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Teramo

A Pineto il ricordo della tragedia di Mutignano di 82 anni fa

Nel 1944 morirono cinque bambini e quattro adulti a causa di una bomba

Pineto. Una commozione palpabile ha caratterizzato la cerimonia di commemorazione organizzata in occasione dell’82esimo anniversario della tragedia di Mutignano che è stata celebrata questa mattina, 24 marzo 2026.

Nel 1944 cinque bambini e quattro adulti morirono proprio il 24 marzo, a causa di una bomba, nella piazza antistante la Chiesa di San Silvestro, dove in tanti si erano recati per la messa. A ucciderli un errore della contraerea degli Alleati.

La mattinata è stata arricchita dalla deposizione di un omaggio floreale nei pressi del murale che ricorda l’episodio, alla presenza di famigliari, istituzioni, rappresentanti delle associazioni e tanti cittadini. Prima dell’intervento del sindaco Alberto Dell’Orletta è stato letto un passaggio tratto dal libro “Ricordi di una famiglia d’Abruzzo” di Francesca Romanelli contenente una testimonianza molto toccante dell’accaduto.

Dopo la benedizione della lapide ci sono stati 9 rintocchi delle campane, una per ogni vittima: Elisa Brioli di 40 anni, Antonietta De Gabrielis di 50 anni, Giannina Di Felice di 8 anni, Guerrina Di Felice di 10 anni, Sante Di Giorgio di 9 anni, Anna Frastornini di 10 anni, Romina Reggi di 34 anni, Vincenzo Romanelli di 34 anni e Irmo Torrieri di 8 anni.

Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, la dottoressa Simona Leogrande, Viceprefetto Aggiunto, la vicesindaca Massimina Erasmi, gli assessori Santino Ferretti e Giuseppe Cantoro; rappresentanti della Polizia Locale; della Polizia Stradale; dell’Arma dei Carabinieri; il parroco don Geronimo Mirabilii; i ragazzi delle classi 1B, 1C e 1E della scuola secondaria “Giovanni XXIII” di Pineto con le loro insegnanti grazie alla dirigente scolastica Sabrina Del Gaone; dell’ANPI – sezione di Pineto; dell’Associazione Marinai di Pineto; dell’Associazione Alpini di Pineto; dell’Associazione Carabinieri, della Commissione Pari Opportunità di Pineto; della Pro Loco di Mutignano e numerose altre altre associazioni e realtà del territorio.

“Oggi non siamo qui soltanto per ricordare una data – ha detto nel suo discorso il primo cittadino pinetese – siamo qui per fermarci. Per ascoltare il silenzio della memoria. Per sentire ancora, dentro di noi, il dolore che attraversò questa comunità il 24 marzo 1944. Era una mattina di primavera. Una mattina come tante. La piazza era luogo di incontro, di fede, di vita quotidiana.

Poi, all’improvviso, la guerra. Una bomba cadde tra la gente, spezzando sogni, famiglie, speranze. Da quel momento nulla fu più come prima. In quella tragedia Mutignano perse nove suoi figli. C’era un futuro per loro che la guerra ha spezzato. Il nostro primo pensiero oggi va ai loro familiari. Custodi di una memoria dolorosa, ma preziosa. A voi va la vicinanza sincera dell’Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza. Ricordare significa assumersi una responsabilità. La responsabilità di non dimenticare, di trasmettere alle nuove generazioni il valore della pace. Per questo è particolarmente significativa oggi la presenza dei giovani. La loro partecipazione ci ricorda che la memoria non appartiene solo al passato, ma è un seme che dobbiamo coltivare ogni giorno perché diventi consapevolezza, rispetto, impegno civile. Il mondo che ci circonda è ancora segnato da guerre, da violenze, da divisioni. Ancora oggi bambini, donne, uomini innocenti perdono la vita sotto le bombe. Ancora oggi intere comunità conoscono la paura e la distruzione. Per questo Mutignano non parla solo al suo passato, ma al futuro dell’Europa e del mondo. Un’Europa nata dalle macerie della guerra, dalla volontà dei popoli di costruire pace attraverso la diplomazia, il dialogo, la cooperazione. Difendere questi valori è il compito più alto che abbiamo. La pace non è mai scontata. Va costruita ogni giorno. La memoria delle vittime del 1944 ci chiede di scegliere sempre la strada dell’incontro, della solidarietà, della giustizia e della pace. Come ci ha insegnato Piero Calamandrei: «La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare»”.

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