Auto sommerse nel parcheggio dell’ospedale di Pescara: il Comune colpevole per metà

Pescara. Furono tante le auto che, nel primo pomeriggio del 10 luglio del 2019, finirono letteralmente sommerse all’interno del parcheggio dell’ospedale di Pescara, quando un violento nubifragio colpì la città e, tra grandinate furibonde fiumi d’acqua fangosa, disastrarono il capoluogo adriatico.
Vittime di quel disastro finirono anche i dipendenti dell’ospedale civile che avevano lasciato l’auto nel parcheggio “silos” a loro riservato tra via Paolini e via Fonte Romana, che finì sott’acqua a causa del mancato deflusso del sistema fognario. L’allagamento fu talmente imponente che intervennero anche i sommozzatori dei vigili del fuoco per verificare che nessuna persona fosse rimasta intrappolata nei veicoli.
Ma quei danni, almeno per metà, vengono ora risarciti. Come riporta Il Messaggero, a distanza di 7 anni il tribunale civile ha condannato il Comune di Pescara a risarcire per metà i danni – per un totale di 58mila euro -riportati dalle auto di 20 persone che hanno fatto causa.
Secondo il giudice Rossa Villani, il risarcimento spetta al Comune perché “essendo le reti fognarie cittadine sotto il controllo dell’Ente comunale, è configurabile la responsabilità civile dei danni cagionati dalle cose in custodia, a maggior ragione considerando che il Comune di Pescara è altresì proprietario del parcheggio in oggetto”.
Al Comune, proprietario del parcheggio, il giudice imputa anche la “condotta negligente” dovuta alla mancata dichiarazione de “lo stato di allerta rossa, dichiarando la mera allerta gialla per rischio idrogeologico” e per non aver chiuso il “silos impedendo al personale medico ospedaliero di accedervi con le proprie autovetture o, quantomeno, il custode del parcheggio, quel giorno ivi presente, avrebbe dovuto allertare chi di competenza ed il personale ospedaliero favorendo, così, lo spostamento delle automobili evitando le conseguenze negative verificatesi”.
La richiesta di risarcimento iniziale è stata superiore ai 125mila. Il procedimento, negli anni, ha visto il Comune difendersi in base alla “sussistenza del fortuito, costituito dal carattere eccezionale delle piogge che, nella fattispecie, hanno assunto i caratteri propri dell’imprevedibilità ed inevitabilità del danno” e tirare in ballo la Asl “in quanto il bene (parcheggio) è stato medio tempore nella disponibilità esclusiva dell’Asl”. E in ballo c’è finita anche l’Aca, per quanto l’azienda acquedottistica concerne in materia di gestione fognaria.
In definitiva, però, il giudice ha ribadito che “con lo stato attuale delle conoscenze scientifiche in ambito meteorologico, un temporale non può più essere definito un evento imprevedibile, trattandosi di un fenomeno atmosferico ben noto, studiato e modellizzato da decenni, che si verifica in condizioni riconoscibili e monitorabili”, e che “il Comune, in quanto proprietario del parcheggio, non può ritenersi estraneo alla mancata adozione della cautela della quale si parla, ovvero la chiusura dell’area de qua, in guisa da impedire a chiunque di usufruirne”.
La sentenza finale, quindi, ha attribuito la colpa al 50% e il risarcimento di 58mila euro.



