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Forza Italia, tregua armata in Abruzzo: Pagano verso la riconferma, Sospiri resta in partita per il Parlamento

Abruzzo. Il congresso regionale del 13 giugno dovrebbe chiudersi con una soluzione unitaria. Il deputato pescarese resta al comando, Santangelo verso la vicesegreteria, mentre per Sospiri la partita romana resta possibile ma non blindata.

Forza Italia in Abruzzo va verso il congresso unitario. Secondo quanto filtra da ambienti politici romani e regionali, l’accordo sarebbe ormai chiuso: Nazario Pagano sarà riconfermato alla guida del partito, Roberto Santangelo dovrebbe assumere il ruolo di vice coordinatore vicario, mentre Lorenzo Sospiri resta in campo per una possibile partita nazionale.
Più che una pace definitiva, sembra una tregua armata. Il punto politico, però, è chiaro: Pagano esce dal confronto come il grande vincitore della fase. Dopo settimane di tensioni, conte interne, pressioni territoriali e tentativi di ridefinire gli equilibri del partito, la linea nazionale avrebbe scelto la continuità.
Non una continuità qualsiasi, ma quella rappresentata da un parlamentare che oggi presiede la commissione Affari costituzionali della Camera e che, proprio in questa fase, si trova al centro di uno dei dossier più delicati per il futuro della maggioranza: la nuova legge elettorale.
In Abruzzo il messaggio è netto: il partito resta ancorato a Roma. La gestione territoriale, soprattutto quella legata agli equilibri regionali, potrà anche essere distribuita tra le diverse aree. Ma lo spazio politico non occupato da Fratelli d’Italia, quello che Forza Italia vuole presidiare per restare decisiva nel centrodestra abruzzese, passa ancora da chi ha relazioni nazionali forti e accesso diretto ai tavoli che contano.
Santangelo porta a casa una posizione di peso nella governance interna. Per l’area aquilana è un riconoscimento non secondario. Sospiri, invece, potrebbe giocarsi la carta più ambiziosa: Roma.
Ma è proprio qui che la partita diventa più complessa. Sospiri resta un nome forte: ha consenso, esperienza, peso istituzionale e un radicamento evidente dentro il centrodestra regionale. Tuttavia, una sua eventuale candidatura alle Politiche non sarebbe automaticamente blindata.
Il precedente del 2022 pesa. Allora Sospiri era capolista al Senato per Forza Italia, ma il seggio non scattò. A prevalere fu il Movimento 5 Stelle, con Gabriella Di Girolamo, in una partita decisa sul filo dei rapporti di forza tra liste.
Un precedente che oggi assume un significato ancora più delicato, perché i Cinque Stelle risultano in crescita in diversi sondaggi nazionali e potrebbero tornare competitivi proprio nelle circoscrizioni dove l’ultimo seggio si decide per pochi punti.
Tradotto: Sospiri può essere un nome spendibile, ma rischia di portare voti senza avere la certezza matematica dell’elezione. Per Pagano, invece, il quadro appare diverso. La sua posizione sembra oggi molto più sicura, perché poggia non solo sul consenso interno, ma su un ruolo nazionale già consolidato.
Ed è qui che la vicenda regionale diventa nazionale. Nel 2022 il centrodestra abruzzese elesse alla Camera tutti e tre i deputati dei collegi uninominali: due di Fratelli d’Italia e uno della Lega. Nel proporzionale furono eletti sei deputati: due di Fratelli d’Italia, uno del Partito Democratico, uno di Forza Italia, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Azione-Italia Viva.
Al Senato, invece, l’Abruzzo elesse quattro parlamentari: Guido Liris nel collegio uninominale regionale per il centrodestra, Etelwardo Sigismondi per Fratelli d’Italia, Michele Fina per il Partito Democratico e Gabriella Di Girolamo per il Movimento 5 Stelle.
Questi numeri spiegano perché la discussione dentro Forza Italia non riguarda soltanto il congresso regionale.
Se la nuova legge elettorale dovesse davvero ridurre o superare il peso dei collegi uninominali, rafforzando una logica più proporzionale, cambierebbe anche il modo di pesare le candidature.
Non conterebbe più soltanto il radicamento locale. Non basterebbe nemmeno il numero di tessere. Conterebbero di più la posizione in lista, l’affidabilità nei rapporti nazionali, la capacità di essere utili agli equilibri romani e il ruolo dentro la coalizione.
In questo scenario il pacchetto di voti resta importante, ma non basta. Soprattutto se la partita si gioca su liste bloccate, rapporti tra partiti e garanzie politiche costruite prima del voto.
Resta poi il tema degli equilibri territoriali. Santangelo, con la possibile vicesegreteria, rafforzerebbe il peso dell’area aquilana dentro il partito. Sospiri manterrebbe una centralità politica evidente, ma con una prospettiva ancora da costruire. Piccone, secondo le ricostruzioni, avrebbe scelto di non portare fino in fondo la sfida congressuale, evitando una conta che avrebbe potuto trasformare il congresso in uno scontro aperto. Il risultato è un compromesso che consente a Forza Italia di evitare la rottura formale.
Resta da capire quali saranno gli effetti dell’accordo sulla fase successiva, a partire dalla composizione delle liste per le prossime Politiche.
Su questo terreno, il peso degli eletti regionali, il radicamento territoriale e la capacità di mobilitare consenso resteranno elementi importanti, ma non necessariamente decisivi. La partita, come spesso accade, sarà definita soprattutto nei tavoli nazionali. A Roma verranno valutati non solo i numeri locali, ma anche il profilo politico dei possibili candidati, i rapporti consolidati con il partito nazionale, l’affidabilità dimostrata negli anni e la compatibilità con gli equilibri complessivi della coalizione. Per questo il congresso del 13 giugno chiude una fase, ma non esaurisce la partita interna. La vera verifica arriverà nei prossimi mesi, quando Forza Italia dovrà trasformare gli equilibri raggiunti in Abruzzo in scelte concrete sulle candidature parlamentari. Ed è lì che si capirà quanto peseranno davvero i protagonisti di questa lunga trattativa.

 

 

 

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