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Pescara

Esposto dei cittadini contro il porta a porta nel centro di Pescara

Pescara. “Non chiediamo un passo indietro, ma un passo avanti. Chiediamo di guardare oltre il ‘porta a porta’, perché nelle aree ad alta densità abitativa, come Porta Nuova e il centro, questo sistema non è efficace”.

Lo ha afferma ieri il presidente dell’associazione Insieme per Pescara, Luca Liberati, a margine dell’assemblea pubblica che si è svolta nella sala parrocchiale della chiesa dello Spirito Santo, alla presenza di una cinquantina di cittadini, per fare il punto sul sistema porta a porta di recente esteso al centro della città.

Dall’incontro, quindi, emergono reazioni decisamente contrastanti con il primo bilancio del servizio fatto tratto ieri dall’amministrazione Masci.

Dopo due diffide al Comune, l’associazione annuncia ora un esposto. “Non siamo assolutamente contrari alla svolta ambientale che il Comune vuole perseguire, anzi vogliamo cavalcarla e fare in modo che i cittadini vi partecipino in maniera consapevole, ma senza gravare ulteriormente su di loro dal punto di vista sociale, ambientale ed economico”, dice Liberati, indicando nelle campane informatizzate una possibile alternativa: “Possono invogliare le persone a differenziare senza incidere negativamente sulla qualità della vita e consentirebbero di applicare una tariffa puntuale della Tari: chi sarà più virtuoso pagherà di meno”.

“È vero che esiste il cittadino che conferisce male i rifiuti e invitiamo tutti a rispettare le regole, ma non si può negare che il sistema non funzioni al cento per cento – afferma, a proposito del bilancio tracciato oggi dal Comune -. Bisogna allargare lo sguardo e valutare anche le criticità del modello”.

Secondo l’associazione ci sono rischi anche dal punto di vista sanitario, che “con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle temperature saranno ancora maggiori e questo rappresenterà anche un pessimo biglietto da visita per i turisti. Dopo due diffide completamente disattese – conclude Liberati – è naturale pensare di rivolgersi a una parte terza dello Stato che possa stabilire se i rischi che segnaliamo siano reali oppure no”.

foto: ansa.it

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