
Abruzzo. Azione conferma la contrarietà alla riforma della legge elettorale regionale voluta dalla maggioranza e la estende alle proposte depositate dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle.
La posizione è stata illustrata questa mattina nella Sala Ignazio Silone del Consiglio regionale, nella prima iniziativa del partito dopo la pausa estiva, dal segretario regionale e deputato Giulio Sottanelli, dal presidente regionale e membro della segreteria nazionale Raffaele Bonanni, dal vicesegretario regionale con delega all’organizzazione Giuseppe Di Pangrazio e dal capogruppo in Consiglio regionale Enio Pavone. Presente anche il capogruppo di Azione nel Consiglio comunale dell’Aquila, Fabio Frullo, e il referente Under-30 della Provincia dell’Aquila, Jonatan Shahini.
“Abbiamo voluto che a parlare fosse il vertice regionale del partito al completo”, ha aperto Sottanelli. “Siamo contrari alla proposta della maggioranza e siamo contrari anche alle altre proposte di legge depositate. Non ravvisiamo la necessità di modificare uno strumento che funziona: con la legge vigente, la sera dello scrutinio si sa con certezza chi è il presidente della Regione e si sa con certezza chi sono i consiglieri eletti nelle quattro circoscrizioni provinciali. Il risultato è una rappresentanza distribuita su tutta la regione.”
“L’Abruzzo non è un territorio omogeneo e la legge elettorale deve tenerne conto”, ha aggiunto il segretario regionale. “Ci sono le aree interne, la fascia collinare, la costa, e ognuna porta problemi diversi dentro il Consiglio regionale. Quella diversità va rispettata nelle regole con cui si vota.”
Pavone ha spostato il ragionamento sulle priorità dell’Assemblea. “Questa mattina leggevo i dati sul reddito medio degli abruzzesi: siamo quasi in fondo al confronto con le altre regioni. È lì che il Consiglio regionale deve impiegare tempo ed energie, non sulla riscrittura di una legge elettorale che nessun cittadino ci ha chiesto di cambiare”, ha detto il capogruppo. “Servono le leve, le norme e gli investimenti che rendano l’Abruzzo più competitivo: opportunità per i giovani, sostegno alle start-up e alle imprese, condizioni perché la regione torni a crescere. Le nostre motivazioni sono queste e sono già state messe agli atti in Aula e in Commissione.”
L’analisi tecnica è stata affidata a Di Pangrazio. “Chi si ferma al collegio unico legge solo la superficie del provvedimento. Noi abbiamo guardato agli effetti che produrrà nel tempo, e sono effetti economici e sociali”, ha detto il vicesegretario. “L’Abruzzo è fatto di 305 Comuni: soltanto una ventina supera i 15 mila abitanti, tutti gli altri stanno sotto quella soglia. Collegio unico e tre preferenze insieme sono una miscela esplosiva: a scegliere i futuri consiglieri regionali saranno le segreterie dei partiti e i grandi agglomerati urbani. I piccoli centri perderanno ogni rappresentanza, e un cittadino che non ha più nessuno a cui rivolgersi si allontana anche dal voto.”
“C’è poi una linea che parte dal 2011 e che nessuno ha mai ricostruito per intero”, ha proseguito. “Sono state svuotate le Province, restano loro le strade e le scuole superiori. Sono state cancellate le Comunità montane. Ora si toglie anche la rappresentanza territoriale dei consiglieri regionali. Il consigliere legifera su interessi generali, certo, ma lo fa con lo sguardo rivolto al territorio che lo ha eletto: se quel legame si spezza, i piccoli Comuni delle aree interne rischiano la desertificazione nel giro di vent’anni, e con loro il patrimonio ambientale, archeologico e culturale che tiene in piedi il turismo abruzzese.”
Di Pangrazio ha richiamato il confronto con le altre Regioni. “Dalla legge del 1968 in poi, tra le Regioni a statuto ordinario il collegio unico lo hanno adottato l’Umbria, che ha poco più di 800 mila abitanti, e il Molise, che non arriva a 300 mila. L’Abruzzo ha oltre un milione e duecentomila abitanti su più di diecimila chilometri quadrati. Non è la stessa cosa. La Toscana, che pure ha riformato, ha diviso i collegi nella città metropolitana di Firenze per riequilibrarne il peso.”
Bonanni ha insistito sulla contraddizione interna alla riforma. “Il collegio unico e la tripla preferenza vengono presentati come rimedio ai campanilismi e come strumento per allargare la rappresentatività. Producono l’effetto opposto”, ha detto il presidente regionale. “Tra il mare e la montagna, in Abruzzo, c’è un divario che le istituzioni dovrebbero colmare. Questa riforma valorizza al massimo la costa e marginalizza campagna, montagna e aree interne, mentre la tripla preferenza serve ad aggregare ancora di più i gruppi di potere, e non solo politici.”
“Il campanilismo, del resto, io lo considero un fatto positivo: le rappresentanze si esprimono per campanile, poi tocca alla politica fare la sintesi. Se togliamo il campanile, non resta niente da sintetizzare”, ha aggiunto Bonanni. “Andremo nelle zone interne a spiegare, comune per comune, quale danno rischiano di subire.”



