
L’Aquila. Gli eredi della donna ricoverata per Covid all’ospedale San Salvatore di L’Aquila, deceduta il 3 novembre del 2020 a causa della mancata apertura della porta del reparto di terapia intensiva, hanno adito il Tribunale civile di L’Aquila al fine di definire le responsabilità della struttura ospedaliera aquilana e per conseguenza ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti, iure proprio e iure hereditatis.
I tre legittimi eredi, due figli e il coniuge, con il patrocinio dell’Avv. Prof.ssa Carlotta Ludovici del Foro di L’Aquila, hanno richiesto in particolare l’accertamento ed il riconoscimento delle gravi responsabilità dovute a colpa grave per negligenza ed imperizia a carico della Asl 1 Avezzano Sulmona L’Aquila, atteso che, se la porta non fosse rimasta bloccata ed i sanitari fossero potuti entrare nella stanza di degenza, la giovane donna si sarebbe salvata con assoluta certezza.
Difatti, il collegio medico peritale a suo tempo incaricato dalla Procura, composto da due medici specializzati di Roma, nel proprio elaborato peritale hanno affermato con assoluta certezza che il decesso della paziente poteva essere evitato mediante l’intervento entro 3 – 5 minuti di un anestesista – rianimatore che avrebbe riposizionato correttamente la cannula tracheale e/o avrebbe intubato la paziente per via oro – tracheale. Gli stessi hanno, altresì, affermato che la chiusura della porta e la sua apertura dopo un periodo di tempo (circa 15 minuti) troppo prolungato hanno causato la morte della paziente. I due periti hanno evidenziato, altresì, che la paziente non doveva trovarsi in una stanza chiusa con porta/e non in vetro che non permetteva/no la visione continua della paziente.
Oltretutto è da sottolineare, con ragguardevole stupore, che la porta in questione (parimenti le altre porte presenti all’interno della struttura c.d. G8, tutte fatte revisionare su incarico del primario a seguito del nefasto evento) era dotata di serratura a chiave tradizionale e nottolino, quindi assolutamente non a norma, circostanza questa a dir poco inconcepibile, trattandosi di un reparto di terapia intensiva che al più prevede porte automatiche o scorrevoli su un laterale, spesso con ampie superfici vetrate. Nel caso specifico, incredibilmente, nel reparto di terapia intensiva vi era una porta di quelle che vengono usate all’interno delle case, ed infatti, per tale superficialità e negligenza, una povera donna ci ha rimesso la vita, oltretutto non senza sofferenze, considerato che le è venuta a mancare l’aria, così come dichiarato dallo stesso personale medico intervenuto dopo oltre 15 minuti per aver sfondato la porta in questione.
Rileva l’unicità (almeno in Italia) di questo triste e crudele episodio, imputabile, ad avviso degli eredi supportato delle perizie medico – legali, alle carenze strutturali e organizzative del presidio ospedaliero in cui la vittima era ricoverata.
I tre eredi hanno avanzato la richiesta di ristoro di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti e subendi a causa dell’improvviso decesso della di loro genitrice, causato da responsabilità grave della struttura ospedaliera aquilana quantificati nella somma prudenziale e complessiva di circa 1 milione di euro.
“Si badi bene, in quella situazione, si sarebbe potuto trovare chiunque di noi. Quello che è accaduto e’ semplicemente assurdo, tanto che si tratta di un caso unico in Italia”.



