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L'Aquila

Uccisione dell’orsa Amarena: il processo slitta ancora, nuova udienza il 5 giugno

L’Aquila. A tre anni dai fatti, il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena non è ancora riuscito a entrare nel vivo. Anche l’udienza prevista oggi, 20 maggio, è stata rinviata: il giudice ha disposto un nuovo slittamento al 5 giugno per consentire alle associazioni costituite parte civile di rispondere alle numerose eccezioni presentate dalla difesa dell’imputato riguardo proprio alla loro ammissione nel procedimento.

Le associazioni avranno quindi il tempo necessario per esaminare e contestare le questioni sollevate.
Il WWF, assistito dall’avvocato Michele Pezone, ribadirà la piena legittimità della propria costituzione di parte civile, chiedendo che il processo possa finalmente iniziare e che venga avviata la fase istruttoria. Sono oltre cinquanta i soggetti coinvolti nella richiesta di costituzione di parte civile.

Il procedimento aveva già subito diversi rinvii, a dicembre 2024, gennaio 2026 e aprile 2026, sempre per motivi tecnico-procedurali che hanno finora impedito di affrontare il merito della vicenda.
Il caso ha un forte valore simbolico e ambientale. Il WWF Italia figura tra le parti civili nel processo relativo all’uccisione di Amarena, femmina di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una sottospecie unica dell’Appennino centrale considerata in pericolo critico di estinzione. L’episodio risale all’agosto 2023 ed è avvenuto a San Benedetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila.
L’orsa fu abbattuta mentre si trovava con i suoi due cuccioli, un fatto che ha colpito profondamente l’opinione pubblica e che rappresenta un danno grave per una popolazione animale già estremamente vulnerabile.
Vicende come questa evidenziano ancora una volta quanto i reati contro la fauna selvatica siano spesso accompagnati da ritardi, ostacoli procedurali e difficoltà nell’assicurare pene efficaci, alimentando il rischio di una percezione diffusa di impunità anche nei casi più eclatanti.
Amarena era diventata nel tempo il simbolo della convivenza possibile tra uomo e natura, conosciuta ben oltre i confini dell’Abruzzo. Per questo motivo, l’assenza di una risposta giudiziaria tempestiva rischia di trasmettere un segnale molto pericoloso: che persino l’uccisione illegale di un orso bruno marsicano, avvenuta davanti ai suoi cuccioli, possa rimanere senza reali conseguenze.
L’auspicio è che il procedimento possa finalmente proseguire senza ulteriori ostacoli, anche alla luce del delicato contesto che coinvolge la tutela della fauna selvatica, segnato recentemente anche dalle indagini sull’avvelenamento di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Il WWF continuerà a seguire con attenzione tutte le fasi del processo, ribadendo la necessità di garantire sanzioni adeguate e certe per chi commette crimini contro la natura.

 

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