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Nasconde droga nelle parti intime per portarla in carcere: denunciata a Pescara

Pescara. Un tentativo di introdurre droga in carcere è stato sventato dalla Polizia Penitenziaria nella casa circondariale di Pescara.

A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che esprime “vivo apprezzamento” per l’operazione condotta dal personale in servizio nell’istituto abruzzese”.

Protagoniste dell’intervento due agenti che, nel corso dei controlli di routine previsti per i colloqui, hanno notato un atteggiamento sospetto da parte di una donna proveniente dalla provincia di Foggia, giunta per incontrare un familiare detenuto. L’intuito operativo e la profonda conoscenza delle dinamiche penitenziarie hanno indotto le
operatrici ad approfondire le verifiche con una perquisizione personale.

L’attività di controllo ha consentito di rinvenire un involucro contenente circa 100 grammi di hashish, occultato nelle parti intime. La sostanza, se immessa nel circuito detentivo, avrebbe potuto alimentare un illecito giro d’affari di diverse migliaia di euro, con possibili ricadute in termini di indebiti condizionamenti, debiti tra detenuti e pressioni sui familiari per ulteriori tentativi di introduzione di stupefacenti.

La donna è stata deferita all’Autorità giudiziaria competente.

Il SAPPE sottolinea come l’episodio “confermi l’elevato livello di preparazione, professionalità e senso del dovere del Corpo di Polizia Penitenziaria”, impegnato quotidianamente nel garantire sicurezza e legalità all’interno degli istituti di pena.

«Questo episodio dimostra, ancora una volta, l’importanza del lavoro svolto quotidianamente dal personale di Polizia Penitenziaria – dichiara il segretario provinciale SAPPE di Pescara, Giovanni Scarciolla – che, con dedizione e grande attenzione operativa, riesce a contrastare efficacemente i tentativi di introduzione di sostanze
stupefacenti, tutelando la sicurezza degli operatori, dei detenuti e dell’intera collettività».

Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE: «È continua l’azione di contrasto contro l’introduzione e la detenzione di droga e telefoni cellulari in carcere. Si tratta di un fenomeno in crescita a livello nazionale, che vede quotidianamente impegnati uomini e donne del Corpo. L’operazione di Pescara testimonia come la Polizia Penitenziaria, oltre a partecipare attivamente al percorso rieducativo e trattamentale, svolga con abnegazione e competenza una fondamentale attività di polizia».

«Il lavoro in carcere è spesso invisibile – aggiunge –: mentre l’arresto di un latitante occupa le prime pagine, ciò che accade negli anni successivi negli istituti penitenziari raramente fa notizia. Eppure, è proprio lì che si gioca una partita decisiva per la sicurezza del Paese».

Infine, Giuseppe Ninu, segretario nazionale SAPPE per l’Abruzzo, rinnova l’appello alle istituzioni: «Investire nella sicurezza significa avere carceri più sicure, a Pescara come in tutte le strutture detentive abruzzesi. Il Corpo di Polizia Penitenziaria ha dimostrato negli anni di essere un presidio fondamentale nella difesa della società contro la criminalità, con competenze e risorse che meritano di essere ulteriormente valorizzate e sostenute».

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