno dei singoli presidi carcerari e poi provare a dare delle risposte complementari. Come Regione Abruzzo, stiamo mettendo in campo delle risorse importanti. Mi viene in mente la scheda a valere sul Fondo sociale europeo da 3 milioni di euro rivolta alla giustizia. Poi abbiamo investito per quanto riguarda i centri per i nuovi autori di reato circa 1.000.000 di euro. Ci sarà una scheda a valere sul Fondo sociale europeo. Sui Cav abbiamo in mano una scheda da 4 milioni di euro”.

I docenti Marco Pierdonati (docente di Diritto penale) e Rosita Del Coco (Diritto processuale) hanno inquadrato il tema rispetto alla normativa italiana, mentre Maria Rosaria Parruti, magistrato del Tribunale di sorveglianza di Pescara: “Nessuno è uguale a quello che era vent’anni fa, con la giustizia riparativa la risposta anche severa ad una colpa si concilia quindi con la funzione riparativa della pena. Perché l’obiettivo della società è quello che una volta fuori non si torni a delinquere”.

La presentazione del progetto si è conclusa con le testimonianze di Ilaria Vanna, responsabile di organismo di riparazione “CRISI“; di Icilio Martire, avvocato e mediatore esperto e di Giorgio Bazzega, figlio di Sergio Bazzega, maresciallo dei servizi di sicurezza antiterrorismo ucciso da Walter Alasia, appartenente alle brigate rosse, il 15 dicembre del ’76.

Il racconto del suo percorso ha catturato l’attenzione della platea: la sua vita è stata a lungo segnata dall’odio verso i carnefici e dal dolore per la scomparsa del genitore, ha conosciuto un punto di svolta grazie all’incontro con Manlio Milani presidente dell’associazione delle vittime di Piazza Loggia, che lo ha avviato a un lungo percorso di giustizia ripartiva. Grazie a quell’esperienza e dopo una lunga formazione, oggi è diventato mediatore penale esperto di giustizia riparativa e si dedica a tempo pieno a progetti di mediazione, laboratori con minori e adulti in pena alternativa e ristretti, testimonianze e formazione.

Prossimo appuntamento il 19 novembre quando si affronterà il tema: “Fra tutela delle vittime e la responsabilizzazione dei autori di violenza: il ruolo dei Centri Antiviolenza e di quelli per gli uomini maltrattanti”. L’evento ha il patrocinio della Prefettura alla presentazione rappresentata dal vicario Alberto Di Gaetano.

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