ACCEDI AL CANALE WHATSAPP E RICEVI LE TOP NEWS DEL GIORNO:

ACCEDI AL CANALE
Pescara

Pescara ospita la mostra ‘Spazio metrico’

Pescara. La mostra Anatomia del Presente di Grazia Savoia – Nicola Illuzzi, a cura di Marco di Mauro è aperta nel periodo 18.07.26 – 18.09.26 e si tiene a Pescara con testo di Antonella Madonna con contributi critici di Stefania Dubla e Nicola Bigliardi.

SPAZIO METRICO
Spazio Metrico nasce dall’incontro tra architettura e arte contemporanea. Fondato dall’architetto Matteo Pendenza e dall’artista e storica dell’arte Giovanna Zampagni, il progetto trasforma uno studio di architettura in uno spazio di ricerca dedicato al dialogo tra discipline. Ogni mostra nasce dal confronto tra due artisti chiamati a riflettere su un unico tema: l’abitare. Non l’abitare inteso soltanto come spazio costruito, ma come relazione tra corpo, memoria, comunità e paesaggio. La formula della bipersonale diventa così un metodo curatoriale: due linguaggi differenti vengono messi in dialogo per costruire una riflessione comune. A sostenere il progetto è un Comitato di Valutazione composto dagli storici dell’arte Stefania Dubla e Nicola Bigliardi, affiancato dalla direzione fotografica di Luisa D’Aurizio e Daniele Di Biase, che documenta e racconta ogni fase del percorso espositivo.

ANATOMIA DEL PRESENTE
Testo di Antonella Madonna

Plasmare la materia, incidere un segno, creare una forma. Argilla, legno, corda: materiali antichi che ci riportano a un mondo primitivo e originario. Il lavoro di Grazia Savoia è delicato ma potente. L’artista crea piccoli mondi popolati da uomini e donne che abitano una dimensione sospesa e magica. Figure umane stanno sedute su fragili e sghembe costruzioni di rami, oppure si moltiplicano in filari stesi sul vuoto della parete. Le forme sono modellate con un gesto impressionistico e con una sensibilità materica che le fa vibrare nella luce. Nell’apparente omologazione si nascondono sfilature e dettagli irripetibili. Siamo uguali o siamo unici? Siamo nel silenzio o siamo nel caos? Siamo soli o siamo molti? Altrove, simboli primordiali si frappongono fra noi e il mondo con il loro mistero. Un menhir campeggia a mezz’aria sul ventre di una madre in attesa: il sacro è qui e ora, ed è un enigma arcano e tremendo che non si può svelare.

Con sensibilità diversa, l’arte di Nicola Illuzzi racconta l’uomo e l’abitare il mondo attraverso visioni alienanti. Il corpo nasce, vive ed esiste, ma all’interno di una dimensione in cui è reificato: un oggetto fragile da impacchettare e imballare come merce delicata durante un trasporto. Nell’opera Codice umano, quindici teche in plexiglass, ordinatamente disposte sulla parete, racchiudono feti umani catalogati da misteriosi codici a barre. Ciò che dovrebbe essere nascosto e protetto è invece esposto allo sguardo famelico del mondo. Il corpo viene catalogato, ordinato e mostrato allo spettatore come una farfalla rara in una wunderkammer settecentesca o come un esperimento scientifico in un film distopico. C’è un senso di attesa e di straniamento in questa visione: stiamo guardando il presente o il futuro? La scienza è al servizio dell’uomo o l’uomo è al servizio della scienza? Quanto più cerchiamo di decodificare e classificare il mistero, tanto più il suo senso sfugge e si nasconde tra le pieghe. Nascere e vivere restano un segreto non detto.

CONTRIBUTI CRITICI
Alla mostra si affiancano due riflessioni critiche che ampliano il dialogo attorno al tema dell’abitare.

Stefania Dubla
Spazio Metrico nasce nell’incontro tra due visioni, due corpi, due esperienze in dialogo. È uno spazio collettivo al suo minimo denominatore, capace di intrecciare attraverso due sole forze, come possono essere l’arte e l’architettura, l’ampia gamma di sfaccettature e trascendenze che ogni concetto porta con sé. E un duo plurale, dove non i singoli si pongono a confronto ma i vasti universi che ciascuno all’altra può donare e che nel loro intreccio moltiplicano l’espansione del proprio potenziale di pensiero. Così Anatomia del presente invoca il senso dell’abitare nella misura dell’umano attraverso il portato di due mondi, l’uno sempre in bilico, nella continua tensione della ricerca di un rifugio pur dentro e con gli strumenti della fragilità contemporanea, e l’altro che della stessa labilità ne fa invece una consapevolezza, solida e pietrificata, manifesta in un fermo immagine ironico e distopico allo stesso tempo.

La mostra diventa allora un attraversamento tra condizioni esistenziali: dalla resistenza archetipica, nelle sue molteplici forme e volti presentata da Grazia Savoia, al vissuto di alienazione dell’era capitalista, spietatamente svelato da Nicola Illuzzi, tra sistemica colpevolizzazione dell’individuo e solitudine di massa. In questo intreccio, la mostra non offre risposte né approdi, ma apre una soglia: uno spazio critico in cui riconoscere, attraverso forme differenti di resistenza e consapevolezza, la complessità del nostro stare al mondo.

Nicola Bigliardi
Abitare è forse la cosa più difficile che ci sia. Fin dalla nascita ci troviamo catapultati in una realtà che non abbiamo deciso né progettato. Di fronte a essa si aprono due strade: aderirvi, adattarsi alla sua forma fino a coincidere con essa; oppure trovarsi in un disagio profondo e irriducibile, e da quel disagio trarre la forza per sfidarla, per tentare di uscirne. E in questa tensione irrisolta, tra un abitare che acconsente e un abitare che si scaglia contro ciò che ha davanti, che si trova, credo, la radice di ogni processo creativo.

Più che nel lato intellettuale, che pure esiste ma è forse il meno interessante, essa affonda in qualcosa di più organico, di biologico: una necessità che precede il pensiero e lo eccede.

Savoia e Illuzzi abitano esattamente questa vertigine. Le loro opere non descrivono luoghi, paesaggi, edifici ma incarnano le condizioni più esistenziali e vitali dell’abitare. E nel farlo rendono visibile ciò che l’abitare normalmente nasconde, che non si tratta di un fatto architettonico né di un dato biografico, ma di una condizione ontologica che l’arte porta in superficie proprio nel momento in cui la mette in crisi.

Alla luce di tutto questo, viene naturale richiamare un accostamento che può illuminare ulteriormente la questione. Se filosofare è imparare a morire, come annotava Montaigne nei suoi Saggi, fare arte è, a mio avviso, imparare ad abitare. Abitare una realtà tutta propria, plasmata da quel conflitto senza soluzione tra una dimensione che aderisce e una che resiste.

INFORMAZIONI
Anatomia del Presente
Opere di Grazia Savoia e Nicola Illuzzi
Testo
Antonella Madonna
Contributi critici
Stefania Dubla
Nicola Bigliardi
Spazio Metrico
Piazza Alessandrini 4
Pescara
La mostra è visitabile su appuntamento.

Per informazioni e prenotazioni:
Matteo Pendenza
+39 392 121 7857

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio

Adblock rilevato

Hai Attivato un blocco delle nostre Adv. Cityrumors è un Giornale Gratuito. Se vuoi continuare a leggerlo e supportarlo, per favore non bloccare le nostre pubblicità. Grazie.