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Teramo

Sanità pubblica in declino: le colpe del governo regionale. L’intervento

Giulianova. Lo scorso anno l’Associazione “Antonio Gramsci Abruzzo” lo denunciò con forza, insieme al Comitato per la difesa dell’Ospedale Val Vibrata e della Sanità pubblica, “il disegno della destra sulla sanità abruzzese e più in particolare teramana è chiaro ed è orientato al complessivo depauperamento della sanità pubblica nella provincia di Teramo”.

Una desertificazione della Sanità pubblica perseguita con sistematica determinazione dalla destra, con l’obiettivo di favorire l’ingresso sul territorio provinciale della sanità privata, in spregio del fondamentale diritto alla salute di cui all’art. 32 della Costituzione.

Quanto emerge dalla Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi sanitari regionali curata dalla Corte dei Conti e relativa agli esercizi 2023-2024 è inquietante: L’Abruzzo è l’unica Regione, tra quelle in piano di rientro per la sanità, a “registrare nei risultati di esercizio una tendenza in senso peggiorativo”.

Non solo. A causa del disavanzo registrato nel triennio 2022-2024, i Tavoli tecnici hanno richiesto il ripristino delle aliquote fiscali regionali massime (Irpef e Irap) per coprire le perdite.

Un dato raccolto ed evidenziato nella Relazione dalla Corte dei Conti.

Quanto descritto è uno scenario di fallimento e di inettitudine dei governanti regionali e di una sanità pubblica al collasso, con liste d’attesa interminabili e una clamorosa carenza di personale. Una situazione che, unitamente ad un aumento esponenziale delle aliquote irpef e irap, sta portando un numero sempre più alto di cittadini abruzzesi a rinunciare del tutto alle cure. Basti ricordare che nel solo 2024 oltre 160.000 abruzzesi non hanno potuto curarsi.

Dentro questo quadro di desolazione e di malgoverno, si inserisce la vicenda grottesca dell’ultimo atto aziendale della ASL di Teramo, bocciato dalla Giunta regionale d’Abruzzo a metà gennaio 2026, perché includeva due Unità Operative Complesse (UOC) in eccesso rispetto al riordino ospedaliero, quelle di Chirurgia di Sant’Omero e delle Malattie Infettive di Teramo.

Quello che poteva apparire come una mera deduzione aristotelica dell’Associazione “Antonio Gramsci Abruzzo”, oggi diventa lo sconfortante quadro di una sanità regionale non più in grado di garantire il fondamentale diritto alla salute a tutti i cittadini, un dato che si è alimentato delle scelte e degli atti adottati dai decisori regionali. L’attuale governo regionale, infatti, responsabile dell’enorme debito sanitario, dei disservizi, delle liste d’attesa, della gigantesca mobilità passiva, non trova di meglio da fare che indebolire i presidi ospedalieri provinciali e quelli di confine, come quello di Sant’Omero, per metterli in condizione di sempre maggiore inefficienza.

Uno scempio che può essere fermato solo con la mobilitazione pacifica e consapevole dei cittadini, per affermare il primato dei propri irrinunciabili diritti, per ribadire la necessità e l’urgenza di una sanità pubblica, diffusa, generalista ed efficiente.

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