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Medici del 118: la Asl richiede le somme dell’indennità di rischio. Il provvedimento che fa discutere

Applicato il nuovo accordo regionale ma si richiedono somme antecendenti al provvedimento fino a 50mila euro

Pescara. I medici del 118 ricevano una comunicazione pec, senza preavviso, per l’avvio delle procedure di recupero di somme che vengono ritenute “indebitamente corrisposte”, relativa alle indennità di rischio che gli stessi medici hanno percepito per l’attività svolta sui mezzi di soccorso.

E il provvedimento, frutto di una comunicazione che arriva dalla Asl di Pescara, stanno generando un malcelato malessere da parte dei medici, per tutta una serie di ragioni.
Le richieste riguardano annualità comprese tra il 2017 e il 2024 e, in diversi casi, raggiungono importi compresi tra 16.000 e 50.000 euro per singolo medico. Le notifiche non sono state inviate soltanto ai professionisti attualmente in servizio, ma anche a colleghi già collocati in pensione.

I compensi percepiti.
Erano previsti da un Accordo Integrativo Regionale vigente all’epoca dei pagamenti;
sono stati deliberati ed erogati dalla stessa Azienda sanitaria;
Sono stati regolarmente riportati nei cedolini mensili per anni;
Non sono mai stati oggetto di rilievi o contestazioni fino ad oggi;
Sono stati percepiti in assoluta buona fede dai medici interessati.

La motivazione del recupero viene ricondotta al nuovo Accordo regionale approvato nel dicembre 2025, che non contempla più tale indennità. Tuttavia, le somme richieste si riferiscono a periodi antecedenti alla sua entrata in vigore, quando la disciplina precedente era vigente e applicata dall’amministrazione stessa.
Oltre alla richiesta di pagamento entro 30 giorni, in molti casi sono già state avviate trattenute mensili sugli stipendi. Per i medici cessati dal servizio vengono prospettate azioni di recupero anche in sede giudiziale in caso di mancato pagamento o di mancato accordo rateale.
La questione non è soltanto economica. Essa investe principi fondamentali quali:
• la certezza del diritto nei rapporti tra Pubblica Amministrazione e professionisti;
• la tutela del legittimo affidamento;
• la proporzionalità dell’azione amministrativa;
• l’equilibrio tra eventuali responsabilità gestionali e diritti dei lavoratori.
I medici del 118 garantiscono quotidianamente la gestione delle emergenze sanitarie sul territorio, operando in contesti complessi, con elevatissime responsabilità cliniche e medico-legali, spesso in condizioni di carenza strutturale di personale. In questo scenario, richieste retroattive di importi fino a 50.000 euro rischiano di produrre un impatto gravissimo non solo sul piano economico personale, ma anche sul clima professionale e sulla stabilità del servizio.
Quanto sta accadendo nella ASL di Pescara potrebbe inoltre costituire un precedente per l’intero sistema regionale dell’emergenza territoriale abruzzese.
In un contesto in cui si discute pubblicamente del rilevante disavanzo sanitario regionale e del rischio di commissariamento, appare legittimo interrogarsi se sia corretto e sostenibile tentare il riequilibrio dei conti intervenendo retroattivamente su professionisti che hanno garantito per anni un servizio essenziale.
Non si parla di compensi straordinari o discrezionali, ma di voci stipendiali previste da un accordo regionale e liquidate dall’Azienda stessa. Se vi sono stati errori amministrativi o interpretativi, non possano ricadere integralmente sui singoli medici che hanno semplicemente svolto il proprio lavoro.

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