Amministrative, il centrodestra respira nel Teramano. Ora Chieti, Provincia e Teramo diventano i banchi di prova

Abruzzo. La tornata amministrativa in Abruzzo si chiude con un risultato politicamente più significativo di quanto il numero dei Comuni al voto lasciasse immaginare.
Il primo dato regionale è Chieti: il centrosinistra con Giovanni Legnini sfiora la vittoria al primo turno, ma non chiude la partita. Il secondo dato, tutto teramano, è il piccolo “en plein” del centrodestra nei quattro Comuni chiamati alle urne.
A Chieti si andrà al ballottaggio. Giovanni Legnini, candidato del centrosinistra, ha mancato di poco l’elezione immediata, fermandosi al 47,2%. A sfidarlo sarà Cristiano Sicari, candidato sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati e dalla civica Chieti Progetto, al 27,5%. Il centrodestra, però, al primo turno si era presentato diviso: Mario Colantonio, sostenuto da Lega, Azione Politica e Udc, ha raccolto il 16,6%.
È questo il punto politico centrale. Il centrosinistra pensava di poter chiudere la partita già al primo turno puntando su un nome pesante come Legnini. Invece dovrà affrontare un secondo turno che potrebbe cambiare completamente il quadro, soprattutto se nel centrodestra ci sarà una ricomposizione larga attorno a Sicari.
In provincia di Teramo, invece, la tornata era numericamente limitata: appena quattro Comuni al voto. Ma il risultato ha un peso politico evidente.
Il centrodestra conquista Castelli e Isola del Gran Sasso, conferma Montorio al Vomano e mantiene Castel Castagna, dove Rosanna De Antoniis era l’unica candidata ed è stata eletta con il raggiungimento del quorum.
A Montorio al Vomano Fabio Altitonante è stato eletto sindaco con 3.589 voti, pari al 76,62%, contro Alessia Nori, ferma al 23,38%. A Castelli Paolo Tancredi ha vinto con 319 voti, pari al 46,30%, davanti a Giovanni Schiappa e Maria Ludovica Di Simone. A Castel Castagna Rosanna De Antoniis ha ottenuto 246 voti, pari al 100% dei voti validi. A Isola del Gran Sasso è stato eletto Giancarlo Di Marco con 1.155 voti, pari al 40,65%, davanti a Massimo Di Giancamillo e Antonio Trivellizzi.
Per il centrodestra teramano è una boccata d’ossigeno. Non tanto per la dimensione numerica della consultazione, quanto per il segnale politico. Alle regionali 2024, infatti, la provincia di Teramo era stata il territorio più contendibile dell’Abruzzo: Marco Marsilio aveva prevalso su Luciano D’Amico per un margine minimo, 50,35% contro 49,65%, mentre le liste di centrodestra avevano ottenuto il 50,68% contro il 49,32% del campo centrosinistra-M5S. Nonostante ciò, nella distribuzione dei seggi provinciali regionali il centrodestra si era fermato a 3 eletti, contro i 4 del fronte avversario.
Il voto amministrativo di questi giorni, quindi, non ribalta da solo gli equilibri provinciali, ma consente al centrodestra di presentarsi alla fase successiva con un messaggio semplice: nei Comuni al voto, quando la sfida è locale e amministrativa, la coalizione torna competitiva e può vincere anche dove il centrosinistra aveva costruito posizioni significative.
La prossima partita vera, però, è già iniziata. Da un lato ci sono le amministrative del 2027, con Comuni pesanti come Martinsicuro e Tortoreto, destinati a incidere sugli equilibri della costa teramana e della Val Vibrata. Dall’altro c’è il rinnovo della presidenza della Provincia di Teramo, dove il voto non sarà popolare ma ponderato, affidato a sindaci e consiglieri comunali.
È proprio qui che la partita rischia di diventare delicatissima. L’attuale presidente Camillo D’Angelo è in carica dal 28 gennaio 2023. Nel centrodestra circola già il nome di Paolo Tancredi, ex senatore e nuovo sindaco di Castelli, come possibile figura di sintesi per la prossima sfida provinciale. Dall’altra parte, nell’area di centrosinistra, resta forte il profilo di Vincenzo D’Ercole, sindaco di Castiglione Messer Raimondo, possibile riferimento di continuità o ricomposizione del campo largo.
Sullo sfondo rimane poi il dossier più delicato: il Comune di Teramo. La consiliatura guidata da Gianguido D’Alberto ha scadenza naturale nel 2028, ma le tensioni interne alla maggioranza vengono osservate con attenzione crescente da tutti gli schieramenti. Se il quadro dovesse deteriorarsi, una crisi anticipata nel capoluogo avrebbe effetti a cascata su tutta la provincia, soprattutto in vista del voto ponderato e della costruzione delle alleanze per il 2027.
La partita teramana guarda già oltre. Per il Comune di Teramo, il nome che più si muove in queste settimane è quello del consigliere regionale Paolo Gatti di Fratelli d’Italia, profilo forte per radicamento, preferenze e storia politica cittadina. Ma proprio la forza del nome rischia di diventare anche il suo limite: non è affatto scontato che tutto il centrodestra sia disposto a convergere senza condizioni. Il rischio, per la coalizione, è quello di ripetere lo schema visto a Chieti: più candidati nell’area di centrodestra, primo turno dispersivo e centrosinistra messo nelle condizioni di giocare la partita da posizione di vantaggio.
Le amministrative appena concluse non consegnano ancora un vincitore definitivo per gli equilibri abruzzesi. Ma indicano una cosa: la fase del pareggio tecnico, soprattutto nel Teramano, non è finita. Anzi, è appena entrata nel suo momento più politico.



