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Chieti

Filcams Cgil Chieti: ‘Sessantamila invisibili: lavoro nero, sfruttamento e diritti negati’

La risposta della Cgil di Chieti con l'apertura dell'ufficio migranti

Chieti. Sono 60.900 i lavoratori irregolari stimati in Abruzzo, pari all’11,2% degli occupati regionali, un dato superiore alla media nazionale del 10%. Dietro questi numeri ci sono persone che lavorano senza tutele, senza contributi e spesso senza la possibilità di far valere i propri diritti. La Filcams CGIL di Chieti denuncia da tempo una situazione che interessa in particolare il commercio, la ristorazione, il turismo, il lavoro domestico e di cura, settori nei quali il lavoro nero e grigio continua a rappresentare una grave distorsione del mercato e una lesione della dignità delle persone. In questo contesto, i lavoratori migranti rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico e sociale della provincia di Chieti.

La provincia conta oltre 371.000 abitanti e registra un calo demografico costante per effetto del saldo naturale negativo. Nel 2022 il saldo migratorio si è chiuso in positivo con 394 unità, grazie a 1.074 immigrati e 680 emigrati, contribuendo a contenere la perdita di popolazione. I cittadini migranti non rappresentano soltanto una presenza sociale rilevante, ma una risorsa essenziale per il mercato del lavoro locale. Nel 2023 i lavoratori stranieri assicurati nella provincia di Chieti sono stati 8.329, circa il 5% del totale degli occupati, con 1.507 assunzioni a tempo indeterminato, 5.267 a tempo determinato, 1.047 stagionali e oltre 2.200 rapporti in somministrazione o con contratti intermittenti. Numeri che evidenziano una forte concentrazione nei comparti più esposti alla precarietà, alla stagionalità e al rischio di sfruttamento.

Il lavoro nero rappresenta spesso la porta d’ingresso verso forme più gravi di abuso, fino al caporalato, fenomeno che non riguarda più soltanto l’agricoltura ma si estende sempre più a servizi, logistica, turismo e lavoro domestico. A rendere ancora più vulnerabili molti lavoratori migranti concorrono i lunghi tempi per la formalizzazione delle domande di protezione internazionale e per il rilascio della documentazione necessaria all’accesso regolare al lavoro: numerose persone accolte nelle strutture del territorio attendono per mesi, e talvolta oltre un anno, prima di poter completare gli adempimenti previsti dalla normativa. Questa situazione produce conseguenze rilevanti non solo per i richiedenti asilo, ma per l’intero sistema economico locale. In una fase in cui molte imprese del turismo, della ristorazione, dell’agricoltura, dei servizi e del lavoro di cura segnalano difficoltà nel reperire manodopera, i ritardi burocratici impediscono l’incontro tra domanda e offerta e rallentano percorsi di integrazione e autonomia, aumentando al tempo stesso il rischio di sfruttamento, lavoro sommerso e marginalità. La Filcams CGIL di Chieti ritiene necessario che le istituzioni competenti adottino misure organizzative e amministrative capaci di ridurre significativamente i tempi di attesa, favorendo percorsi di inclusione lavorativa, legalità e sviluppo del territorio.

Per rispondere concretamente a questi bisogni, la CGIL di Chieti ha aperto l’Ufficio Migranti, uno spazio dedicato all’ascolto, all’orientamento e alla tutela delle persone migranti che vivono e lavorano nel territorio provinciale, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei diritti, prevenire situazioni di sfruttamento e costruire una rete territoriale capace di garantire inclusione e legalità. La Filcams CGIL di Chieti chiede il rafforzamento dell’attività ispettiva sul territorio, maggiori risorse per l’Ispettorato del Lavoro, l’applicazione rigorosa dei contratti collettivi nazionali, politiche di welfare dedicate ai lavoratori domestici e di cura e interventi specifici per la prevenzione dello sfruttamento dei lavoratori migranti.

«Le oltre 60mila persone che lavorano nell’irregolarità in Abruzzo non sono numeri ma vite reali – dichiara Daniela Primiterra, Segretaria Generale della Filcams Cgil Chieti, tra loro ci sono molti lavoratori migranti che contribuiscono ogni giorno alla crescita economica del nostro territorio. L’apertura dell’Ufficio Migranti rappresenta una risposta concreta per dare voce a chi troppo spesso resta invisibile, contrastare lo sfruttamento e rafforzare una cultura del lavoro fondata sui diritti, sulla legalità e sulla dignità della persona.»

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