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Abruzzo

TUA, sindacati contro il nuovo accordo sui turni: “Penalizza i lavoratori, intervenga la Regione”

Abruzzo. Ferma contrarietà al nuovo accordo sull’organizzazione del lavoro sottoscritto da alcune organizzazioni sindacali all’interno di TUA. A esprimerla sono i rappresentanti dei lavoratori che contestano un’intesa ritenuta fortemente penalizzante per il personale, anche alla luce del parere contrario espresso dai lavoratori nel corso di due assemblee.

Nel mirino finisce soprattutto l’organizzazione dei turni e, in particolare, il sistema denominato “Turni 800”, che prevede, secondo quanto denunciato, fino a cinque domeniche consecutive di lavoro e una sola di riposo. Una turnazione che potrebbe arrivare, per il personale interessato, a 44 domeniche lavorate su 52 nell’arco di un anno.

«Nessuno mette in discussione la necessità di garantire il servizio di trasporto pubblico anche la domenica – sottolineano i rappresentanti dei lavoratori – ma lavorare quasi tutte le domeniche dell’anno non può essere considerato una condizione sostenibile». A pagare il prezzo maggiore, secondo la denuncia, sarebbero soprattutto apprendisti e neoassunti, ai quali verrebbe imposto un sistema di turnazione particolarmente gravoso senza un adeguato confronto preventivo.

La questione viene posta anche sotto il profilo delle condizioni di lavoro. Nel servizio urbano, spiegano i sindacati, gli autisti possono arrivare a svolgere 8 ore e 30 minuti di nastro lavorativo, trascorrendo gran parte del turno alla guida, spesso in condizioni di traffico intenso e con autobus considerati non adeguati. A questo si aggiungono stress termico, pressione e difficoltà logistiche, legate anche alla necessità di iniziare e terminare il turno in luoghi differenti.

Particolare preoccupazione viene espressa per i giovani lavoratori che, in diversi casi, risiederebbero a 70-80 chilometri dal luogo di lavoro. Una turnazione che concentra il lavoro domenicale rischierebbe quindi di aggravare ulteriormente le difficoltà legate agli spostamenti e alla conciliazione tra vita professionale e familiare.

«Gli apprendisti non sono stati coinvolti»

Tra le contestazioni c’è anche quella relativa al metodo con cui sarebbe stato raggiunto l’accordo. Secondo i promotori della protesta, gli apprendisti, cioè una delle categorie maggiormente interessate dal nuovo sistema di turnazione, non sarebbero stati direttamente consultati.

«Le nuove leve sono state escluse da qualsiasi consultazione preventiva e si sono viste calare dall’alto un nuovo impianto organizzativo», viene sottolineato. Da qui la richiesta di un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni che riguardano l’organizzazione del servizio e il loro futuro professionale.

Secondo la posizione espressa, il nuovo modello organizzativo potrebbe inoltre incidere sulle prospettive di stabilizzazione degli apprendisti e sul possibile passaggio dei contratti da part-time a full-time.

La richiesta alla Regione Abruzzo

La vertenza viene ora portata all’attenzione della Regione Abruzzo, alla quale viene chiesto un intervento immediato. L’ente regionale, in quanto socio unico di TUA e titolare del controllo analogo, viene invitato a esercitare i propri poteri di indirizzo e vigilanza e a verificare la sostenibilità delle nuove turnazioni.

«La Regione Abruzzo ha il dovere di intervenire immediatamente – sostengono i rappresentanti dei lavoratori –. Non si può avallare un impianto organizzativo che rischia di logorare la salute psicofisica del personale e di calpestare le legittime aspettative e la dignità dei lavoratori».

La richiesta è quindi quella di aprire un confronto diretto tra azienda, Regione e personale, verificando sul campo gli effetti della nuova organizzazione del lavoro.
«Non si può parlare di valorizzazione dei giovani e, allo stesso tempo, decidere sul loro futuro professionale e sui loro turni senza nemmeno coinvolgerli nel confronto», concludono i promotori della protesta, chiedendo ai vertici aziendali e regionali di intervenire prima che le nuove modalità organizzative producano ulteriori conseguenze sulle condizioni di lavoro e sulla qualità del servizio pubblico.

 

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