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Pescara

Nuova Pescara: “Illegittimo il nuovo referendum contro la fusione dei comuni”

Spoltore. “L’iniziativa referendaria del Comune di Spoltore“, per rivedere il processo di fusione con i Comuni di Pescara e Montesilvano, “risulta illegittima per diverse ragioni”.

A dirlo è Marco Di Marzio, presidente del Comitato Spoltore per la Nuova Pescara, che afferma: “Il procedimento di fusione tra comuni è disciplinato dall’articolo 133, comma 2, della Costituzione, il quale prevede che la Regione possa, con propria legge, istituire nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni, sentite le popolazioni interessate”.

Analizzando la natura del procedimento di fusione, Di Marzio sostiene che “la fusione di comuni è un procedimento complesso che si conclude con l’adozione di una legge regionale. L’istituzione di un nuovo comune rientra nella valutazione discrezionale, anche di natura politica, della Regione. Il referendum previsto dall’articolo 133 della Costituzione è una fase interna e prodromica di questo procedimento legislativo e ha carattere meramente consultivo e non vincolante”.

Di Marzio, poi, rimarca la “intangibilità della Legge Regionale da parte del Comune:  un comune, in quanto ente subordinato alla legge, non ha il potere di indire un referendum per “rimettere in discussione” o abrogare una legge regionale. La Corte Costituzionale ha chiarito in modo inequivocabile che, una volta entrata in vigore la legge regionale di variazione territoriale, gli atti del procedimento referendario che l’hanno preceduta non possono più essere annullati dal giudice amministrativo”.

“Eventuali vizi del procedimento referendario si traducono in un vizio di legittimità costituzionale della legge stessa, sindacabile unicamente dalla Corte Costituzionale”, insiste, “di conseguenza, un comune non può, attraverso un nuovo referendum, tentare di invalidare o porre nel nulla gli effetti di una legge vigente”.

Si paleserebbe, inoltre, la “mancanza di competenza e di interesse: il referendum proposto dal singolo comune verterebbe su una materia ormai sottratta alla sua competenza. La decisione sulla fusione è stata assunta dall’organo sovrano regionale. Inoltre, l’utilizzo di risorse del bilancio comunale per una consultazione priva di qualsiasi effetto giuridico e vertente su una decisione già consolidata a livello legislativo potrebbe configurare un uso improprio di fondi pubblici, in violazione dei principi di buon andamento e ragionevolezza dell’azione amministrativa”.

“La giurisprudenza ha sottolineato che la scelta di procedere alla fusione, anche in presenza del dissenso di uno dei comuni, non è di per sé illegittima se basata sulla volontà della maggioranza complessiva dei cittadini e dei comuni coinvolti, rientrando nell’alta discrezionalità politica della Regione”, conclude Di Marco, per il quale, “sebbene un comune possa indire referendum consultivi su materie di propria competenza, non può legittimamente impegnare risorse per una nuova consultazione referendaria su una fusione già sancita con legge regionale”.

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