La realtà vince sulla narrazione: dal libro Undici alla nascita del comitato spontaneo per il NO
Le riflessioni del post referendum

Atri. In una nota i rappresentati del Comitato per il No al referendum ad Atri, analizzano l’esito del voto e tutto il percorso che era stato pianificato nel corso delle settimane.
In un tempo in cui troppo spesso la narrazione tenta di sostituirsi alla realtà, c’è un dato che oggi non
può essere ignorato: è la realtà che ha vinto. Ha vinto la partecipazione autentica, ha vinto la libertà di
scelta, ha vinto una comunità che, nonostante tutto, ha deciso di esserci.
La presentazione del libro Undici – Racconto di un’elezione sospesa è stata non solo un contributo di analisi e
ricostruzione su un episodio che ha segnato profondamente la città di Atri, con l’obiettivo di riportare
l’attenzione sui fatti e sul loro impatto reale, sottraendoli a narrazioni distorte e restituendoli alla loro
dimensione di verità condivisa. È stata, soprattutto, l’occasione iniziale di una riflessione pubblica, lucida
e documentata, che ha rimesso al centro i temi dell’etica pubblica, della trasparenza e del rispetto della
volontà degli elettori.
Da quel momento è nato un percorso.
Un percorso che, su nostra iniziativa, ha portato alla costituzione di un comitato spontaneo di cittadini
per il NO, libero, aperto e indipendente, fondato sulla convinzione che la partecipazione non possa essere
condizionata né compressa da logiche di appartenenza o da tentativi di delegittimazione.
In questo contesto si inserisce anche l’organizzazione di un incontro pubblico di alto profilo, che ha visto
la partecipazione di giudici, costituzionalisti e rappresentanti del comitato per il NO, offrendo alla
comunità strumenti di conoscenza e di approfondimento necessari per una scelta consapevole.
Il risultato del referendum rappresenta oggi un passaggio chiaro: non la vittoria di una parte, ma
l’affermazione di una comunità che ha saputo informarsi, partecipare e decidere liberamente.
Rivendichiamo con chiarezza il ruolo avuto in questo percorso.
Non per attribuirci meriti esclusivi, ma per affermare un principio: quando la partecipazione è libera,
quando le persone sono messe nelle condizioni di comprendere, quando il confronto è aperto e fondato
sui contenuti, la democrazia funziona.
Questo risultato assume un valore ancora più significativo se letto alla luce del clima che ha preceduto
questo percorso. Un clima in cui non sono mancati tentativi di delegittimazione, pressioni e forme più o
meno esplicite di esclusione. Un clima in cui, talvolta, si è cercato di sostituire il confronto con
l’etichettatura, la partecipazione con la selezione, la libertà con logiche che ricordano, più che un dibattito
democratico, vere e proprie liste di proscrizione.
Eppure, nonostante tutto, la risposta è arrivata.
Una risposta fatta di presenza, di responsabilità, di libertà.
Oggi non celebriamo soltanto un risultato. Celebriamo un metodo. Quello della condivisione, della
trasparenza, della responsabilità collettiva. Quello di una comunità che sceglie di non farsi rappresentare
da narrazioni precostituite, ma di costruire, insieme, la propria verità.
Un ringraziamento particolare va all’avvocato Manola Di Pasquale per l’impegno profuso nel corso della
campagna referendaria, per il contributo offerto con competenza, determinazione e senso delle
istituzioni.
Perché quando la realtà è più forte della narrazione, quando la libertà supera la paura e quando una
comunità si riconosce e si organizza, non si tratta più di un episodio isolato, ma dell’inizio di un percorso.
Gabriella Liberatore-cittadina
Gianluigi Antonelli-Coordinatore Sinistra Italiana-Atri
Paola Romualdi- membro del direttivo circolo PD Atri
Livio Nespoli- membro del direttivo circolo PD Atri



