ACCEDI AL CANALE WHATSAPP E RICEVI LE TOP NEWS DEL GIORNO:

ACCEDI AL CANALE
Pubbliredazionali

Weedy Shop : CBD e sclerosi multipla

CBD e sclerosi multipla: una possibile risorsa contro alcuni dei sintomi più debilitanti

Dal dolore alla spasticità, cresce l’interesse per i cannabinoidi. Ma tra CBD, cannabis terapeutica e farmaci a base di THC e CBD esistono differenze importanti.

La sclerosi multipla è una malattia cronica del sistema nervoso centrale che può manifestarsi con sintomi molto diversi da persona a persona. Spasticità, rigidità muscolare, dolore, disturbi del sonno e problemi alla vescica possono incidere profondamente sulla qualità della vita.

Negli ultimi anni, l’interesse della comunità scientifica si è concentrato anche sui cannabinoidi, tra cui il cannabidiolo (CBD), per valutare se possano rappresentare un supporto nella gestione di alcuni di questi sintomi.

È però importante fare una distinzione: parlare genericamente di “CBD contro la sclerosi multipla” può essere fuorviante. Le evidenze cliniche più consistenti riguardano infatti preparazioni cannabinoidi standardizzate, spesso contenenti una combinazione di THC e CBD, e non necessariamente gli oli di CBD commercializzati come prodotti per il benessere.

Spasticità: il campo nel quale i cannabinoidi hanno mostrato maggiore interesse

Uno dei sintomi più frequenti e debilitanti della sclerosi multipla è la spasticità, caratterizzata da rigidità muscolare, spasmi e difficoltà nei movimenti.

È proprio su questo fronte che la ricerca sui cannabinoidi ha prodotto alcuni dei risultati più interessanti.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026, che ha preso in esame 27 studi randomizzati e oltre 3.000 partecipanti, ha rilevato che gli estratti contenenti THC e CBD possono determinare un miglioramento modesto della spasticità percepita dai pazienti rispetto al placebo. Gli autori sottolineano tuttavia che la certezza complessiva delle prove rimane bassa e che gli effetti sulle misurazioni oggettive della spasticità sono più limitati.

Un’altra revisione sistematica ha analizzato 31 studi e ha individuato nel nabiximols, uno spray oromucosale contenente THC e CBD, il cannabinoide più studiato per la spasticità associata alla sclerosi multipla. Anche questa analisi ha evidenziato un miglioramento dei sintomi, pur con una notevole variabilità tra gli studi.

Non soltanto rigidità: possibile sollievo anche dal dolore

La sclerosi multipla può essere accompagnata da diverse forme di dolore, compreso il dolore neuropatico.

Le revisioni degli studi clinici sui cannabinoidi hanno evidenziato benefici di entità generalmente limitata anche sul dolore riferito dai pazienti. Una meta-analisi di 17 studi, per esempio, ha rilevato effetti favorevoli dei cannabinoidi rispetto al placebo sulla spasticità percepita, sul dolore e, in misura minore, sui disturbi della funzione vescicale.

Questo non significa che il CBD possa eliminare il dolore causato dalla sclerosi multipla. Significa piuttosto che, in alcune persone e all’interno di un trattamento medico appropriato, i cannabinoidi potrebbero contribuire a ridurre alcuni sintomi.

CBD e qualità della vita

Quando una persona vive quotidianamente con rigidità muscolare, spasmi e dolore, anche una riduzione parziale dei sintomi può avere ripercussioni sulla vita quotidiana.

L’interesse verso i cannabinoidi nasce quindi anche dalla possibilità di intervenire sui sintomi che condizionano attività come camminare, dormire, muoversi e svolgere le normali attività quotidiane.

È tuttavia fondamentale non confondere il miglioramento dei sintomi con un’azione sulla malattia.

Il CBD non è una cura per la sclerosi multipla

Ad oggi non esistono prove sufficienti per affermare che il CBD curi la sclerosi multipla, blocchi la progressione della malattia o sostituisca le terapie modificanti la malattia prescritte dal neurologo.

Il possibile ruolo dei cannabinoidi è soprattutto quello di trattamento sintomatico e complementare in determinate situazioni.

Questa distinzione è fondamentale: ridurre una manifestazione della malattia non significa necessariamente modificare il processo patologico alla base della sclerosi multipla.

CBD puro e THC: non sono la stessa cosa

Uno degli errori più frequenti nella comunicazione sul CBD riguarda l’equivalenza tra tutti i prodotti a base di cannabis.

Il CBD è diverso dal THC. Il THC è il principale cannabinoide responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, mentre il CBD non produce lo stesso effetto psicoattivo.

Molti degli studi sulla sclerosi multipla, tuttavia, hanno utilizzato preparazioni contenenti entrambi i cannabinoidi, come il nabiximols.

Per questo motivo, non è scientificamente corretto prendere i risultati ottenuti con un farmaco standardizzato THC/CBD e attribuirli automaticamente a qualsiasi olio contenente esclusivamente CBD.

La sicurezza rimane un elemento centrale

Come qualsiasi sostanza biologicamente attiva, anche i cannabinoidi possono provocare effetti indesiderati.

Negli studi clinici sono stati riportati, tra gli altri, sonnolenza, vertigini e nausea. Le revisioni hanno inoltre evidenziato una maggiore frequenza complessiva di eventi avversi nei gruppi trattati con cannabinoidi rispetto al placebo.

Per una persona affetta da sclerosi multipla questo aspetto è particolarmente importante: eventuali effetti sulla vigilanza, sull’equilibrio o sulla coordinazione possono avere conseguenze concrete nella vita quotidiana.

Anche le possibili interazioni con altri farmaci devono essere valutate dal medico.

Una strada interessante, ma da percorrere con prudenza

La ricerca sui cannabinoidi nella sclerosi multipla è in continua evoluzione.

I dati disponibili indicano che alcune formulazioni cannabinoidi possono offrire un beneficio sintomatico, soprattutto sulla spasticità, e in alcuni casi sul dolore e sulla funzione vescicale. Le evidenze più recenti, però, invitano a considerare questi effetti come moderati e non universali.

Il punto fondamentale è quindi evitare due estremi: considerare il CBD una sostanza miracolosa oppure escludere a priori qualsiasi possibile utilità.

La strada più corretta è quella della ricerca scientifica e della medicina personalizzata: valutare il singolo paziente, i sintomi presenti, le terapie già utilizzate e i possibili rischi.

Conclusione

Il CBD e, più in generale, i cannabinoidi rappresentano oggi un interessante campo di ricerca nella gestione della sclerosi multipla.

Le evidenze disponibili suggeriscono un possibile beneficio soprattutto nel controllo della spasticità e di alcuni sintomi associati, ma non dimostrano che il CBD possa curare la malattia o impedirne la progressione.

Il futuro della ricerca potrebbe chiarire quali cannabinoidi, quali formulazioni e quali pazienti possano ottenere il maggiore beneficio.

Per chi convive con la sclerosi multipla, l’obiettivo non è sostituire le terapie consolidate con il CBD, ma capire se e quando un trattamento cannabinoide possa diventare, sotto controllo medico, uno strumento aggiuntivo per migliorare la gestione dei sintomi e la qualità della vita.

Articolo a carattere informativo. Il contenuto non sostituisce la valutazione di un neurologo o di altro professionista sanitario. L’eventuale utilizzo di cannabinoidi in presenza di sclerosi multipla deve essere valutato individualmente dal medico, anche in relazione alle altre terapie assunte.

Siamo

In via Turati 101 a porto d’Ascoli

in via Cesare Battisti 22 24 al centro di Ascoli Piceno!

in via Piemonte 103/B proprio a due passi dallo storico pub San Michele a San Benedetto del Tronto.

sul lungomare Marconi 128 proprio di fronte al pub Old Sponge a Alba Adriatica

Passateci a trovare!!

Per info 3248169597

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio

Adblock rilevato

Hai Attivato un blocco delle nostre Adv. Cityrumors è un Giornale Gratuito. Se vuoi continuare a leggerlo e supportarlo, per favore non bloccare le nostre pubblicità. Grazie.