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Teramo

No alle riforme elettorali per avvantaggiare chi governa in Abruzzo e a Roma

Teramo. “Le dichiarazioni del sottosegretario D’Amario, secondo cui la riforma elettorale sarà approvata anche senza i voti delle minoranze, sono di una gravità istituzionale inaudita.

Siamo di fronte a una brutale prova di forza che svela la qualità democratica di chi governa la Regione Abruzzo. Lo diciamo con nettezza: queste modifiche non nascono dall’interesse dei cittadini, ma dall’esigenza della maggioranza di piegare le regole del gioco pur di restare al potere”.
E’ quanto dice Robert Verrocchio, segretario provinciale del Pd sul percorso in itinere di riforma della legge elettorale abruzzese.
“Esiste un filo conduttore evidente tra L’Aquila e Roma — prosegue la nota —. Marsilio e Meloni appartengono allo stesso partito e propongono riforme speculari che, non casualmente, avvantaggiano le proprie coalizioni. In Abruzzo, l’introduzione del collegio unico regionale viene contrabbandata come una formula per ‘superare i campanili’. La realtà è opposta: si vuole togliere la rappresentanza ai territori. Cancellare i collegi provinciali significa privare le aree interne e montane — strutturalmente meno dense di popolazione — di qualsiasi voce in Consiglio.

La competizione politica diventerà un’esclusiva di chi può permettersi campagne elettorali faraoniche su 305 comuni, regalando un vantaggio enorme e asimmetrico a chi è già in carica”.
Le opposizioni collegano la riforma istituzionale ai recenti provvedimenti economici nazionali: “Mentre si svuota la rappresentanza territoriale con la legge elettorale, da Roma arriva il decreto firmato da Giorgia Meloni che taglia numerosi comuni montani in Abruzzo e nella provincia di Teramo, privandoli di risorse fondamentali per sanità, famiglie e scuole. Non sono fatti separati, ma due facce della stessa strategia: prima si toglie la voce ai territori, poi si tolgono i fondi. In questo disegno, anche lo strumento della tripla preferenza perde la maschera della conquista di parità: per come è concepita nei fatti, servirà solo a ostacolare la vera rappresentanza femminile, fungendo da ennesima foglia di fico”.

“Sul piano nazionale il quadro non è migliore”, conclude la nota, annunciando una dura battaglia sia nelle commissioni che in Aula per bloccare un provvedimento definito “dannoso e discriminatorio” per la comunità abruzzese”.

 

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