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Ferragosto pieno sulle spiagge: ma sul futuro dei balneari resta l’incertezza

Abruzzo. È Ferragosto e sulle spiagge torna il pienone. Anche in un’estate meno lineare delle precedenti, con le famiglie italiane più attente alla spesa e una presenza straniera sempre più importante, la settimana centrale di agosto si conferma il momento nel quale stabilimenti, ristoranti e località costiere lavorano a pieno ritmo. Il Sindacato italiano balneari parla di tutto esaurito per Ferragosto.

Anche sulla costa abruzzese questi sono i giorni nei quali si comprende meglio quanto il turismo balneare pesi sull’economia dei territori. Stabilimenti pieni, ristorazione, servizi, eventi, commercio e migliaia di lavoratori stagionali. Il mare rimane una delle grandi industrie dell’Abruzzo, anche se spesso ce ne ricordiamo soltanto ad agosto.

Ed è proprio nel giorno simbolo dell’estate italiana che emerge il paradosso delle concessioni balneari: le imprese lavorano, producono reddito e occupazione, ma molte ancora non sanno con certezza su quale orizzonte temporale potranno programmare i prossimi investimenti.

La tensione accumulata intorno alla questione si è vista pochi giorni fa anche nella vicina San Benedetto del Tronto. Matteo Hallissey, presidente dei Radicali Italiani, ha denunciato di essere stato aggredito durante un’iniziativa allo stabilimento Stella Marina da Giuseppe Ricci, presidente di ITB Balneari. Ricci ha contestato questa ricostruzione, parlando invece di provocazioni da parte degli attivisti e annunciando di valutare iniziative legali.

Le responsabilità del singolo episodio saranno eventualmente accertate nelle sedi opportune. Resta però una fotografia abbastanza chiara: dopo quasi vent’anni di Bolkestein, proroghe, sentenze e promesse, il livello dello scontro è ancora altissimo.

Perché dietro un ombrellone non c’è soltanto una concessione amministrativa. Ci sono aziende, famiglie e posti di lavoro. Soprattutto sulla costa abruzzese, dove l’emigrazione giovanile rimane un problema strutturale, anche un’occupazione fortemente stagionale ha un valore economico e sociale. Sono attività che non possono essere delocalizzate e che alimentano ristorazione, manutenzione, forniture, commercio e servizi.

Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia. Molte di queste aziende producono buoni incassi e alcune concessioni, soprattutto nelle località più appetibili, rappresentano attività economicamente molto interessanti. La critica di chi parla di rendita non può quindi essere liquidata come un attacco alla categoria: le spiagge sono un bene pubblico, per decenni le concessioni sono state sostanzialmente rinnovate agli stessi operatori e i canoni sono spesso contenuti rispetto al valore economico che alcune attività possono generare.

Il problema non è che un balneare guadagni bene. Un imprenditore investe, lavora e rischia per produrre un profitto. La questione è se l’accesso a un bene pubblico economicamente scarso possa rimanere sostanzialmente precluso a nuovi imprenditori. È su questa contraddizione che la politica italiana si è incagliata.

C’è anche una curiosa storia elettorale. Nel 2019 una parte consistente del mondo balneare guardava alla Lega e a Matteo Salvini, che sul tema si era fortemente esposto e aveva sostenuto la stagione delle proroghe. Poi sono arrivate le sentenze che hanno progressivamente smontato quella strada e una parte della categoria ha accusato la Lega di non essere riuscita a garantire quanto promesso.

Il consenso si è così spostato verso Fratelli d’Italia, che dall’opposizione aveva assunto una posizione ancora più netta contro le gare. FdI quei voti li ha raccolti, anche lungo la costa abruzzese, alle politiche del 2022 e poi alle regionali del 2024. Una volta al governo, però, si è trovata davanti agli stessi vincoli europei e giurisprudenziali affrontati dai governi precedenti. Il problema non è scomparso e le gare sono rimaste sul tavolo.

Il tentativo dell’Abruzzo

In questo quadro la Regione Abruzzo sta provando a costruire una propria linea di difesa del sistema esistente. A luglio è iniziato in Consiglio regionale il confronto su una proposta di legge della maggioranza che punta a realizzare una ricognizione aggiornata delle concessioni demaniali e, soprattutto, a quantificare il rapporto tra spiagge occupate e aree ancora disponibili.

Dietro quello che può sembrare un censimento tecnico c’è una questione decisiva: dimostrare quale sia l’effettiva scarsità della risorsa in Abruzzo. Se esistono ancora porzioni significative di demanio marittimo disponibili, la Regione vuole mettere Comuni e concessionari nelle condizioni di utilizzare questo elemento all’interno del quadro giuridico nazionale ed europeo.

Non significa che una legge regionale possa cancellare le gare. Significa tentare di costruire una difesa fondata sui dati e sulle caratteristiche specifiche della costa abruzzese anziché sull’ennesima proroga generalizzata. Meno promesse politiche difficili da mantenere, quindi, e più strumenti amministrativi capaci di resistere alle sentenze.

Alla fine molti resteranno

C’è poi un aspetto che spesso scompare dal dibattito: fare le gare non significa necessariamente mandare a casa gli attuali balneari.

Le procedure dovranno valutare diversi elementi e non semplicemente l’offerta economica. Peseranno progetto imprenditoriale, investimenti, qualità dei servizi, accessibilità, occupazione, destagionalizzazione ed esperienza professionale.

Un’impresa che gestisce da venti o trent’anni uno stabilimento parte con un patrimonio difficilmente cancellabile: conosce territorio, fornitori, clientela, lavoratori e funzionamento dell’attività. Questo non può trasformarsi in un diritto automatico alla riconferma, perché altrimenti la gara diventerebbe una finzione. Ma rende poco realistico anche lo scenario secondo il quale grandi gruppi arriveranno sulle coste italiane sostituendo migliaia di imprese familiari.

È quindi probabile che molti degli attuali concessionari resteranno. Alcune concessioni cambieranno gestione, entreranno nuovi imprenditori e le localizzazioni economicamente più interessanti attireranno maggiore concorrenza.

Il problema vero rischia però di iniziare il giorno dopo l’aggiudicazione.

Il rischio è una stagione di ricorsi

Ogni Comune dovrà trasformare principi generali in bandi concreti, assegnando punteggi all’esperienza, agli investimenti, al progetto, all’occupazione e alla qualità dei servizi. E quando una concessione può generare reddito per molti anni, pochi punti di differenza tra primo e secondo classificato possono valere centinaia di migliaia di euro.

Il concessionario uscente che perderà avrà interesse a contestare il risultato. Il nuovo imprenditore sconfitto potrà sostenere che i criteri abbiano favorito il gestore storico. Poi ci saranno indennizzi, investimenti non ammortizzati, requisiti professionali e interpretazioni dei singoli bandi.

Il rischio concreto è che una parte della battaglia si trasferisca dalle spiagge ai TAR.

Ed è forse questo il problema economico più serio per l’Abruzzo. Guardando oggi gli stabilimenti pieni di Ferragosto è facile dimenticare che dietro quelle attività ci sono imprenditori che devono decidere adesso se investire per i prossimi anni.

Rinnovare uno stabilimento, migliorare la ristorazione, realizzare nuovi servizi, aumentare l’accessibilità o destagionalizzare può richiedere centinaia di migliaia di euro. Ma quanti imprenditori investono seriamente quando non conoscono la durata effettiva del proprio orizzonte?

Il problema vale anche per chi oggi è fuori dal sistema. Un nuovo imprenditore potrebbe avere capitali, idee e un progetto migliore, ma difficilmente programmerà un investimento importante senza sapere quando si terrà la gara, quali saranno i criteri e soprattutto se, dopo averla eventualmente vinta, dovrà trascorrere anni davanti alla giustizia amministrativa.

L’incertezza ha un costo e quel costo sono gli investimenti che non vengono fatti.

Le imprese esistenti vanno messe nelle condizioni di competere e di vedere riconosciuti investimenti, professionalità e occupazione. Ma un bene pubblico non può neppure trasformarsi in una proprietà privata trasmessa indefinitamente tra generazioni.

L’iniziativa della Regione Abruzzo sulla disponibilità effettiva delle spiagge può essere un tassello importante, soprattutto se permetterà di sostituire gli slogan con dati utilizzabili anche giuridicamente. Poi serviranno gare costruite bene, criteri chiari e tempi certi.

Il paradosso è tutto nelle immagini di questo Ferragosto: spiagge piene, imprese che lavorano e producono reddito, ma un settore che ancora fatica a sapere quale futuro potrà avere.

Alla fine molti concessionari probabilmente resteranno. Altri cambieranno e arriveranno nuovi operatori. Il rischio peggiore non sono le gare, ma trascorrere altri anni tra proroghe e ricorsi, con vecchi e nuovi imprenditori che avrebbero capitali e volontà di investire sulla costa abruzzese ma scelgono di aspettare perché manca ancora la cosa più importante per qualsiasi investimento: la certezza delle regole.

 

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