Programmava strage a scuola e attentati: 17enne di Pescara arrestato per terrorismo

Pescara. Un 17enne di Pescara, domiciliato nella provincia di Perugia, è stato arrestato poiché gravemente indiziato dei delitti di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
L’arresto del giovane pescarese rientra in una maxi operazione scattata nelle prime ore della mattina in Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, in collaborazione con i Comandi Provinciali competenti per territorio.
Secondo gli investigatori, coordinati dalla Procura Minorile di L’Aquila, il giovane mirava a compiere una strage scolastica ispirata a quella che nel 1999 si consumò negli Stati Uniti, alla Columbine High School, dove due giovani entrarono armati a scuola e uccisero tredici studenti e un insegnante, prima di suicidarsi.
Al 17enne sono stati contestati anche il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco.
L’indagine denominata «Imperium» è stata avviata a ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, ed è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di quel capoluogo, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.
Tra il materiale sequestrato già in quei mesi, documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, vademecum sul sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.
Nello specifico – si legge in una nota del Ros – appaiono assumere un profilo di rilevante pericolosità le informazioni detenute in ordine al reperimento di armi, alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del TATP (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la «madre di Satana». Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato «Werwolf Division», incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della «razza ariana», nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya il 22 novembre 2011, elevati a «santi» per incentivare l’emulazione.
Nell’ambito dell’operazione sono state anche effettuate 7 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di altrettanti minorenni nelle provincie di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli stessi sono indagati in quanto ritenuti autori di condotte inquadrabili con la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa.
Tutti i minori appaiono inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.
Valditara, l’arresto del 17enne conferma che bisogna lavorare sull’uso dei social
Il caso del 17enne pescarese arrestato con l’accusa, tra l’altro, di detenzione di materiale con finalità di terrorismo “è la conferma che noi dobbiamo considerare il tema dei social con grande attenzione, probabilmente anche lavorando con le grandi compagnie, con i vari gestori di queste reti per trovare insieme delle soluzioni, perché non c’è soltanto il divieto per i minori”.
Così il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha commentato l’arresto del ragazzo che, secondo i carabinieri del Ros stava progettando una strage a scuola. “Anche questo” ragazzo “era collegato con i social e utilizzava informazioni, almeno così ho letto dalle prime notizie, per procurarsi armi, esplosivi e quant’altro – ha aggiunto a margine di un convegno sulla scuola e sulle prospettive educative -. È una grande sfida, purtroppo è il tema del momento ed è un tema molto drammatico”. Sul limite all’utilizzo dei social “ritengo che il disegno di legge che stanno discutendo in Parlamento sia molto equilibrato e cioè il divieto sino a 14 anni – ha aggiunto -. È quello che più o meno si sta facendo anche in altri Paesi, in Australia è stato fissato a 16, però in linea di massima è fissato ai 14 anni. C’è da risolvere anche il problema della privacy, che è un problema serio, oggettivo, che però a mio avviso può essere superato”. “È un tema, questo, che dobbiamo affrontare con grande urgenza e con grande senso di responsabilità”, ha concluso.







