‘Obiettivo Zero Senzatetto’: il Comune di Chieti presenta percorsi e risultati dei progetti di inclusione abitativa

Chieti. A Chieti una mattinata di confronto, testimonianze e progetti concreti per raccontare come sia possibile trasformare l’accoglienza in percorsi reali di autonomia e inclusione sociale. Negli spazi della Capanna di Betlemme si è svolto “Obiettivo Zero Senzatetto”, iniziativa promossa dal Comune di Chieti e dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Politiche della Casa, dedicata ai progetti di housing first, emergenza abitativa e reinserimento sociale attivati sul territorio grazie alla collaborazione tra istituzioni, associazioni e operatori del terzo settore.
“Di fronte a un’emergenza sociale che in Italia continua a crescere, le istituzioni hanno il dovere di scegliere se limitarsi a gestire il problema oppure provare davvero a cambiarlo – il saluto del sindaco Diego Ferrara – . I dati nazionali ci raccontano una realtà drammatica: secondo le ultime rilevazioni Istat, nelle principali aree metropolitane italiane oltre 10 mila persone vivono senza dimora e quasi la metà dorme ancora in strada o in sistemazioni di fortuna. Per questo rivendico con orgoglio il fatto che Chieti sia stata la prima città d’Abruzzo ad attivare un progetto Housing First, scegliendo un modello che mette al centro la persona e il diritto alla casa. Con l’assessora Alberta Giannini e con il lavoro straordinario degli operatori e delle associazioni del territorio, abbiamo dimostrato che anche un Comune può costruire una risposta seria e innovativa contro l’estrema povertà”.
“Abbiamo scelto di approfondire il modello Housing First perché, come è stato ricordato oggi, al centro devono esserci sempre le persone – così l’assessora Alberta Giannini – . Il percorso è iniziato nel 2023 con le prime accoglienze e si è rafforzato grazie a un finanziamento di 715.000 euro che ci ha consentito di ristrutturare alcuni alloggi comunali e, contemporaneamente, di attivare appartamenti in affitto per l’housing temporaneo. Fin dall’inizio abbiamo voluto affiancare all’accoglienza un vero percorso sociale e di autonomia, perché l’assistenza da sola non basta: bisogna restituire dignità e opportunità. Lo dimostra la storia di un ragazzo accolto nel progetto che, durante questo percorso, ha conseguito la qualifica da OSS ed è stato assunto in una cooperativa che gestisce un altro progetto PNRR dedicato al co-housing per persone con disabilità. Anche per il piano freddo abbiamo fatto una scelta precisa: non un dormitorio, ma appartamenti attrezzati e dignitosi, perché chi vive una fragilità ha bisogno non solo di un posto letto, ma di uno spazio in cui sentirsi accolto e protetto. Parallelamente abbiamo riaperto la graduatoria per l’emergenza abitativa, che ci permette di intervenire rapidamente nei casi di maggiore fragilità, assegnando alloggi a nuclei familiari in difficoltà. A questo si aggiunge il progetto di co-housing per persone con disabilità, finanziato dal PNRR, che proseguirà anche dopo il 2026 grazie ai fondi del “Dopo di Noi”. La nostra idea è chiara: il sociale non può limitarsi all’assistenza, ma deve costruire autonomia, inclusione e dignità. Perché la casa è il punto di partenza per riprendersi la propria vita e il lavoro è uno strumento di integrazione, crescita e partecipazione. Io credo profondamente che mettere al centro la persona significhi questo”.
“Questo progetto nasce da un’idea semplice ma fondamentale: la casa viene prima di tutto aggiunge Luca Fortunato, coordinatore dei due progetti – . L’Housing First parte proprio da qui, da un modello già sperimentato nel Nord Europa, che dimostra come dare subito una casa a chi vive una grave fragilità significhi creare le condizioni per ricostruire una vita. A Chieti siamo stati i primi in Abruzzo ad attivare questo percorso, grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale e con l’assessora Alberta Giannini, che su questi temi è stata un vero motore operativo. Abbiamo accolto 15 persone che vivevano in strada o in condizioni estreme, accompagnandole con un lavoro quotidiano di prossimità, ascolto e inclusione. Non abbiamo dato soltanto un tetto, ma bollette pagate, supporto psicologico, corsi di formazione, orientamento al lavoro e una presenza costante degli operatori sociali. Il dormitorio spesso risolve l’emergenza di una notte; un appartamento, invece, restituisce stabilità e dignità e permette alle persone di progettare il futuro. Dei 15 ospiti accolti, solo uno è tornato in strada e per problematiche sanitarie legate alle dipendenze che richiedono un intervento sociosanitario specifico. Questo dimostra che il modello funziona e che investire sull’inclusione è possibile. Oggi però serve una risposta più ampia all’emergenza abitativa, perché in Abruzzo stanno aumentando gli sfratti esecutivi e sempre più famiglie rischiano di trovarsi in difficoltà”.
“Ho vissuto due anni in strada, dormendo in una grotta o in una stanza con una finestra senza vetri, rischiando ogni inverno di morire di freddo – racconta una delle persone coinvolte nell’Housing First – . Quando sono tornato in Italia, dopo 25 anni all’estero, mi sono ritrovato completamente solo dopo la morte dei miei genitori. Grazie al progetto e all’aiuto del dottor Luca Fortunato e dell’assessora Alberta Giannini, ho avuto un’opportunità concreta: prima il piano freddo, poi l’Housing First e infine una casa dove poter vivere in modo dignitoso. Oggi ho una residenza, un lavoro part-time, una casa con tutto quello che serve e posso finalmente fare una vita normale. Sembra poco, ma dopo aver vissuto in strada poter fare il bucato, avere il riscaldamento o semplicemente chiudere una porta dietro di sé significa tantissimo. Sono infermiere, parlo cinque lingue e ho lavorato nella ristorazione: avevo perso tutto, ma non la voglia di ricominciare. Per questo sarò sempre riconoscente verso chi mi ha aiutato a rialzarmi e a tornare a vivere con dignità”.



