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Desertificazione bancaria in Abruzzo: i numeri del declino

Abruzzo. La desertificazione bancaria continua e gli impatti su persone, territori ed economia reale aumentano. Filiali chiuse, servizi assenti, comuni spopolati e cittadini più esposti a rischi di truffe on-line e usura.

Questo il quadro che emerge dal terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria “L’impatto della desertificazione bancaria sugli italiani 2025”: in Abruzzo nove persone su dieci sono insoddisfatte (94,2%) per la riduzione o chiusura delle filiali nel luogo in cui vivono; la presenza di un bancomat non è sufficiente a sostituire il rapporto umano. Il Rapporto Uilca 2025 introduce una novità: tre focus tematici su spopolamento, truffe informatiche e rischio usura.

 

“La desertificazione bancaria non è un luogo comune, ma un tema concreto e noto all’opinione pubblica, i cui molteplici effetti negativi si riversano sul tessuto sociale ed economico del Paese: dall’aumento delle truffe online allo spopolamento dei territori, fino al rischio di usura e riciclaggio. Dietro ogni sportello chiuso c’è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”,commenta il segretario generale Uilca Fulvio Furlan.

 

LA DESERTIFICAZIONE BANCARIA IN ABRUZZO. Dal 2020 al 2025 i comuni serviti da banche in Abruzzo sono diminuiti del 19,7%, da 147 a 118. Ogni mese sono stati chiusi, in media, 2 sportelli bancari. Nel periodo considerato le filiali sono passate da 496 nel 2020 a 392 nel 2025, pari a -21%. Ad oggi sono 164.933 i cittadini che risiedono in comuni privi di sportelli.

 

“È un bene che oggi ci sia una più ampia consapevolezza sull’entità del problema, ma c’è ancora molto da fare. In primo luogo, è indispensabile che in ogni Regione, come già avvenuto in alcune[2], sia avviato un Osservatorio con la partecipazione delle parti politiche, dei Sindacati, di Abi e delle banche per monitorare il fenomeno e intervenire in anticipo laddove si voglia procedere a una nuova chiusura, che lascerebbe senza filiali il territorio in questione. Proseguiremo con determinazione la nostra battaglia: la banca deve recuperare e rafforzare il proprio ruolo sociale, mettendo al centro le persone. In questo scenario, il risiko bancario deve rispondere a obiettivi industriali di lungo periodo, così da tutelare l’occupazione ed evitare l’aggravio del problema”, conclude Furlan.

“In Abruzzo l’Osservatorio è già attivo e, ad oggi, si è riunito più volte dando vita a un confronto costante con le forze politiche regionali. Quello che spaventa è l’assenza delle grandi banche presenti in regione, pur essendo invitate a partecipare attivamente: senza la loro effettiva disponibilità a dialogare con il territorio sarà estremamente arduo invertire la tendenza alla chiusura di sportelli o, quantomeno, ad arginare il fenomeno” aggiunge il segretario generale Uilca Abruzzo Molise Maurizio D’Antonio.

 

IL RAPPORTO 2025 IN BREVE (CFR. ALL.1)

per otto persone su dieci (82,9%) la prossimità di una filiale influisce “molto+abbastanza” sulla propensione a investire
per sette su dieci (67,9%) la banca fisica è un luogo utile per avere supporto e assistenza per risparmi, investimenti e prestiti
per sei persone su dieci (60,5%) la presenza di una filiale incide sulla scelta di vivere o meno in un territorio

I FOCUS IN BREVE (CFR. ALL.2)

spopolamento: per otto persone su dieci (84,9%) in Abruzzo la chiusura delle filiali rappresenta un fattore di marginalizzazione del territorio
truffe informatiche: per otto su dieci (83,2%) la sostituzione degli sportelli fisici con servizi digitali basati su IA aumenta la vulnerabilità alle truffe
rischio usura: per otto persone su dieci (81,2%) la scomparsa delle filiali contribuisce al diffondersi dell’usura

Nell’ultimo anno emerge una maggiore conoscenza del problema, anche grazie all’azione portata avanti dalla Uilca e dagli altri Sindacati e all’attenzione della stampa: il 56,2% degli intervistati ha dichiarato di aver acquisito informazioni attraverso i media; il 38,9% attraverso il passaparola o con il confronto con parenti e amici; il 34,1% attraverso l’esperienza personale legata a chiusura o riduzione dei servizi della propria filiale e 9% grazie alle campagne di sensibilizzazione o le iniziative promosse da Uilca.

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