
Roseto. Questa mattina, 25 marzo, il TAR Abruzzo ha disposto il rinvio ad aprile della discussione sul ricorso presentato dal WWF e dalle Guide del Borsacchio in merito alla SCIA per la realizzazione di un agricampeggio nell’area della Riserva che è stata ridotta dal Consiglio regionale.
Il rinvio è stato determinato dal fatto che i ricorrenti, rappresentati dall’avvocato Francesco Paolo Febbo, hanno presentato motivi aggiunti in relazione a due note emesse dal Comune di Roseto degli Abruzzi successivamente alla notifica del ricorso. Con tali note, di fatto, il Comune continua a mantenere una condotta dilatoria, richiedendo ulteriore documentazione e non assumendo decisioni in merito alla SCIA, oggetto del ricorso delle associazioni.
Si ricorda che il ricorso conteneva anche la richiesta di rimessione, in via incidentale, della questione di legittimità costituzionale della legge con la quale la Regione Abruzzo ha ridimensionato la Riserva naturale regionale del Borsacchio, portandola dagli originari 1.148 a 24,7 ettari, senza alcuna giustificazione e senza rispettare le procedure previste dalla normativa nazionale e regionale per la modifica del perimetro delle aree naturali protette.
Con i motivi aggiunti presentati nei giorni scorsi, le associazioni chiedono che venga resa pubblica la nota del 30 gennaio scorso, con cui l’Ufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri il proprio parere in merito alla legge regionale abruzzese n. 35/2025. Con tale legge, la maggioranza in Consiglio regionale aveva confermato il taglio della riserva da 1.148 a poco più di 24 ettari, definendolo semplicemente “provvisorio”.
In definitiva, la vicenda della Riserva del Borsacchio continua a essere caratterizzata da nuovi sviluppi, mentre la confusione sugli aspetti legislativi resta elevata.
Non sarebbe stato più semplice, dopo oltre vent’anni, procedere con l’approvazione del Piano di Assetto Naturalistico, definire la programmazione dell’area e garantire finalmente una corretta gestione dell’area protetta?



