Sanità, “Teramo la Cenerentola d’Abruzzo”
Italia Viva contesta il nuovo atto aziendale inviato dalla Asl

Italia Viva della provincia di Teramo, tramite del suo presidente provinciale Elvezio Zunica, esprime una valutazione critica sul nuovo atto aziendale della ASL di Teramo, presentato in questi giorni dopo una lunga e faticosa interlocuzione con l’Agenzia Sanitaria Regionale, che in precedenza ne aveva bocciato l’impostazione.
“Pur prendendo atto positivamente del salvataggio della UOC di Chirurgia dell’ospedale di Sant’Omero e della UOC di Chirurgia dell’ospedale di Atri, non si può non evidenziare come il nuovo atto aziendale presenti ancora gravi e inspiegabili lacune, che penalizzano l’intera comunità provinciale teramana. In particolare, desta forte preoccupazione la mancata istituzione della UOC di Malattie Infettive presso l’ospedale Mazzini di Teramo, una struttura strategica e indispensabile per un capoluogo di provincia e per un territorio che ha bisogno di risposte adeguate sui grandi temi della sanità pubblica. Una scelta incomprensibile, soprattutto alla luce delle esperienze recenti e della crescente centralità di questa disciplina”.
E ancora: “Non meno grave è la situazione dell’ospedale di Sant’Omero, dove, a fronte del recupero della UOC di Chirurgia, viene confermata la perdita della UOC di Ostetricia e Ginecologia, indebolendo ulteriormente un presidio che dovrebbe avere un ruolo chiave anche nel contrasto alla mobilità passiva verso le regioni limitrofe, in particolare le Marche. Tutto questo si inserisce in un quadro più ampio di programmazione tardiva e squilibrata. La legge di riordino della rete ospedaliera è stata approvata dal Consiglio regionale nel dicembre 2023, ma siamo oggi a febbraio 2026 e si continua ancora a discutere degli Atti aziendali: una tempistica del tutto incompatibile con un sistema sanitario moderno, che dovrebbe invece essere guidato da scelte tempestive e coerenti. Teramo, ancora una volta, paga il prezzo più alto. La provincia dispone di soli quattro ospedali per acuti, meno delle altre realtà abruzzesi, eppure continua a essere penalizzata nella distribuzione delle Unità Operative Complesse. I numeri parlano chiaro: Teramo conta appena 41 UOC, mentre L’Aquila, a parità di bacino di utenza, ne avrà ben 60. Una disparità evidente, difficilmente giustificabile e che certifica una sanità regionale a due velocità.
Italia Viva Teramo ritiene che questa situazione sia il frutto di una visione frammentata e poco equa dell’architettura sanitaria regionale, che continua a considerare la provincia di Teramo come la cenerentola d’Abruzzo, chiamata sistematicamente a sopportare il peso dei tagli e delle scelte più penalizzanti”.
Per Zunica, “Serve una svolta vera: una programmazione più razionale, meno frammentata, capace di garantire qualità delle cure, sostenibilità del sistema e pari dignità a tutti i territori. Teramo non può e non deve continuare a pagare per errori e ritardi che non le appartengono”.



