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Pescara

Assessori indagati a Pescara: “Nessun caso politico, no caccia alle streghe”

Pescara. “E’ lampante che non c’è alcuna crisi politica in atto in Comune e se la Procura della Repubblica sta indagando bisognerebbe avere l’onestà intellettuale (e politica) di tacere e attendere, senza assumere un atteggiamento giustizialista usando, come sempre, toni sensazionalistici e scandalistici”.

Così capogruppo di Forza Italia al consiglio comunale di Pescara, Roberto Renzetti, ribatte al gruppo Pettinari che ieri, con tanto di striscione in aula, ha chiesto le dimissioni dell’assessore al Sociale Pignoli e di quello all’Urbanistica Croce, e, più in generale, di chi è indagato.

“L’assessore Massimiliano Pignoli”, afferma Renzetti, “da sempre impegnato in Comune in una delicatissima attività di ascolto sociale rivolta alla porzione più fragile della popolazione, ha deciso di dimettersi perché è indagato. Lo ha fatto andando decisamente oltre gli obblighi legati al suo incarico, dimostrando in questa fase particolare un grande senso di responsabilità nei confronti della maggioranza e dell’Amministrazione che rappresenta, anche per evitare di coinvolgere il Comune nella vicenda che lo riguarda. In ogni caso ha voluto tutelare se stesso e la sua famiglia in un momento particolarmente delicato della sua vita, per ciò che riguarda le sue condizioni di salute”.

In riferimento alla richiesta di dimissioni dell’assessore Claudio Croce e del consigliere ed ex assessore al Bilancio Eugenio Seccia, “le cui vicende giudiziarie, emerse nelle ultime ore, sono legate all’attività professionale svolta da entrambi e nulla hanno a che vedere con l’attività amministrativa dei due”, prosegue Renzetti, “non esiste alcun tipo di ombra sull’incarico che Croce e Seccia ricoprono a Palazzo di città”.

“Ancora una volta i consiglieri del gruppo Pettinari conquistano il podio di una inutile caccia alle streghe, il cui unico scopo è di alzare polveroni e polemiche agitando la Costituzione a proprio uso e consumo dimenticando però l’articolo 27, per il quale l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, conclude il capogruppo forzista.

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