
Montesilvano. L’Associazione Mediterranea Saving Humans Pescara e USB Federazione del Sociale Abruzzo e Molise denunciano, con una nota congiunta, “la grave situazione di abbandono istituzionale che coinvolge tre giovani cittadini afghani, recentemente divenuti maggiorenni, attualmente privi di qualsiasi forma di tutela, alloggio e sostentamento”.
“I tre ragazzi”, riferiscono, “arrivati in Italia da pochi mesi e identificati nel territorio di Pordenone tra ottobre e novembre 2025, erano stati inizialmente presi in carico dai servizi sociali locali e successivamente inseriti in una comunità di accoglienza a Montesilvano, dove hanno partecipato a percorsi di integrazione sociale. Al compimento della maggiore età, tuttavia, i giovani sono stati dimessi dalla struttura senza che fosse garantita alcuna continuità assistenziale. Da quel momento, la loro situazione è precipitata in un inaccettabile vuoto istituzionale: rimpalli di competenze tra enti e amministrazioni hanno di fatto lasciato i ragazzi senza riferimenti, nonostante siano titolari di permesso di soggiorno e richiedenti protezione internazionale”.
“Attualmente i tre neomaggiorenni si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità: non parlano la lingua italiana, non dispongono di un alloggio né di mezzi di sostentamento, e sono completamente privi di supporto istituzionale”, spiegano ancora le associazioni che sottolineano “il proprio impegno concreto nel favorire percorsi di integrazione e inclusione sociale per i giovani coinvolti. Tuttavia, evidenziano come, in assenza di un adeguato supporto da parte delle istituzioni competenti, ogni sforzo rischi di risultare vano e inefficace”.
Mediterranea Pescara e USB ricordano “che i giovani in questione sono cittadini afghani in fuga da una grave crisi umanitaria e che, in quanto richiedenti asilo, hanno diritto alla protezione internazionale e al rispetto dei diritti fondamentali, tra cui l’accoglienza e l’assistenza”, e chiedono con urgenza alle Prefetture competenti e ai Servizi Sociali di intervenire immediatamente per “garantire un alloggio dignitoso, attivare percorsi di accoglienza e integrazione, assicurare la continuità della tutela prevista dalla normativa vigente”.
“Si sollecita inoltre un chiarimento sulle responsabilità istituzionali che hanno portato a questa situazione, affinché casi simili non si ripetano”, conclude la nota.



