Castrogno, la Camera Penale Lettieri: “Tra i dieci istituti più affollati in Italia”
Dopo la visita nella casa circondariale di Teramo

Nei giorni scorsi è stato il tempo per la Camera Penale di Teramo “Giuseppe Lettieri”, unitamente al consigliere regionale Giovanni Cavallari, di tornare a far visita al carcere di Castrogno.
“Questo tempo ci ha consegnato un quadro drammatico: un anno è inutilmente trascorso. Non abbiamo trovato elementi di miglioramento, ma di insuperabile peggioramento. Una crisi strutturale, organizzativa ed umana, pressoché irreversibile. Da giorni si susseguono moniti ed allarmi sulle “celle infuocate” e sulle accresciute sofferenze per le persone costrette a trascorrere le loro interminabili giornate, chiuse in spazi angusti e per nulla salubri. Eppure, nonostante appelli e richiami, niente sembra smuovere l’indifferenza e l’inerzia della politica, del Parlamento, del Governo e del Ministro della Giustizia”.
“Al 10 agosto 2026 Castrogno contava 461 detenuti a fronte di una capacità di 250 (uno dei dieci istituti più affollati del Paese, + 79%). Gli agenti penitenziari ammontano a 160 unità, ben al di sotto dell’organico previsto, pari a 221, numero stabilito in relazione alla capienza ordinaria. Per valutare l’insufficienza basterà considerare che, dall’inizio dell’anno, gli agenti penitenziari sono a credito di 16.000 giornate di ferie e di circa 30.000 ore di straordinario. La presenza medica di base ed oggi anche quella specialistica è, in parte, garantita dall’impegno del dirigente medico, mentre difetta l’assistenza infermieristica. Pochi sono gli operatori sociali, gli psicologi e gli assistenti. Lo sforzo di sicurezza degli agenti del carcere è reso vano dalla forza della criminalità esterna, tant’è che i continui controlli ad opera del personale non riescono ad arginare il crescente fenomeno sul consumo interno di droga, accresciuto anche dall’uso incontrollabile dei droni. La Direttrice, con piglio immutato, ci ha comunicato, con chiarezza e tristezza, i suoi dati, al pari del giovane Commissario dalle indubbie capacità, che sostituisce il Comandante della Polizia Penitenziaria”.
“Costruito circa cinquant’anni fa, Castrogno, nel tempo di vita, non ha subito alcun intervento di manutenzione o di ammodernamento, come prassi consolidata nel nostro paese per le opere pubbliche. Le celle, appena conformi alla normativa europea (12 mq) ospitano due detenuti ivi reclusi dalle ore 19,00 alle ore 7,00 della giornata successiva; garantiscono, però, temperature infernali, e, per incomprensibili decisioni burocratiche, i detenuti non dispongono né di ghiaccio né di bottiglie d’acqua al fresco, stante la collocazione dei frigoriferi e dei pozzetti in locali non liberamente accessibili. Per non tacere, poi, delle criticità e del numero delle docce comuni, degli infissi malandati, nonché delle modalità di pulizia degli ambienti e della raccolta dei rifiuti. Già questi pochi elementi impongono — ma ve ne sono molti altri ad integrare il degrado della realtà carceraria – una dolorosa riflessione sull’ingiustificata sofferenza dei reclusi e sull’ulteriore penalizzazione di chi dovrebbe, in realtà, compiere un cammino di risocializzazione costituzionalmente garantito (art. 27, comma III, Cost.). Le attuali politiche carcerocentriche e securitarie (con la creazione di nuove figure di reato e con gli inutili aumenti di pena per altri delitti) rigorosamente perseguite dal Guardasigilli e dai suoi predecessori, hanno determinato l’attuale condizione di sovraffollamento carcerario e lo stato umano degradante della detenzione nel nostro paese. L’emergenza non è più rinviabile, occorre darle voce. La risposta appartiene alla visione di una classe dirigente illuminata e reale”.
Per la Camera Penale, “il faro è l’umanità della pena e la sua funzione rieducativa. E’ doveroso un immediato provvedimento deflattivo, anche di clemenza, o comunque, un ripensamento dell’intero sistema di misure alternative alla detenzione (arresti domiciliari, ammissione al lavoro esterno, ampliamento della liberazione anticipata, trasferimento dei detenuti con problemi psichiatrici nelle residenze specifiche, e dei tossicodipendenti nelle comunità). Affrontare il problema dei detenuti non è uno spreco di risorse, né un inutile assistenzialismo. Investire sulle ragioni della pena detentiva in un’ottica costituzionalmente orientata, in una cura preventiva di chi delinque, sui bisogni di una risocializzazione negata, è ormai un dovere egalitario di uno stato che voglia definirsi civile e democratico, come più volte, ha ribadito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. All’esito della visita dello scorso anno ci chiedevamo: perché le carceri devono tornare ad essere delle prigioni? La domanda, ancora oggi, non riceve alcuna risposta. All’esito della visita dello scorso anno ci chiedevamo: perché le carceri devono tornare ad essere delle prigioni? La domanda, ancora oggi, non riceve alcuna risposta”.
CAVALLARI “Il sopralluogo effettuato a Castrogno insieme agli avvocati della Camera Penale di Teramo ci ha consegnato una realtà che non può più essere ignorata: un carcere sovraffollato, personale insufficiente e condizioni che rendono sempre più difficile garantire sicurezza, dignità e funzione rieducativa della pena”.
A dirlo è Giovanni Cavallari, capogruppo regionale di Abruzzo Insieme, dopo la visita effettuata nei giorni scorsi all’interno della casa circondariale teramana.
“Voglio innanzitutto ringraziare la Camera Penale di Teramo per l’invito e, in particolare, l’avvocato Gennaro Lettieri, per aver promosso questo momento di confronto e averci consentito di conoscere direttamente una realtà che troppo spesso rimane lontana dal dibattito politico”.
Ed è proprio su questo punto che, secondo Cavallari, occorre guardare alle recenti iniziative del Governo.
“Il ministro Nordio ha proposto misure alternative per una platea potenziale di migliaia di detenuti, con l’obiettivo di ridurre il sovraffollamento. È una strada che può essere utile. Ma dopo quello che abbiamo visto a Castrogno la domanda è inevitabile: dove sono le strutture? Dove sono le risorse? Chi garantisce i percorsi sanitari, assistenziali e di reinserimento?” “Perché se si vuole spostare una parte della risposta dal carcere alle strutture territoriali, bisogna metterle nelle condizioni di funzionare. Altrimenti rischiamo l’ennesimo paradosso: si annuncia una soluzione, ma non si finanziano le condizioni per realizzarla”. Per Cavallari, è questa la contraddizione politica alla quale il Governo deve rispondere.
“Da una parte si annunciano misure capaci di alleggerire il sovraffollamento; dall’altra, senza adeguate risorse, il rischio è che tutto rimanga sulla carta. Nel frattempo Castrogno continua a essere sovraffollato e il personale continua a lavorare in condizioni difficilissime”.
“Non è una polemica ideologica – precisa il capogruppo di Abruzzo Insieme –. È ciò che abbiamo verificato sul campo insieme alla Camera Penale. Per questo la politica deve partire dalla realtà e non dagli annunci: prima di promettere migliaia di posti nelle strutture alternative, bisogna creare le condizioni perché quei posti esistano davvero”.
Cavallari chiede quindi che la Regione Abruzzo non rimanga estranea alla discussione. “Ritengo necessario aprire un confronto serio sul sistema penitenziario abruzzese, partendo da quanto emerso a Castrogno. Non possiamo aspettare ogni volta che l’emergenza esploda per poi limitarci a denunciarla”.



