
Silvi. Il giorno dopo, in Contrada Santa Lucia a Silvi Paese, la frana sembra aver concesso una tregua, nell’inesorabile movimento verso valle, la cui accelerazione di sabato mattina ha portato alla distruzione di quattro abitazioni, una delle quali completamente crollata.
Domani, 30 marzo, i tecnici della Protezione civile sistemeranno i sensori con cui monitorare eventuali nuovi movimenti, ma soprattutto verificare cosa stia accadendo a monte della provinciale 29b all’altezza dei crolli.
Nella parte soprastante a monte, su via San Rocco, infatti, il fondo è roccioso e offre più garanzie che escluderebbero rischi per altre abitazioni, ma adesso non è più solo il caso di sperare.
I residenti sono spaventati e arrabbiati e il clima qui alla periferia di Silvi Paese, è elettrico.
In un duro confronto verbale, chi ci vive ha incalzato il sindaco Andrea Scordella.
Il punto del contendere è la tempistica della messa in sicurezza. “Già dal 25 gennaio la strada aveva crepe visibili e un cedimento strutturale, ma non è stata chiusa fino a giovedì scorso”, accusano i cittadini. Il primo cittadino ha provato a rassicurare la folla: “In questo momento non risultano nuovi movimenti. Geologi ed esperti sono al lavoro e nei prossimi giorni verranno installati sensori di monitoraggio su tutto il versante”.
Ma la rabbia non si placa: il paese è di fatto isolato dopo che un’altra frana in Contrada Valle Scura ha interrotto i collegamenti principali, rendendo la quotidianità un incubo tra parcheggi selvaggi e strade d’accesso precluse anche ai mezzi pubblici e alle scuole.
E a proposito di scuole, domani non riapriranno le aule della scuole elementare di Silvi Paese e della scuola dell’infanzia ‘Belfiore’, chiuse ieri con ordinanza fino al primo aprile compreso, mentre la palestra comunale del Paese resterà chiusa fino al 6 aprile. La stessa ordinanza ha imposto l’evacuazione di altri due fabbricati su via San Rocco, nella parte sopra al tratto della provinciale 28b – chiusa giovedì scorso dalla Provincia di Teramo – interessata dal massiccio smottamento.
Tra quelli che si sentono ‘miracolati’ ci sono i titolari del B&B interessato dalla frana, la famiglia Di Bernardo: “Non abbiamo più niente, nemmeno i vestiti. Speravamo di recuperare almeno qualche piatto, un paio di lenzuola, ma ora è tutto sotto le macerie”.



