Lupi avvelati in Abruzzo: gesto barbaro
Si tende ad accusare pastori, allevatori o cacciatori, ma senza alcuna prova

Abruzzo. Il probabilissimo avvelenamento, prima a Pescasseroli e poi ad Alfedena, di dieci lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è un atto barbaro che nuoce non solo al lupo ma anche ad altre specie, in particolare all’orso bruno marsicano.
Purtroppo da sempre in Abruzzo il bracconaggio è ben presente, nonostante la vox populi animalista e ambientalista spacci falsamente questa regione come un esempio lodevole da imitare, per esempio confrontandola con il Trentino in cui in realtà questo fenomeno è ridottissimo.
Colpisce in questo caso il numero di esemplari uccisi nell’arco di pochi giorni e le relative accuse al mondo dei pastori, allevatori o cacciatori. Tra l’altro questi ultimi non si capisce cosa centrerebbero, visto che la caccia è severamente vietata nel Parco e pure nelle aree di rispetto come Alfedena. E stupisce che il Parco, finché la notizia non è diventata di dominio pubblico, non abbia subito divulgato che i primi cinque lupi siano stati trovati morti addirittura il 6-7 aprile ad appena un chilometro dalla sede del Parco stesso, a Pescasseroli. Curiosamente l’ha reso pubblico solo dieci giorni dopo, a seguito della relativa, autonoma pubblicazione da parte della stampa.
Non esiste al momento alcuna prova di responsabilità contro pastori, allevatori o cacciatori. Non si capisce quindi quanto dichiarato ai media da Piero Genovesi, responsabile della fauna selvatica dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ISPRA: “Questa deriva è il frutto di alcune posizioni legate al mondo estremo degli allevatori, gente che andrebbe isolata e che spinge per queste forme di interventi illegali e inaccettabili”. Come si permette un dirigente pubblico del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di fare simili affermazioni? Dov’è il condizionale? Il risultato è che quanto detto da Genovesi è stato tempestivamente rilanciato dal mondo animalista e ambientalista al fine di tentare di annullare il giusto declassamento del lupo in atto, addirittura asserendo costoro a tal proposito che “non devono essere esaminate istanze di alcun tipo da chiunque esse provengano”, con buona pace della democrazia.
Ma sono molte le persone che ipotizzano che questo caso di avvelenamento potrebbe invece essere responsabilità di frange animaliste, creando clamore per bloccare l’iter sul lupo. Queste persone sono le stesse che notoriamente stanno liberando illegalmente i castori in varie parti d’Italia ed Europa, che hanno tagliato con un flessibile le sbarre del recinto Casteller di Trento per fare fuggire l’orso problematico M49, che liberano illegalmente centinaia di visoni dagli allevamenti provocandone la morte o danni alle specie selvatiche autoctone, che vandalizzano o distruggono i beni di coloro che non la pensano come loro tipo i pastori e che addirittura hanno sottratto con la violenza i cani ai senzatetto, loro unici amici. “Forme di interventi illegali e inaccettabili”, come detto da Genovesi, il quale però non ha accennato al fatto che altri potrebbero essere i responsabili. Manca il condizionale… Quanti casi riporta la storia umana di espedienti propagandistici per manipolare l’opinione pubblica, addirittura da parte di stati?
Insomma, alcuni di costoro almeno come ipotesi potrebbero arrivare a uccidere gli stessi animali (come l’animalista torinese che nel 2025 uccise il suo cane a martellate) pur di raggiungere il proprio scopo e infatti circolano questi sospetti: alla fine di novembre 2022 il Parlamento Europeo approvò una risoluzione per il declassamento del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”, ma poco dopo ecco un grande clamore mediadico per il ritrovamento di 9 lupi avvelenati tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Regionale del Sirente-Velino. Addirittura il Rewilding Apennines propose di vietare qualsiasi attività produttiva a lungo termine nelle zone in cui c’erano stati gli avvelenamenti, quindi ancora una volta ai danni della pastorizia. Oggi, quando il declassamento in Italia è quasi concretamente avvenuto, ecco ancora l’avvelenamento ma di ben dieci lupi nel Parco e zona di rispetto, con immediato clamore mediatico e tempestive richieste di annullamento, sempre del declassamento. I casi di bracconaggio sono sporadici e limitati in Abruzzo, ma stranamente non in prossimità di decisioni di questo impatto sociale. Ci si domanderà: “Cui prodest”, a chi reca vantaggio? Attorno alla protezione del lupo – da anni non più a rischio di estinzione ma spacciato come tale – ruota un enorme business economico, dal 1971 a oggi circa 70 milioni di euro pubblici (ossia pari a oltre 135 miliardi di lire) sono stati ottenuti da ricercatori, spesso i soliti noti, oltre che da associazioni varie,. Perdere tali ingenti fonti di guadagno a molti non va.
Da notare che il 2026 è stato proclamato dall’ONU “Anno internazionale dei pascoli e dei pastori”, ma in Italia sono già migliaia gli allevatori che hanno cessato l’attività anche a causa delle continue predazioni dei lupi nonostante le cautele e protezioni attuate. Addirittura – ed è un dato scientifico – la più alta densità di lupi al mondo, 14,7 esemplari per 100 km², è stata riscontrata in un’area tra la provincia di Verona e quella di Vicenza, ossia quasi 15 lupi in un territorio di 10 km di lato x 10 km. Mentre la seconda più alta, 10 lupi, è nell’Appennino parmense e piacentino.
L’Italia è lo stato europeo con il maggiore numero di lupi e con il maggiore numero di attacchi con feriti e cure ospedaliere, con tentativi di predazione anche di bambini di 5 anni rimasti feriti ma salvati per miracolo addirittura sulla spiaggia di giorno e con conferme con Dna. ISPRA stessa ha dichiarato ufficialmente che in Italia dal 2017 al 2024 (poi ce ne sono stati altri) si sono verificati 20 attacchi accertati con feriti, di cui la quasi totalità in Abruzzo, che diventa quindi la regione europea con il maggiore numero di attacchi non provocati di lupo all’uomo. I lupi vengono definiti elusivi ma invece non hanno più paura dell’uomo, predando anche gatti e persino cani al guinzaglio di giorno dentro i centri urbani. Dal 1971 a oggi il loro numero è aumentato almeno di 45-60 volte in Italia e di 20 volte in Europa, ed erano mediamente 3.500 secondo il primo, unico ma incompleto monitoraggio ISPRA del 2021. All’estero, come in Germania e Svizzera, il monitoraggio avviene invece ogni anno. Il prof. Marco Apollonio, dell’Università di Sassari ed esperto sul campo di lupi, ha dichiarato che, dopo cinque anni, ormai sono almeno “oltre 6.000 esemplari” e che sia necessaria una zonizzazione nazionale con aree dove il lupo non deve essere toccato, aree in cui può essere gestito date certe circostanze, e aree dove non deve esserci, come le città e aree urbanizzate.
In Abruzzo sono stimati oltre 300 esemplari, ossia lo stesso numero della Svizzera, che però è grande quasi quattro volte più dell’Abruzzo. Il presidente della Regione Marco Marsilio commentando gli avvelenamenti ha dichiarato di essere pronto alla costituzione di parte civile. Tuttavia né lui né i suoi predecessori, nonostante i danni economici alle aziende e famiglie degli allevatori e l’esasperazione della gente, hanno mai richiesto a ISPRA l’autorizzazione – prevista da decenni dall’art. 16 della Direttiva Habitat – di abbattere i lupi nei casi previsti, come da anni fanno altri stati europei aventi la stessa Direttiva e che abbattono centinaia di lupi ogni anno (su almeno 30.000 esemplari in Europa). Da notare che ISPRA aveva stabilito la possibilità di abbattere in Abruzzo 5-9 lupi nel 2025 e altrettanti nel 2026 (fino a 160 in tutta Italia l’anno), ma ne sono stati abbattuti solo due in tutta Italia, in Trentino-Alto Adige. Circola il dato di 3-400 lupi trovati morti in Italia ogni anno, per cause anche naturali (in minima parte a causa del bracconaggio), ma ogni anno ne nascono almeno il triplo, di cui buona parte sopravvive, con un aumento esponenziale ogni dodici mesi.
Giusto condannare atti illegali come questi, ma anche giustificare i tanti casi in cui intere famiglie e aziende sono fallite a causa dei lupi per via degli approcci ideologici animalisti e soprattutto della malagestione se non indifferenza di enti, politici e politicanti, e pure dei media soprattutto nazionali, inadeguati o indifferenti, se non collusi. Purtroppo, ormai superata la soglia della sopportazione, capita che la gente compia atti illegali. Ricordiamo che l’estinzione o la quasi estinzione un tempo del lupo non avvenne a causa del fucile, ma del veleno. Si abusa spesso artatamente del termine convivenza (col lupo), che è cosa ben diversa dalla coesistenza. Nessuno ne vuole lo sterminio, ma la gestione sì e con l’abbattimento, essendo ormai troppi e ovunque.
Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali



