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Pescara

Bonifica Bussi e Piano d’Orta: la commissione Ambiente della Regione tornano nei siti inquinati

Bussi sul Tirino. Si svolgerà nelle prossime settimane il sopralluogo della Commissione regionale Ambiente e Territorio nei siti delle discariche di Bussi sul Tirino e Piano d’Orta.

A richiederlo il consigliere regionale Antonio Di Marco, vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio e già presidente della Provincia di Pescara all’epoca dei provvedimenti che portarono all’individuazione del soggetto inquinatore, che spiega. “L’iniziativa nasce dalla necessità di verificare direttamente lo stato delle aree interessate dalla contaminazione ambientale e di approfondire l’andamento delle attività di bonifica, tema che continua a rappresentare una delle più importanti questioni ambientali e sanitarie dell’Abruzzo. Al sopralluogo parteciperanno sia i consiglieri, sia i rappresentanti dei Comuni interessati e dei soggetti coinvolti a vario titolo nelle procedure di risanamento, affinché possa svolgersi un confronto trasparente e approfondito sullo stato degli interventi e sulle prospettive future”, annuncia il consigliere regionale Antonio Di Marco,

“È fondamentale mantenere alta l’attenzione su una vicenda che riguarda non solo Bussi e Piano d’Orta, ma un intero territorio che per anni ha convissuto con le conseguenze di uno dei più gravi casi di inquinamento ambientale del Paese – sottolinea Antonio Di Marco – La bonifica deve procedere nei tempi e con le modalità previste, nel pieno rispetto del principio secondo cui chi inquina deve farsi carico delle proprie responsabilità. Le comunità locali hanno diritto a risposte certe, a un monitoraggio costante e alla piena tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Il sopralluogo consentirà alla Commissione di acquisire ulteriori elementi utili per valutare lo stato di avanzamento delle attività in corso e per verificare che gli impegni assunti nei confronti del territorio trovino concreta attuazione. In una fase in cui sono in corso nuove iniziative e procedure relative ai siti contaminati, è ancora più importante che le istituzioni esercitino pienamente il proprio ruolo di controllo e vigilanza – conclude Di Marco – . La priorità resta il completamento delle bonifiche e la restituzione di questi territori alle comunità in condizioni di piena sicurezza ambientale”.

Intanto Tre Monti, società che con Edison Regea è impegnata nelle attività di risanamento del sito, annuncia che “è previsto nell’autunno 2026, ad opera della società Tre Monti, l’avvio dell’intervento di desorbimento termico finalizzato alla riduzione dei contaminanti presenti nel comparto nord dell’area Tremonti, interna al SIN di Bussi sul Tirino. Un intervento altamente innovativo e tra i primi in Italia per estensione dell’area, volume e profondità nel terreno dei materiali trattati”.

Nell’ambito del convegno “Modello Abruzzo: rigenerazione e comunità”, Tre Monti e Edison Regea, hanno illustrato i prossimi progetti: quello di desorbimento termico nell’area Tre Monti e la sperimentazione, da parte di Edison Regea, di una tecnologia di biorisanamento mediante Groundwater Circulation Wells all’interno dello
stabilimento di Società Chimica Bussi.

Il desorbimento termico è una tecnologia che permette di trattare i contaminanti presenti in profondità, senza
movimentazione del terreno: avvalendosi di sonde termiche, il suolo viene riscaldato fino a temperature di 100°
C, determinando la vaporizzazione delle sostanze volatili e semi-volatili presenti, che vengono captate e
convogliate all’interno di impianti di trattamento.

A valle di un test pilota condotto nel 2023 con un esito di decontaminazione di oltre il 97%, è stato approvato
dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energica, nell’ottobre 2025, il progetto per estendere l’intervento
di desorbimento termico a tutta la zona settentrionale dell’area Tre Monti, per una superficie complessiva di
oltre 6.000 mq, un volume di terreno di 29.000 m3 con una profondità di infissione delle sonde di riscaldamento tra gli 8 e i 15 m. Per realizzare l’intervento si stima che i pozzi necessari saranno oltre 1.000, che costituiranno il complesso sistema di riscaldamento, estrazione vapori e monitoraggio dei parametri necessari al settaggio impiantistico.

A marzo 2026 sono state avviate le opere di realizzazione del sistema di confinamento statico, necessarie
a sostenere le successive opere di scavo per la rimozione dei materiali non conformi: un diaframma
strutturale in conglomerato cementizio armato, parallelo al viadotto autostradale, lungo fino a 160 metri e
profondo 23 metri, e un diaframma ambientale, sul lato nord, di circa 47 metri.

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