Canneto delle rondini distrutto sull’argine a Città Sant’Angelo: ordinato il ripristino VIDEO

Città Sant’Angelo. “Il Comitato V.I.A. della Regione Abruzzo ha ordinato al Commissario Straordinario per il Rischio Idrogeologico di depositare entro due mesi un progetto di recupero dell’oasi della Foce del Saline a Città Sant’ Angelo, oggetto di pesanti lavori che hanno portato alla completa distruzione di un canneto di rilevante importanza naturalistica”.
A riferirlo è Augusto De Sanctis del Forum H2O, che riporta il verbale della seduta del 24 settembre scorso del Comitato V.I.A.:
“Entro 60 giorni dalla pubblicazione del presente Giudizio il Commissario Straordinario per il Dissesto Idrogeologico deve predisporre e inviare a questa Autorità Competente un progetto volto a recuperare le funzioni ecologiche perdute, della porzione di Oasi distrutta, che preveda, in particolare: – la rinaturalizzazione e la successiva ricostituzione del canneto su una superficie equivalente o superiore di habitat, nelle vicinanze e comunque all’interno dell’Oasi, attraverso il trapianto o impianto di cannuccia di palude (Phragmites australis) proveniente da popolazioni locali, per accelerare il recupero della vegetazione; – la protezione dell’area ripristinata da calpestio, mezzi d’opera e ulteriori disturbi, fino al ripristino delle funzioni ecologiche.”
La vicenda nasce da un esposto del Forum H2O di alcune settimane or sono in cui si evidenziava la distruzione dell’habitat di canneto situato all’interno di una storica Oasi di Protezione per la fauna perimetrata da oltre venti anni dalla provincia di Pescara e successivamente riconosciuta come meritevole di tutela anche nel Piano Faunistico della stessa Regione.
“Studi condotti da vari enti, università comprese, avevano rilevato l’enorme importanza di uno degli ultimi lembi di vegetazione naturale rimasti lungo una costa altrimenti cementificata, che costituiva un sito di sosta per il riposo e l’alimentazione di tantissime specie protette migratrici”, spiega De Sanctis, “Il canneto è stato anche utilizzato come dormitorio da decine di migliaia di rondini in migrazione; l’inanellamento aveva permesso di individuare anche esemplari provenienti dalla Slovenia. Decine le specie rare o a forte rischio segnalate negli anni da ornitologi e birdwatcher alla foce del Saline, dalla Pittima minore al Falco di Palude, dal Forapaglie castagnolo al Chiurlo maggiore. La Direttiva comunitaria 147/2009 impone agli stati membri di tutelare proprio le aree di sosta durante la migrazione”.
“Il progetto iniziale del 2022 per la costruzione di nuovi argini sul fiume Saline rispettava il canneto per cui non presentammo osservazioni alla Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. tenendo anche conto delle finalità delle opere, pur rilevando che nell’alluvione dell’Emilia Romagna furono proprio le rotture arginali, circa 40, a causare i maggiori danni perché gli argini danno una percezione di falsa sicurezza”, dettaglia ancora De Sanctis, “Dietro gli argini si costruisce o si fanno attività che poi, in caso di rottura, vengono raggiunte in pochi secondi da grandi quantità di acqua aumentando il rischio. Inoltre la rimozione di sedimenti e vegetazione deve essere valutata attentamente in quanto si aumenta la velocità della corrente e, di conseguenza, la capacità erosiva del fiume proprio sugli argini la cui base può essere scalzata. Poi nel 2025 fu presentata al Comitato V.I.A. una variante dell’intervento con una semplice Verifica preliminare, cioè una procedura in cui si dichiara che non ci sono impatti neanche potenziali per cui si possono escludere le procedure di analisi dell’incidenza dei lavori sulla natura più approfondite. Si salta pure la fase delle osservazioni del pubblico. Proprio questa ha introdotto nel progetto la completa rimozione del canneto. In quel passaggio evidentemente nessuno si è accorto della valenza di tale area e la variante passò senza alcuna precauzione, a partire dal periodo di esecuzione dei lavori poi partiti proprio in pieno periodo di migrazione, quando quell’area diventa strategica per tante specie migratrici. Tutto ciò nonostante gli studi scientifici che un decennio fa avevano portato, proprio in Comitato V.I.A. della Regione, addirittura ad arretrare e orientare in maniera trasversale una grande opera pubblica come il ponte Delli Castelli proprio per salvaguardare quel canneto. Anche nel Piano particolareggiato della Marina di Città S. Angelo i progettisti del comune riconobbero la particolare importanza naturalistica dell’area perimetrandola come zona di massima tutela. Ora il Comitato V.I.A. torna sui suoi passi cercando di porre rimedio ad un’evidente sottovalutazione”.
“In queste settimane tanti amanti della natura ci hanno contattato esterrefatti per questo modo di lavorare. Certo ci vorranno diversi anni per ripristinare ciò che è stato distrutto con un’azione del tutto improvvida”, conclude l’ambientalista.



