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L'Aquila

Orsa Amarena: è ripreso da zero il processo per l’uccisione dell’animale

Avezzano. E’ ricominciato da zero il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, avvenuta il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila.

Il precedente procedimento era stato bloccato per vizi procedurali.

Stamane nel Tribunale di Avezzano si è svolto l’esame delle parti civili costituite, aumentate rispetto al primo processo fino a raggiungere circa 50 soggetti tra enti e associazioni.
Tuttavia, non si è più costituito parte civile in questa nuova fase proprio il Comune di San Benedetto dei Marsi, paese di residenza dell’imputato, Andrea Leombruni; l’uomo, che sparò con il suo fucile contro l’orsa che si stava spostando con i cuccioli, è accusato di uccisione di animale con l’aggravante della crudeltà.
L’orsa fu trovata agonizzante dalle guardie del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e morì poco dopo davanti all’abitazione di Leombruni. Dei due cuccioli subito dopo si persero le tracce; furono poi avvistati e monitorati a distanza dal Parco.
“Continua la battaglia contro le aggressioni alla natura, ma ora diventa ancora più importante andare avanti perché le violenze aumentano – commenta Bruno Petriccione, presidente dell’associazione Appennino Ecosistema, parte civile nel processo -. Lo dimostra la recente strage di lupi in Abruzzo e in Toscana, ma abbiamo le istituzioni dalla nostra parte”.
La nuova udienza è fissata per il 20 maggio.

La posizione del WWF. Le associazioni hanno dovuto nuovamente depositare la costituzione di parte civile, per un totale di oltre cinquanta soggetti coinvolti. Il difensore dell’imputato ha richiesto un termine per esaminare gli atti e il giudice ha quindi disposto il rinvio al 20 maggio.
In quella data verranno sollevate eventuali eccezioni sulle costituzioni e solo successivamente si potrà avviare il processo.
Il procedimento aveva già subito due arresti a dicembre 2024 e a gennaio 2026, sempre a causa di problemi di natura burocratico-procedurale che avevano impedito di entrare nel merito.
Il procedimento riveste particolare importanza e il WWF Italia si è costituito tra le parti civili. Al centro della vicenda vi è l’uccisione di Amarena, esemplare femmina di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie endemica dell’Appennino centrale e classificata come in pericolo critico di estinzione. L’episodio risale all’agosto 2023 ed è avvenuto a San Benedetto dei Marsi (AQ).
L’orsa è stata uccisa mentre era insieme ai suoi due cuccioli: un evento che non rappresenta soltanto la perdita di un singolo animale, ma che rischia di compromettere ulteriormente la sopravvivenza di una popolazione già estremamente fragile.
I reati contro la fauna selvatica continuino a essere segnati da carenze nella tutela effettiva e nella certezza della pena, alimentando una diffusa percezione di impunità, persino nei casi più gravi e simbolici.
Amarena, infatti, non era solo un esemplare protetto, ma un vero e proprio simbolo della possibile convivenza tra esseri umani e fauna selvatica, conosciuta e seguita anche al di fuori del territorio abruzzese. Il rischio, in assenza di una risposta giudiziaria rapida ed efficace, è quello di veicolare un messaggio estremamente negativo: che persino l’uccisione illegale di un orso bruno marsicano, per di più avvenuta davanti ai suoi cuccioli, possa restare senza conseguenze.
Ci si augura che ciò non accada, soprattutto in un contesto già delicato, segnato anche dalle indagini in corso sull’avvelenamento dei lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
Il WWF ha già annunciato la propria presenza alla prossima udienza del 20 maggio, rappresentato dall’avvocato Michele Pezone, per ribadire la necessità di sanzioni certe e adeguate nei confronti di chi si rende responsabile di reati contro la natura.

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