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La Regione vuole vendere ampie porzioni dei tratturi, anche alle Cinque Miglia. La proposta

La Regione Abruzzo ha avviato le procedure di Valutazione Ambientale(V.A.S. e V.Inc.A.) per il Piano Speciale Territoriale dei Tratturi e tra le proposte in campo vi è quella di alienare tratti rilevanti del bene anche in punti strategici nella storia della pastorizia come il piano delle Cinque Miglia.

Le associazioni Italia Nostra, Forum H2O, ForumAmbientalista e Stazione Ornitologica Abruzzese hanno depositato dettagliate osservazioni in cui hanno segnalato gravissime carenze tecniche del piano, lacune diffuse e, soprattutto, una normativa allegata al Piano contraddittoria e pericolosa per la tutela del tratturi.

Intanto i tratturi vengono suddivisi in sole 3 categorie: A)le porzioni più conservate; B)i “fondi tratturali situati in prossimità o in continuità con i centri urbani e le frazioni” e C) i tratti che sono stati antropizzati completamente e che possono essere anche alienati.

Ebbene, le associazioni evidenziano che tale classificazione banalizza anche i tratti, la maggioranza, che sono stati occupati da coltivazioni, spesso di pregio, per i quali non è stata prevista una specifica categoria. Di conseguenza tali porzioni sono inserite artificiosamente e in maniera fuorviante nella categoria B di continuità con i centri urbani. A ciò si aggiungono pure evidenti e clamorosi errori, come quello di classificare in classe C un ampio tratto delle Cinque Miglia, rendendolo quindi addirittura alienabile.

Esempio lampante della erroneità di tale scelta è il tratto a monte e a valle di Peltuinum, la città romana simbolo della transumanza in quanto situata esattamente sul tratturo. Ebbene, anche in questo caso un lunghissimo tratto, in piena campagna, con un panorama mozzafiato, viene clamorosamente classificato come una periferia di un centro urbano!

Le associazioni puntano il dito anche sulla normativa proposta, in cui da un lato a parole si sostiene di voler tutelare il bene ma dall’altro si rendono autorizzabili interventi anche pesanti come infrastrutture stradali o strutture turistiche permanenti. Per il resto si rendono possibili interventi con un profluvio di termini generici e privi di significato tecnico, come, ad esempio, “parcheggi limitati” oppure “trasformazioni moderate” che lasciano lo spazio a interpretazioni di ogni genere in sede attuativa.

Le associazioni ritengono che questa proposta maldestra e pericolosa debba essere fermata procedendo a una profonda revisione che metta al centro la tutela e il recupero del bene tratturale, attraverso un’istruttoria tecnicamente appropriata che operi anche ad una scala fine e non in maniera grossolana.

I tratturi, larghi 111 metri, rappresentano un patrimonio identitario centrale nella storia dell’Appennino e spesso costituiscono isole di preziosa biodiversità e non devono essere gestiti in maniera così approssimativa se non dannosa. Per questo le associazioni lanciano un appello a tutti i portatori di interesse, agli studiosi, alle associazioni, agli specialisti affinché diano un contributo per fermare la proposta attuale e redigerne una che garantisca la salvaguardia di questo bene comune e un suo utilizzo, a partire da quello turistico e agricolo, realmente sostenibile con misure precise e chiare.

 

 

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