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Eco Resort a Punta Aderci: ‘La sostenibilità non si dichiara, si misura’

La sostenibilità non si dichiara, si misura: a ogni qualità promessa dal progetto dovrà corrispondere un indicatore verificabile

Vasto. Legambiente prende atto del via libera unanime della giunta comunale di Vasto al piano attuativo per l’Eco Resort di Punta Aderci, proposto dalla società C-Naturae. Diamo atto che il procedimento ha acquisito i pareri di tutti gli enti competenti — Genio civile, Comitato VIA regionale, ARPA e Soprintendenza — e che quest’ultima ha già introdotto prescrizioni di tutela sugli scavi. La legittimità dell’iter non è in discussione, e non è nostra intenzione recitare la parte dell’opposizione di principio. Vogliamo, al contrario, mettere a disposizione una funzione che ci è propria: il controllo scientifico, nello spirito di collaborazione che da sempre ci lega alla cura di questo territorio.

Il progetto adotta il lessico rassicurante dell’impatto zero — unità amovibili, tende e mobile home, pavimentazioni drenanti, pensiline fotovoltaiche. Vale però una premessa di metodo: gli aggettivi non sono dati. Ciascuno è una promessa, e ogni promessa, per essere ambientale e non soltanto comunicativa, deve potersi tradurre in un indicatore misurabile. È su questo passaggio — dalla parola alla quantità — che chiediamo sia accompagnato il progetto.

La prima qualità da verificare è la reversibilità. È una proprietà del manufatto — una mobile home si monta e si smonta — ma il paesaggio non è un oggetto nello spazio: è un fatto del tempo, e il tempo non si smonta. Una costa, poi, non è un fondale fermo a cui “tornare”: è un sistema in movimento, che non ripercorre a ritroso il proprio cammino. La reversibilità del manufatto, insomma, non garantisce quella del paesaggio: la prima si certifica su una scheda tecnica, la seconda no. Auspichiamo perciò che gli atti contengano un impegno chiaro: nessun basamento in calcestruzzo per le unità abitative e il mantenimento delle funzioni ecologiche del suolo.
La seconda è la capacità di carico. Cinquantadue alloggi significano una presenza antropica permanente a ridosso della Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci, uno degli ambienti più fragili e preziosi dell’Adriatico. La fauna non distingue una mobile home da un edificio in muratura: percepisce rumore e luce. Chiediamo dunque attenzione all’inquinamento luminoso notturno, che incide sui cicli vitali delle specie, e un piano illuminotecnico contenuto e misurabile.

La terza è il ciclo dell’acqua. Le nuove piscine, l’area spa-wellness e la ricostruzione del corpo di ristorazione sono i punti di maggiore intensità d’uso: è opportuno che il piano espliciti il fabbisogno idrico, le soluzioni di recupero e il dimensionamento della depurazione dei reflui, perché la sostenibilità si quantifica.

La quarta è il consumo di suolo. Vasto registra circa il 15% di territorio impermeabilizzato, il doppio della media nazionale. L’indicatore corretto non è “non peggiorare” il dato, ma il saldo: la quota di suolo restituita a funzione ecologica. Un suolo rinaturalizzato torna a erogare servizi preziosi — regolazione delle acque, microclima, biodiversità.

C’è infine un livello che riguarda non il singolo intervento, ma il sistema che esso può mettere in moto, ed è qui che la nostra vigilanza sarà più attenta. Un’opera di questa dimensione genera effetti indotti destinati a durare oltre il cantiere: una nuova domanda di mobilità e di accessibilità, pressioni sulla viabilità e sui parcheggi, richieste di servizi e di nuove infrastrutture. Vigileremo affinché un primo intervento, per quanto “leggero”, non diventi il precedente di una progressiva infrastrutturazione di un’area che dovrebbe restare fascia di rispetto della Riserva. La compatibilità di un resort non si misura soltanto entro i suoi confini, ma sulla traiettoria che imprime al territorio circostante.

«La sostenibilità di un’opera non si afferma con un prefisso, “eco”, ma si dimostra con un saldo — dichiara Michele Manigrasso, Responsabile del Comitato Tecnico Scientifico di Legambiente Abruzzo APS —. Su una costa, che è un sistema in movimento, la distanza tra un manufatto reversibile e un impatto reversibile è la stessa che separa una promessa da una garanzia. Per questo chiediamo che a ogni aggettivo corrisponda un indicatore: non per ostacolare l’investimento, ma per accompagnarne la qualità».

Legambiente seguirà con spirito costruttivo l’avvio dei cantieri e il rispetto delle prescrizioni ambientali e archeologiche, certa che l’amministrazione comunale condivida l’obiettivo di fare di Punta Aderci un esempio di turismo davvero compatibile con la Riserva. «Le nostre competenze tecniche restano a disposizione del Comune e della proponente: su un patrimonio comune, vigilare e collaborare sono la stessa cosa», conclude Manigrasso.

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