
Abruzzo. “L’Abruzzo è sul podio per numero di laureati, ma non ha politiche per trattenerli: serve un cambio di rotta, altrimenti con la fuga dei cervelli rischiamo di sprofondare in un baratro economico e demografico”.
Così Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana, rilancia l’allerta alla luce dei dati Openpolis su base Istat, pubblicati oggi dal quotidiano Il Centro, che parlano chiaro: il 30,8% degli abruzzesi tra i 25 e i 49 anni è laureato, terzo dato nazionale; all’interno della regione, Pescara è la prima provincia con il 41,7% di laureati.
“Viviamo una grande contraddizione: abbiamo un capitale umano giovane e competente, ma mancano politiche strutturali per trattenerlo”, avverte Licheri.
“Già a ottobre, avevamo lanciato l’allarme sulla base del rapporto Sud Innovation: nel 2019 l’Abruzzo era secondo in Italia per numero di laureati nelle discipline Stem, eppure, tra il 2011 e il 2023, oltre 8.500 giovani avevano lasciato la regione, con 922 partenze solo nel 2023″. Anche l’Ue bacchetta l’Italia. “Questo quadro regionale si inserisce in una tendenza nazionale ormai certificata anche a livello europeo. Secondo il Report 2025 sullo Spazio europeo dell’istruzione, l’Italia continua a registrare uno dei tassi di occupazione più bassi dell’Unione europea tra i laureati a uno-tre anni dal titolo (77,8% contro una media UE dell’86,7%). Anche per questo è cresciuto il fenomeno della fuga all’estero, in cerca di occupazione qualificata. In Italia, secondo il report dell’Ue, nel 2023 i laureati che hanno lasciato il Paese sono aumentati del 21%. Tutto questo in concomitanza con il declino demografico italiano, il più grave in Europa”. Prospettive occupazionali e caro-vita sono una trappola per i giovani e i laureati abruzzesi.
“A Pescara questo paradosso è evidente. È la provincia con la più alta concentrazione di laureati, ma anche una città dove vivere è diventato sempre più difficile, a partire dall’abitare – avverte Licheri-. I canoni di affitto medi si attestano intorno ai 9,5 euro al metro quadro, superando i 10 euro nelle zone centrali. Un bilocale arriva facilmente a 600–700 euro al mese, una cifra che può assorbire oltre la metà del reddito di un giovane lavoratore. In questo contesto, la cosiddetta fuga dei cervelli non è una scelta individuale, ma la conseguenza diretta di politiche assenti o sbagliate: salari bassi, lavoro precario, mancanza di politiche pubbliche per la casa, scarso sostegno all’innovazione e difficoltà ad attrarre studenti e ricercatori internazionali. Continuare a perdere giovani laureati significa compromettere non solo lo sviluppo economico, ma la sostenibilità futura dell’intero sistema sociale”. Serve uno scatto. “Chiediamo di attivare investimenti pubblici su innovazione, ricerca e incubatori d’impresa; strumenti regionali di co-investimento per le start up giovanili; politiche comunali per il diritto all’abitare, a partire da Pescara; un modello di sviluppo coerente con gli obiettivi europei sull’istruzione, l’occupazione e l’inclusione. Senza questo cambio di rotta, l’Abruzzo continuerà a essere una regione che forma bene e trattiene male, pagando un prezzo altissimo in termini di futuro, coesione sociale e diritti”.



