Blitz dei carabinieri a Rancitelli: 7 arresti nella casa popolare con la “stanza del buco”

Pescara. Blitz dei carabinieri, ieri, a Rancitelli, in uno dei “fortini della droga” allestiti dalle famiglie criminali di etnia rom.
Il Nor di Pescara, come riportato dal quotidiano Il Centro, hanno emesso 7 misure cautelari – tra ordine di carcerazione e divieti di dimora a Pescara – per altrettante persone: Sabina Bevilacqua e Fabio Spinelli – finiti in carcere – e i figli, Antonietta, Monica, Francesco Pio e Alessio Spinelli, oltre a un altro figlio minorenne preso in carico dalla procura minorile dell’Aquila.
Il blitz in via Lago di Borgiano 16, in un’abitazione trasformata in centrale nevralgica dello spaccio e dove si recavano oltre 50 clienti al giorno.
Si tratta, ancora una volta, di una casa popolare per la quale l’Ater, proprietaria dell’alloggio, aveva avviato la procedura di decadenza dell’assegnazione a Fabio Spinelli, a causa dei numerosi precedenti penali a lui iscritti.
I militari hanno indagato per mesi, registrando video e audio degli scambi e delle cessioni di denaro e droga sul pianerottolo di casa Spinelli. E dalle immagini si vedono numerosi casi in cui la cocaina e il crack venivano consumati direttamente nel sottotetto della palazzina popolare.
Plaudono l’operazione i consiglieri comunali del Movimento Pettinari: “Rappresenta un risultato importante per il ripristino della legalità e della sicurezza in un’area che da troppo tempo era diventata simbolo di degrado, spaccio e criminalità”, dicono Domenico Pettinari, Massimiliano Di Pillo e Giovanni D’Andrea, “Esprimiamo grande soddisfazione per questo intervento, che arriva al termine di anni di battaglie, denunce pubbliche e segnalazioni continue. Circa due anni fa siamo stati i primi a portare alla luce ciò che accadeva all’interno di questo vero e proprio fortino della droga, documentando una situazione che per troppo tempo era stata sottovalutata. Abbiamo portato sul posto la stampa locale e denunciato pubblicamente quanto avveniva all’interno dello stabile. Tra le scoperte più inquietanti vi era il sottotetto dell’edificio, dove avevamo individuato quella che era probabilmente la più grande ‘stanza del buco’ della città: un luogo in cui i tossicodipendenti, dopo aver acquistato la droga ai piani inferiori, si rifugiavano per consumarla. All’interno vi erano letti, attrezzature per preparare e assumere sostanze stupefacenti e condizioni igieniche gravissime”.
“Successivamente abbiamo individuato e fatto sgomberare un appartamento utilizzato come rifugio da tossicodipendenti e giovani prostitute. In quell’alloggio abbiamo documentato una vera e propria bomba ecologica: odori nauseabondi, montagne di escrementi umani, rifiuti di ogni genere e persone costrette a dormire sul pavimento in condizioni disumane”, proseguono, “Grazie alla nostra costante attività di denuncia siamo riusciti negli anni a ottenere lo sgombero dell’appartamento e la chiusura della stanza del buco nel sottotetto. Restava però da colpire il cuore pulsante dell’attività criminale: il centro nevralgico dello spaccio, operativo giorno e notte. Abbiamo documentato con fotografie e video file interminabili di persone che attendevano il proprio turno per acquistare droga come se si trovassero davanti alle casse di un supermercato. Tutto questo avveniva sotto gli occhi delle famiglie oneste e dei bambini residenti nello stabile. Molti genitori ci hanno raccontato di aver smesso di lasciare uscire i propri figli da soli e, in alcuni casi, di accompagnarli coprendo loro gli occhi per evitare che assistessero alle scene che quotidianamente si verificavano sulle scale davanti alle loro abitazioni”.
“Ho immediatamente contattato la direzione dell’ATER chiedendo l’attivazione di tutte le procedure necessarie per il recupero dell’alloggio coinvolto e la decadenza immediata dell’assegnazione da parte del Comune di Pescara, affinché nessuno possa più utilizzare immobili pubblici come basi operative per attività criminali”, conclude Domenico Pettinari.



